Scienza

Stagioni impazzite o effetti di trasformazioni astronomiche?

caldoRoma, 23 luglio – …bene; la città boccheggia… anche in quest’anno, 2015, stiamo “godendo” , e il fenomeno è lontano dall’estinguersi, di un’estate…”bollente”…no; attenzione!

Qui, l’unica cosa che è “bollente” è la temperatura, il clima, perché, da alcuni anni, abbiamo avuto il “piacere” di vivere un’estate sempre più ridotta nel tempo e un clima sempre più arroventato.

Che cosa significa? Mentre la gente boccheggia per l’afa e gli istituti di ricerca si affannano a fornire analisi e studi che, nelle città infuocate, lasciano il tempo che trovano, si può rispondere a questa domanda con una battuta brillante; nel nostro Paese, da alcuni decenni, si affaccia, per un periodo di tempo sempre meno breve, l’anticiclone africano che picchia duro, ma che non porta l’estate.

Senza scomodare gli studi e gli istituti prima menzionati, che non rispondono agli interrogativi della gente comune, possiamo dare a questa una spiegazione molto semplice sul fenomeno che più la interessa.

I meno giovani, vale a dire coloro che hanno toccato almeno i settanta anni, possono ricordare un servizio giornalistico trasmesso dalla Rai Corporation di New-York, da un volto mitico della Rai, Ruggero Orlando, tra agli anni 1955-60. Il giornalista diede la notizia chela Nasa aveva scoperto che, in tempi di cui al momento mancano le quantificazioni, le dimensioni della Terra nello spazio erano cambiate “un po’” dai valori fino ad allora conosciuti in quanto essa si era appiattita sensibilmente ai poli, e questo aveva causato un allargamento all’equatore, e l’inclinazione dell’asse aveva subito una ulteriore inclinazione di un milionesimo di grado.

Bene; le variazioni menzionate corrispondono a due leggi; innanzitutto Einstein, con la Relatività del tempo, e, poi, Lavoisier, con “Nella natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma”.

Le  valutazioni di queste, sulla carta geografica, appariranno certamente irrilevanti, ma se le consideriamo nella loro realtà fisica, ci rendiamo conto di come esse siano in grado di spostare un fenomeno meteorologico ad una distanza anche di migliaia di chilometri, per cui, se un determinato fenomeno, era tipico, ad esempio, della Germania, a seguito di tali trasformazioni, in un tempo quantificabile nei secoli, si trovava inspiegabilmente ad interessare regioni come il nord e il centro Italia.

La spiegazione non è formula matematica, come non lo è tutta la meteorologia, ma soddisfa lo scopo di far capire all’”impronta”, alla gente comune, quello che un intero trattato non sarebbe in grado di “trasmetterle” e che le gentili lettrici dei bollettini meteorologici alle TV non dicono perché, forse,  non ne sono a conoscenza.

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