Spettacolo

Accademia Nazionale di Santa Cecilia – L’Orquesta Juvenile “Eduardo Mata”

Gustavo RiveroW Mexico !

Roma, 16 settembre – Evviva Mexico, i suoi musicisti fracassoni e roboanti, i suoi colori sgargianti, le batterie che impazzano, che scuotono le volte sonnolente del Parco della Musica.

Evviva queste orchestre di giovani piene di entusiasmo ed energia che si lanciano a capofitto sui pentagrammi di classica, come questi componenti della Orquesta Juvenil Universitaria “Eduardo Mata”, che si divertono ad estremizzare le pagine con una dinamica più che brillante.

Evviva questa finestra aperta su un repertorio spalmato di miele, canzoni popolari entrate a far parte del patrimonio universale attraverso la mediazione di cantanti come Julio Iglesias, per la melodia appassionata di “Júrame” di Maria Grever (1885-1991), educata colto di Debussy, in Italia tradotta “Pensami”, un passaporto per l’artista spagnolo subito dopo pronto a presentarsi come “un pirata e un signore”.

Qui, sul palcoscenico dell’Accademia di Santa Cecilia la propongono José Luis Ordóñez, tenore e Lluvia Ruelas, soprano, scambiandosi tenerezze verbali a pioggia ( in linea con il nome di questa bella artista dalla voce sottile e armoniosa che vanta un abito rosso fuoco e una chioma riccia lunga e fluente).

E prima, ad aprir di spettacolo, le note fascinose de “El amor brujo” e, più propriamente, della “Danza Rituale del Fuoco”, balletto scritto da Manuel de Falla e subito popolare nel mondo per merito della Argentinita, che lo fece apprezzare a Parigi nel 1928.

È il momento clou del balletto, quando vengono scacciati gli spiriti maligni e i ritmi irresistibili pulsano di una vita travolgente. I giovani messicani li rendono con tempestosi sbalzi dinamici che corrono come una scossa elettrica fra il pubblico incuriosito, mentre l’Orquesta  si sottomette docilmente agli ordine della bacchetta di Gustavo Rivero Weber, pianista e fondatore dell’orchestra stessa che dopo avere conquistato con crescente successo il Mexico, esporta la sua ritmica tutta particolare nel resto del mondo.

Prima di immergersi nelle atmosfere della musica popolare messicana, una sosta nel regno più puro della musica classica con “La Campanella” di Nicolò Paganini, ovvero il Concerto n.2 in si minore per violino e orchestra, che vanta pagine virtuosistiche dal lirismo intenso e deliziosamente fluente e abbisogna di un interprete che sappia trasvolare il pentagramma fino alle vette più alte.

Chi meglio di Massimo Quarta, dunque, e del suo Guadagnini del 1765, violino dalla voce purissima?

Nella seconda parte del programma è proposta un’antologia degli autori di musiche popolari messicane, alcuni notissimi anche in Europa e già frequentatori abituali delle sale da concerto e degli Auditori come Ricardo Castro, pianista e compositore, autore di un’opera lirica che narra della storia d’amore fra la principessa purépecha Atzimba e il capitano spagnolo Jorge de Villadiego, il cui intermezzo del secondo atto è un brano che si ascolta regolarmente.

Altri, figure fondamentali nel panorama culturale messicano come Alfonso Esparza Oteo (1894 1950),colui che diede vita alsindacato nazionale dei musicisti. “Dime que sí”, proposta nel programma, è una delle sue canzoni più note, incisa da numerosi artisti lirici, fra i quali Alfredo Kraus. Il suo nome è stato immortalato in molte vie delle principali città messicane, a lui sono stati dedicati busti e statue di bronzo, mentre la Società degli autori gli ha attribuito el “Reconocimiento Póstumo Juventino Rosas”, per aver abbattuto le frontiere linguistiche e culturali per la gloria del Messico nel mondo.

Manuel Esperón, autentico pilastro del genere musical popolare, esponente dell’epoca d’oro del Cinema Messicano, iniziò la sua attività come pianista del cinema muto, concertatore e arrangiatore per il cinema parlato, fu l’autore di oltre 5oo colonne sonore e delle musiche di “La Mujer del Puerto” di Arcady Boytler, pellicola all’ottavo posto fra le più belle del cinema del suo paese. Le sue canzoni, “Ay, Jalisco, no te rajes” e soprattutto “Yo soy mexicano”, sono dense di spiritonazionalistico.

La conga è un ritmo che negli anni trenta si evolse in un ballo da sala, e grazie a Desi Arnaz, marito di Lucille Ball, venne esportato negli Stati Uniti dove diventò subito molto popolare questa marcia ritmata che coinvolge più persone disposte in fila indiana. Ognuno avanza con la mano appoggiata sulla spalla di chi lo precede e il “trenino” così formato si snoda mentre ogni partecipante esegue una sequenza di tre passi in avanti seguiti da un calcio laterale. La “Conga del fuego nuevo” presente nel programma è composta da Arturo Márquez, nato nel 1950.

Il brano “Huapango”,dall’omonima opera sinfonica  di José Pablo Moncayo, del 1941, la più nota del compositore, è associato alla produzione culturale e  audiovisiva nazionalista del Messico, tanto che viene chiamato il secondo inno nazionale. Amalgama ritmi veracruzani, sequisirí, balajú, con quelli più tradizionali dell’huapango. Moltissimo successo e voglia di ballare legata al piede dello spettatore alla fine della serata.

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