Spettacolo

Accademia di Santa Cecilia – Leonidas Kavakos e Gianandrea Noseda per i 250° anniversario della nascita di Beethoven

Verso il successo in tempo di danza

Roma, 15 febbraio 2020 – Coniuga in un unicum perfetto il programma settimanale dell’Accademia di Santa Cecilia: Gianandrea Noseda sul podio e Leonidas Kavakos pronto a far vibrare le corde del suo Stradivari “Willemotte” del 1734 nell’appassionante, celeberrimo “Concerto per violino in re maggiore”, op. 61 di Ludwig van Beethoven. Intensamente espressivo, infuso in una tersa atmosfera suscitata dal canto del violino che connota quasi completamente il primo gigantesco movimento, quasi 25 minuti con sei idee melodiche invece delle abituali due, morbidamente cantabili, e nel quale spesso la voce solistica si erge virtuosamente, il Concerto, unico nel ricco catalogo delle opere del musicista di Bonn, ebbe una genesi del tutto particolare, e dovette faticare non poco per conquistare l’apprezzamento del pubblico e della critica.
Oggi, innalzato al rango di capolavoro dell’arte beethoveniana, il Concerto è banco di prova di ogni solista che sappia indirizzare la propria sensibilità interpretativa, non solo prestandola al virtuosismo richiesto, ma scavando nella propria personalità, per offrire all’esibizione una lettura riflessiva e profonda, segno tangibile di una piena maturità espressiva. Che non mancano certamente a Kavakos, artista greco frequente nel cartellone romano (nel 2011 aveva fatto ascoltare lo stesso pezzo in una performance in cui dirigeva se stesso e l’Orchestra d Santa Cecilia) e che oggi lo ripropone nel fil rouge dedicato alla commemorazione del 250° anniversario della nascita del Maestro di Bonn con la cadenza di Wolfgang Schneiderhan, egregiamente sostenuto dalla bacchetta di Gianandrea Noseda.
Il grandioso concerto fu composto nel 1806 e tenuto a battesimo nell’ immenso Theater an der Wien di Vienna il 23 dicembre dello stesso anno. A dirigerlo lo stesso compositore e al violino il giovanissimo enfant prodige Franz Clement. Il violinista aveva calcato per la prima volta le scene ad appena sette anni ed era balzato subito all’ammirazione del milieu musicale per il grande talento e le straordinarie doti di memoria. I due artisti si erano conosciuti quando Clement aveva appena quattordici anni, e Beethoven lo aveva applaudito nel suo concerto per violino, con il quale si era imposto anche come compositore, in quel 7 aprile del 1805 nello stesso teatro viennese che avrebbe ospitato l’anno successivo il lavoro di Beethoven. La prima esibizione fu un insuccesso che amareggiò il compositore tanto che l’anno dopo trascrisse la parte solistica per pianoforte. Il destino del concerto per violino bussava però all’orizzonte e creava proseliti in musicisti come Mendelsshon, che lo riscoprì a 40 anni dall’esecuzione facendogli assaporare il meritato successo, Schumann, Brahms e Ciajkovskij, per innalzarsi poi nelle vette libere dei capolavori.

Lontana dal clima tormentato delle sorelle più celebri, la Sinfonia n.3 op. 29 di Ciaijkovskij è unica nella tonalità di re maggiore ed anche l’unica che possieda un quinto movimento, in tempo di polacca, da cui il nome con il quale è più nota la stessa Sinfonia. Con il suo allure di danza, la “Polacca” che richiama una Suite, come se ne componevano all’epoca e già in voga nel periodo barocco, fu battezzata a Mosca il 7 novembre 1875 con la direzione d’orchestra di Nikolaj Rubinstein, fondatore del Conservatorio di Mosca, La Sinfonia si apre, nel primo movimento “Introduzione e Allegro” con una danza grottesca e parodistica sollecitata dalla dicitura vergata dallo stesso Ciaikovskij “Tempo di marcia funebre”. Il successivo “Alla tedesca” è la dicitura del tempo di valzer del II° Movimento che scivola poi nell’”Andante elegiaco”, intriso di espressività. Ed infine, ecco la Polacca del titolo dove si può ascoltare un inno tra i sacro e il militaresco. La sinfonia n.3 è stata eseguita per la prima volta dall’Orchestra di Santa Cecilia. ma a Roma si era potuta ascoltare nel 2018 diretta da Valerij Gergiev in una tappa della tournée dell’Orchestra Marijnskij.

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