Spettacolo

Accademia Filarmonica Romana e Teatro Olimpico – La “Bella Addormentata nel Bosco” di Fredy Franzutti

Carabosse e la bella tarantata

Roma, 08 ottobre 2018 – Sentimentale, romantica, grandiosa, festosa e … pop. La “Bella addormentata” di Fredy Franzutti  continua a mietere successo in questa riproposizione al Teatro Olimpico per la programmazione congiunta dell’Accademia Filarmonica Romana e del Teatro Olimpico con il Balletto del Sud. Il lavoro è stato creato oltre venti anni fa “cronologicamente e geograficamente” nel rispetto delle origini del coreografo leccese, e recupera quel territorio fantastico del campano Gianbattista Basile e del suo “Lu cuntu di li cunti” che raccoglie leggende e racconti locali. Il soggetto fu reso celebre  in seguito dalle tessiture del linguaggio di Perrault.

Nel Meridione, dunque, e ambientata sul finire della II Guerra Mondiale, non in quel tempo vaporoso senza Kronos tipico della fiaba,  si collegano le scelte coreutiche di questo innovativo artista con il corredo di donne vestite di nero che accompagnano la nascita della creatura, del padre in una veste più articolata e complessa, che gioca a rimpiattino con il topos paterno, ed è dapprima deluso nell’apprendere il sesso della neonata (duro a morire il mito del figlio maschio!), e quindi arreso senza condizioni all’amore per la figlioletta. Poi, in una villa nascosta nel verde dove la sua famiglia si è rifugiata, si organizza il Battesimo di Aurora con preti e chierichetti e molte donne invitate (gli uomini sono al fronte).Tuttavia le cerimonie non sono finite, subito dopo quella religiosa, ecco un’altra, più ctonia, un’iniziazione pagana, un vero incantesimo per preservare la piccola da pericoli oscuri. Ma qualcuna ha dimenticato di invitare l’orrenda strega Carabosse (truccata per un evidente omaggio a Lindsay Kemp, per il quale il personaggio era stato messo a punto e al quale il balletto viene dedicato, che nel finale si sveste delle lugubri vesti stracciate fino a recuperare una insospettabile femminilità). Quella stessa magica creatura che, non invitata al battesimo,  getta una ‘magaria’ sulla piccola: morirà a seguito di una puntura alla festa dei suoi sedici anni. Ma non sarà un ago a colpirla bensì il morso di una tarantola salentina. Mentre il veleno si diffonde nel corpo, Aurora sprofonda nel dolore e poi in un sonno profondissimo.

Ma niente paura, sul fronte opposto a quella della malefica Carabosse opera la protezione della zingara/fata dei lillà, madrina di Aurora, la quale  fa cadere in un sonno ipnotico per cinquant’anni anche l’intero palazzo. Poi un curioso principe-antropologo venuto a cercare tracce del tarantismo riesce a inverare il potere salvifico dell’amore e baciandola a spezzare l’incantesimo.

Un linguaggio nuovo quello che rivisita questo grande balletto, nato in Russia nel 1889 con il marsigliese Marius Petipa e con le musiche eleganti e raffinate di Ciaikovskij, anche se nella coreografia di Franzutti continuano ad essere in piena luce  marce, passi d’insieme, divertissement, passi a due, a tre, a quattro e d’assolo, nonché le danze di fila, come nella tradizione di questo balletto immortale.  Ma insieme e, per una volta, perfettamente tessute nella coreografia e come motivate dalle poliedricità  della musica di Ciaikovsij, ecco scatenarsi balli collettivi della seconda metà del ‘900, come l’Hully Gully, o momenti di swing. Certo, qui brilla il Balletto del Sud, una compagnia nata nel 1995 e in costante crescita nei borsini del successo, bravissima a rappresentare tutte le gradazioni dei sentimenti e delle emozioni. Merito anche dei bravissimi ballerini della Compagnia, scelti in linea con la vocazione internazionale di Franzutti, di Nuria Salado Fustè, un Aurora deliziosa, del principe antropologo Ernesto danzato da Testo Ivanov, di Carolina Sangalli, la fata dei lillà, del padre Alessandro De Ceglia, della madre, Beatrice Bartolomei, della stessa strega Carabosse, Andrea Sirianni, dal profilo comico e non solo orrorifico che diverte e la dice lunga sul rapporto con il magismo di Franzutti.

 

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