Spettacolo

A proposito di Sanremo…. Domenico Modugno

Ricordo affettuoso del "Mimmo nazionale", al secolo Domenico Modugno.

Roma, 7 febbraio 2019 – Devo chiedere doverosamente scusa ai nostri affezionati lettori ma ho drammaticamente dimenticato, in chiave Festival di Sanremo, una ricorrenza storica che ha segnato una rivoluzione nel panorama canoro italiano e cioè i 60 anni dal trionfo nel 1958 di “Nel blu, dipinto di blu” di Domenico Modugno.
Nei giorni scorsi leggendo un po’ di storia del Festival ho visualizzato la vittoria del “Mimmo nazionale”, passata ahimè inosservata, ma nel ’59 Modugno replica il successo con “Piove” ed allora quale miglior occasione per riparare ed omaggiare come si conviene il poliedrico artista pugliese.
Il Festival di Sanremo, come scrive qualcuno, dal 1951 è l’arma di distrazione di massa più potente dell’italico arsenale, considerando quello che succede dentro il teatro Ariston e fuori; nei primi anni della kermesse si va avanti tra melodie melense, papaveri e papere, primi urlatori e cantautori fra cui Modugno che sbaraglia il campo con la doppia vittoria del ’58 e del ’59.
La cosa curiosa è che sia “Nel blu dipinto di blu” che “Piove” hanno sfondato e sono conosciute nel mondo per quello che rappresentano i loro refrain e cioè “Volare” e “Ciao, ciao bambina”. Modugno è artefice di una vera e propria rivoluzione, come detto, anche e soprattutto per il modo in cui interpreta le sue canzoni, con una fisicità ed una teatralità fuori dal comune.
L’occasione di ricordare i successi di Modugno mi è data anche dal ricordo di un episodio per certi versi incredibile raccontatomi da mio padre parecchi anni fa. Il mio genitore lavorava nei primi anni ’50 come barman presso il Circolo Artistico di Via Margutta a Roma, frequentato dagli attori e cantanti più in voga a quei tempi oltre a politici e varie persone dell’alta società. Una sera da un tavolo dove una decina di persone stavano cenando e conversando amabilmente una di queste, non ricordo se fosse un industriale o un politico, chiama mio padre: “Giacomo, mi scusi, potrebbe chiedere a quello che stà al piano-bar se può cantare meno, senza far troppo rumore, o addirittura se può smettere perché fa un genere che non ci piace e non è proprio il massimo”; mio padre, in imbarazzo, si reca da colui che suonava e cantava al piano-bar, edulcorando, e gli dice: “ Mimmo abbi pazienza ma c’è quel tavolo che non gradisce quello che stai proponendo, guarda un po’ se riesci a fare qualcos’altro, magari tra poco, dopo una pausa”.
Quel Mimmo era Domenico Modugno che da qualche anno stava a Roma per iniziare una carriera che inizialmente sembrava orientata verso il ruolo d’attore, vista la sua iscrizione al Centro Sperimentale di Cinematografia.
La vita a volte prende delle pieghe particolari e chissà cosa avrà pensato qualche anno dopo quel signore, che chiese a mio padre probabilmente con presupponenza e cinismo di far tacere Mimmo, vedendo l’esplosione planetaria di Modugno che, per inciso, ha venduto per i due brani citati quasi 40 milioni di dischi!
Onore quindi a “Mister Volare” nel ricordo di un aneddoto curioso e nel ringraziamento per una carriera favolosa, rivoluzionaria, nel mondo italico della canzonetta.

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