Politica

Sotto il segno del Presidente

Lussemburgo, 21 agosto 2019 – Alla crisi ferragostana del Governo dei separati in casa, hanno fatto seguito le dimissioni perentorie, in toni sprezzanti, del Capo del Governo, Giuseppe Conte, il quale non ha esitato a recarsi al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del Presidente della Repubblica.
In esito a ciò, quest’ultimo ha ieri tempestivamente avviato le consultazioni per le necessarie verifiche politiche del caso. Il Presidente Mattarella, personaggio político e giurista di lunga esperienza nonché costituzionalista di chiara fama, sta procedendo speditamente nel suo compito di verificare, nell’ambito delle sue prerogative costituzionali, se esistano le condizioni per poter incaricare un nuovo Presidente del Consiglio che possa ricevere il necessario sostegno in Parlamento dalle forze politiche ivi rappresentate.
Le consultazioni dovrebbero presumibilmente consentire al Presidente Mattarella di trovare una rapida soluzione alla crisi.
Premesso che in Parlamento non è al momento individuabile una maggioranza favorevole al ritorno alle urne, va preso atto del fatto che, stando agli ultimi sondaggi, la coalizione Lega-FdI-Forza Italia stravincerebbe le elezioni ottenendo la maggioranza assoluta sia alla Camera dei Deputati che al Senato della Repubblica.

Al momento, tuttavia, il Movimento cinque stelle ed il Partito Democratico rappresentano, insieme, una congrua maggioranza in entrambi i rami del Parlamento. Questi due partiti sembrano perciò quindi destinati a dover dialogare, pur con tutte le differenze fra di loro esistenti, al fine di cercare di formare un Governo filo-europeista ed anti-sovranista, in grado di rassicurare i mercati finanziari e di gestire innanzitutto le urgenze di natura economica quali, ad esempio, la nuova legge finanziaria ed il problema dell’incombenza dell’aumento dell’IVA.

Meno probabile appare, al momento, l’ipotesi di un Governo istituzionale, ovvero del Presidente, che rischierebbe comunque di portare, in breve tempo, il Paese a nuove elezioni e quindi la parola al Popolo Sovrano.

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