Politica

I Professionisti del “bluff”

pinocchioRoma, 16 maggio – Salvo rarissime eccezioni, il “bleff” rappresenta una componente importante nel DNA dei politici della nostra generazione, i quali sembra non abbiano ancora capito che gli Italiani lo sanno perfettamente.
Ormai i comizi sono già statti cancellati dalla dialettica politica ed anche le oceaniche adunanze di piazza non vanno più di moda, sicché, quasi tutti i mestieranti della politica si affidano agli interventi mediatici, la cui comune conclusione è la stantia promessa di adoperarsi sempre e comunque per l’interesse generale del Paese.
Purtroppo la verità è assai diversa perché è diffuso il fondato convincimento, secondo il quale ciò che sta loro più a cuore è la difesa ad oltranza dei loro tantissimi vergognosi privilegi.
E’ fin troppo evidente che queste constatazioni riguardano i rappresentanti di tutti i partiti, sia della maggioranza che dell’opposizione, a prescindere dalle diverse ideologie dichiarate, oppure dalle diverse casacche che, di volta in volta, si scambiano per motivi di spregevole convenienza.
E’ anche vero, però, che l’arte del bleffare è antica e piuttosto diffusa e nessuno può, onestamente, chiamarsi fuori “sic et simpliciter”.
Inoltre, ho la precisa sensazione che questo concetto fa riecheggiare nella memoria dell’umana gente, la parabola del Vangelo secondo Giovanni riguardo l’adultera da lapidare, quando Gesù, rivolgendosi alla folla imbufalita disse: ”chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra”, ma nessuno si mosse.
Premesso che non abbiamo nulla contro Renzi, anzi, ci piace il suo attivismo, il suo dinamismo ed il suo decisionismo, ma qualche volta si ha la sensazione che la sua magniloquenza lo trascini a fare delle affermazioni un po’ azzardate, non si sa quanto in buona fede, ma che alimentano il sospetto che bluffi anche Lui.
Da alcuni giorni, ad esempio, non si fa altro che decantare l’assunzione di molti giovani con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ed è vero; ma stranamente, secondo i dati ufficiali dell’ISTAT,  l’indice della disoccupazione non scende.
Evidentemente ci sono delle aziende che assumono, ma altre che chiudono e licenziano, per cui questo trionfalismo non lo trovo affatto giustificato.
Altro “cavallo di battaglia” è l’abolizione delle provincie, ma se si analizzano i conti, si scopre che l’attuale costo del “mostro” in demolizione, è molto più elevato di quanto veniva speso in precedenza; ed allora credo ci sia poco da festeggiare.
Lo stesso Premiere e molti elementi di spicco del suo entourage, pontificano sulle riforme istituzionali e si scopre che il Senato è ancora in piedi; quella della giustizia è appena abbozzata, come pure quella fiscale e del pubblico impiego.
E’ invece passata la riforma elettorale ed il cosiddetto “Job Act”, un po’ poco  rispetto alle esaltazioni servite in tutte le salse.
Non ci sfuggono le difficoltà incontrate anche all’interno dello stesso PD, oltre alla frantumazione delle forze politiche che, all’occorrenza, avrebbero potuto dare un contributo, come Forza Italia, sulla falsa riga del patto del Nazareno, ma, obiettivamente, bisogna riconoscere che la situazione, in generale, non è proprio cambiata radicalmente come vorrebbero farci credere.
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