Spettacolo

Accademia di Santa Cecilia – Sladkovsky dirige Giuseppe Andaloro nel celebre concerto n.1 di Ciajkovskij

Il nostro  amatissimo   Petr   ll’ic.

Seconda tappa ne “Il favoloso mondo di Pëtr ll’ič”, un crescendo di entusiasmo nel pubblico venuto ad ascoltare al Parco della Musica, certo prima di tutto della qualità delle proposte dell’Accademia di Santa Cecilia, della cura del direttore artistico e sovrintendente Bruno Cagli che, in qualche modo, attraverso gli appuntamenti estivi più rilassanti e popolari,  attinge nuove linfe di utenti per la sua lunga stagione dei concerti. In pratica, salvo poche settimane in pieno agosto, la programmazione sinfonica e cameristica ceciliana si distende come un velo su tutto l’anno. Nella Sala Grande del Parco della Musica ( quest’anno l’utilizzo della Cavea è lasciato integralmente a Musica per Roma ),  Alexander Sladkovsky, il direttore russo sempre più apprezzato, propone il secondo appuntamento con Ciajkovskij, ancora una volta strutturato in tre momenti, un breve brano di incipit, con il Capriccio Italiano, un corpus centrale con il celeberrimo Concerto in si bemolle minore op.23 per pianoforte e orchestra e per clausola la suite dal balletto “La Bella Addormentata nel Bosco”.

Può una canzonetta ( o più d’una ) diventare occasione e motivazione per un brano musicale di grande effetto, lussureggiante nella orchestrazione, trionfante nei colori orchestrali, fastoso e giocondo, appassionato e divertente? Un suono “fisico” che sconfessa l’endemica malinconia e svela appieno una esaltazione travolgente nel genio Ciajkovsky, quando il suo estro    incontra il carnevale romano?  La risposta è sì. Dalle finestre dell’Hotel Costanzi di Roma, nelle chiare mattinate dell’inverno 1879,  il musicista si svegliava al segnale di guerra della cavalleria che gli arrivava dalla vicina caserma, poi l’immersione nei suoni che si rincorrevano per vicoli e palazzi, suoni di strada, stornelli e quella “Ciccuzza”, tarantella napoletana che aveva varcato i confini borbonici. La sua memoria ha incasellato alla rinfusa le suggestioni italiane per renderle poi in un percorso da nord a sud, ed ecco che il panorama si amplia, si completa la cartolina a più vedute, a partire da Venezia con la dolce serenata   “Bella ragazza dalle trecce bionde” ( più nota con i primi versi “babbo non vuole, mamma nemmeno, come faremo a fare l’amor”). A dicembre di quell’anno, Ciajkovskij fece ascoltare al pubblico russo  il suo brano che parlava di sole, di mare, di gente allegra, canterina e spensierata con successo travolgente. Riproposto dalla magnifica Orchestra di Santa Cecilia, sollecitata dalla bacchetta impetuosa e vibrante di Alexander Sladkovsky, l’opera acquisisce una marcia in più , diventa gioia d’ascolto.

Il Concerto n.1  op.23, insieme alla celebre “Patetica” (la Sesta Sinfonia) e al balletto “Lo Schiaccianoci” sono Ciajkovskij, identificano senza ombra di dubbio la sua essenza più leggibile, le sfumature della sua anima, la ricchezza del suo universo melodico, come anche la sua emotività a fior di pelle, la sua tensione romantica – anzi, questo lavoro ha assunto negli anni il ruolo di emblema del concerto romantico -, il suo virtuosismo strumentale. Scritto tra la fine del 1874 e gli inizi del 1875, il Concerto fu perfezionato successivamente, tanto che  ne esistono tre versioni, l’ultima del 1889. Alla fine, il brano risultò di notevole modernità per l’epoca, ricco di quegli spunti anche popolari, come  ad es. l’utilizzo di un tema de “La Canzone dei ciechi”, notissimo canto ucraino, o le memorie della canzonetta francese “Il faut s’amuser”. Il Concerto costituisce il banco di prova dei più celebrati pianisti del mondo intero; memorabili, fra le altre, le registrazioni di Horowitz e Martha Argerich. Tutti provano a riprodurre il policromismo virtuosistico, i  brillantissimi momenti ritmici e melodici, le forme rapsodiche eppure così perfettamente strutturate, gli slanci impetuosi e il colorismo orchestrale, quei ricordi di danse à la russe. Nel programma ceciliano le mani sulla tastiera del pianoforte  erano di un giovane ma ben quotato artista, Giuseppe Andaloro, già ospite di importanti festival internazionali, vincitore dei più importanti e selezionati  premi internazioni, fra cui il “Ferruccio Busoni” di Bolzano. Il suo pianismo riempie di senso l’idea della lettura meditata di un compositore come Ciajkovskij, viscerale quando occorre, virtuosistico, ma sempre elegante e raffinatissimo, e in  perfetta intesa con il direttore d’orchestra.

A conclusione del programma le belle pagine della suite da “La bella addormentata” del 1890, il primo dei tre balletti narrativi di Ciajkovskij, in seguito, nel 1892, sarebbe nato  “Schiaccianoci”  e infine “Il Lago dei cigni”,  Emozioni, fantasia libera, melodie purissime, gioco ed ironia: tutto questo è “La bella addormentata”, scritta in un linguaggio sonoro magistrale con una fitta ricchezza di strumentazione. Non abbiamo ascoltato la suite classica, tratta da Siloti,  un allievo di Ciajkovskij, alla morte del maestro, ma un insieme dei brani del balletto messo  a punto dallo stesso maestro Alexander Sladkovsky.

 

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