Spettacolo

Il sipario strappato.

Hitchcock ci porta nel 1966 in piena guerra fredda.

Roma, 14 luglio 2021.

 

La ricorrenza.

Ogni film di Hitchcock è carico di un’aspettativa imparagonabile con altri cineasti e il 14 luglio del 1966, cinquantacinque anni fa, non fa eccezione l’uscita de Il sipario strappato.

La storia.

Il fisico americano Michael Armstrong si trova a Copenaghen per un congresso internazionale e tra lo stupore generale rivela l’intenzione di voler collaborare con dei pari grado del blocco comunista.

Siamo a metà degli anni sessanta, in piena guerra fredda, con Armstrong che raggiunge Berlino Est tra l’entusiasmo dei vertici della Repubblica Democratica Tedesca.

Fa scalpore la decisione del giovane scienziato americano, dal momento che la cortina di ferro viene attraversata in senso opposto con tutti i mezzi possibili ed immaginabili.

L’incredulità più marcata è quella di Sarah, assistente nonché fidanzata di Armstrong, che, situazione non prevista, lo segue fino a Berlino.

In effetti Armstrong fa il doppio gioco e lo scopo è quello di entrare in contatto col professor Lindt, vero e proprio luminare in materia missilistica, per poter carpire il segreto di una formula importantissima.

Al di là dell’entusiasmo iniziale i vertici della Germania Orientale rimangono prudenti e mettono alle calcagna dell’americano Gromek, un rognoso agente dei servizi di sicurezza.

Armstrong, prima dell’incontro col professor Lindt, prende contatto con l’organizzazione clandestina Pi-greco con cui concorda un piano di fuga a missione compiuta.

L’incontro con gli esponenti del Pi-greco avviene fuori città, in una casa di campagna, col sospettoso Gromek che intuisce qualcosa e minaccia di denunciare Armstrong.

La situazione precipita e l’americano ingaggia con l’agente una furiosa colluttazione, aiutato da una donna abitante la casa di campagna.

Gromek cade pugnalato, con un coltello da cucina, dalla donna che per completare l’opera trascina, insieme ad un esausto Armstrong, il corpo dell’agente mettendogli la testa nel forno facendogli respirare le esalazioni di monossido di carbonio.

Dopo queste forti emozioni il fisico parte per Lipsia, insieme a Sarah sempre più smarrita, nella cui università incontrerà il professor Lindt.

L’incontro avviene nel laboratorio dello scienziato tedesco, con Armstrong che abilmente tende la trappola al supponente professore e riesce a carpire il segreto della risolutiva formula per cui lui ed altri scienziati americani si sono inutilmente impegnati.

Nel frattempo l’assenza di Gromek insospettisce i vertici governativi e quando le ricerche portano al ritrovamento del cadavere Armstrong diventa sospettato e ricercato.

Poco prima dell’incontro con Lindt c’è un toccante confronto tra Sarah e il suo fidanzato che le rivela tutta la sceneggiata messa su.

Con l’aiuto dell’organizzazione Pi-greco i due raggiungono Berlino Est ed il piano è quello di scappare nascosti nel materiale di scena di una compagnia teatrale sovietica, in tournée nella capitale tedesca.

La situazione è concitata, Armstrong e Sarah braccati con le loro foto diffuse su ogni mezzo di comunicazione.

Confusi tra la folla riescono a raggiungere il teatro, dove l’addetto al guardaroba fa loro segno che appena finito lo spettacolo lo raggiungano dietro le quinte per potersi nascondere in due ceste di costumi di scena.

Sembra che tutto fili liscio ma durante il balletto la vista acuta della prima ballerina riesce a scorgere tra le prime file il volto di Armstrong e tra il primo ed il secondo atto denuncia il tutto alla polizia.

In un attimo la sicurezza e gli alti vertici governativi piombano nel teatro con Sarah e Armstrong impietriti e rassegnati al peggio.

Qui però scatta, in piena disperazione, l’idea di Armstrong di urlare <al fuoco, al fuoco!> approfittando del finto rogo che da copione sembra ardere in scena.

Si crea una confusione gigantesca tra gli spaventati spettatori, un fuggi, fuggi, generale che consente ai due americani di scappare evitando gli agenti.

Il finale, degno del maestro Hitchcock, riserva ancora qualche sorpresa…

Curiosità.

Sir Alfred Hitchcock ha già diretto film di carattere spionistico molto prima del decennio degli anni ’60, dove il genere vive il suo picco complice la serie dell’agente 007.

Film come Sabotaggio del 1936, Notorius con la coppia Grant-Bergman del 1946, Intrigo Internazionale del 1959, solo per citarne alcuni.

Il soggetto de Il sipario strappato è un’idea che, in piena guerra fredda, Hitchcock sviluppa da un fatto realmente accaduto una quindicina d’anni prima.

Il regista in questa pellicola mette maggiormente in evidenza il ruolo femminile di Sarah, con i suoi patimenti, le sue angosce, in una storia dove è all’oscuro di tutto.

Di notevole effetto la scena dell’uccisione dell’agente Gromek, volutamente girata senza supporto musicale, dove Hitchcock mostra quanto sia difficile ammazzare un proprio simile con armi improprie senza essere dei professionisti.

La drammatica scena del balletto a teatro, con i due protagonisti tesi e preoccupati per la situazione creatasi, presenta alcuni pezzi del brano musicale Francesca da Rimini di Cajkovskij.

I Protagonisti.

Julie Andrews, nel ruolo di Sarah, sfrutta il momento di grande popolarità per i successi conseguiti in Mary Poppins, Oscar nel 1964, e Tutti insieme appassionatamente dell’anno successivo.

Il fisico Armstrong è Paul Newman, che però a differenza di altre icone americane non lega molto con Hitchcock.

Newman, fedele al metodo Stanislavskij che scava la psicologia del personaggio, specie nelle scene finali è convincente ma indubbiamente è un gradino inferiore rispetto alle emotività trasmesse in pellicole precedenti da Cary Grant e James Stewart.

Hitchcock attinge inoltre ad una serie di buoni attori tedeschi e russi, come l’arcigna prima ballerina Tamara Tumanova e Wolfgang Kieling nel ruolo di Gromek.

Il sipario strappato, un film di spionaggio comprensibile con qualche spruzzata di humor nero. Alla Hitchcock…

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