Spettacolo

”Odissea”, lo sceneggiato televisivo di 50 anni fa

”Odissea”,  sceneggiato televisivo Rai.

Roma, 04 maggio 2018  –  Come ormai consolidata tradizione del nostro portale, oltre a scrivere nella quotidianità sia di sport che di spettacolo, ci occupiamo di ricorrenze  “tonde” che toccano i due grandi contenitori dell’intrattenimento. Proprio in questo periodo, 50 anni fa nel ’68, la Rai trasmise l’Odissea, uno sceneggiato televisivo in otto puntate basato sull’omonimo poema di Omero.

La regia di Franco Rossi, coadiuvato da Piero Schivazappa e Mario Bava, si avvalse di una co-produzione ITA-FRA-GER realizzata a colori anche se all’epoca  vedemmo lo sceneggiato sulla RAI  in bianco e nero, dal momento che  l’introduzione del colore in Italia avvenne nel ’77.

Fu la prima fiction, un kolossal che puntò sui grandi spazi esterni, girati prevalentemente nell’allora Jugoslavia, e ottima fu la scelta degli attori tra cui Bekim Fehmiu, Ulisse, la splendida Irene Papas, Penelope, Barbara Bach, Nausicaa, successivamente moglie di Ringo Starr dei Beatles e protagonista con Roger Moore di una pellicola su James Bond, Scilla Gabel, nella parte di Elena, Juliette Mayniel, Circe.

Lo sceneggiato ebbe un grande successo anche e soprattutto per l’alto livello di spettacolarità delle riprese, che al tempo non era poi così scontato accadesse, merito anche degli effetti speciali curati dallo stesso co-regista Mario Bava e da Carlo Rambaldi che qualche anno dopo conquistò l’apice della notorietà con le creature di King Kong ed E.T. con cui vinse il relativo Oscar.

La narrazione del poema tratta il lungo viaggio che compie Ulisse, alla conclusione della guerra di Troia, per ritornare in patria. Si raccontano gli episodi dell’incendio della stessa città di Troia, l’incontro con la maga Circe, la fuga da Polifemo, fino al ritorno ad Itaca, sotto mentite spoglie, per poter sconfiggere i Proci che avevano occupato la sua reggia.

Protagonisti accanto agli uomini, gli Dei che intervengono nelle vicende umane, come Atena che proteggeva  Ulisse.

Qualche concessione alla fiction fu concessa, rispetto al poema, come l’atteggiamento di Nausicaa che s’innamora di Ulisse, non nel testo letterario, o la discesa nell’Ade da parte del Re di Itaca che nel poema avviene coi compagni mentre nella fiction scende da solo. Bisogna però dire che suggestive ed emozionanti furono le scene dell’incontro con Polifemo, interpretato dal caratterista Samson Burke che partecipò in carriera a molti film di genere mitologico di quel periodo, ed il passaggio della nave di Ulisse vicino all’isola delle Sirene con lo stratagemma di  non far sentire agli uomini dell’equipaggio il loro richiamo mettendo loro della cera per tappare le orecchie mentre Ulisse, curioso, volle provare, legato all’albero maestro, tale esperienza.

Il protagonista Bekim Fehmiu fu una scoperta all’epoca perché scelto tra attori non convenzionali, del circuito occidentale. Era assai raro trovare in ruoli primari artisti dell’est europeo che rimanevano circoscritti a produzioni locali.

Fehmiu troverà la morte nel 2010 a 74 anni, probabilmente suicida, certamente non da eroe omerico vincitore di mille pericoli e mille vicissitudini.

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