Politica

MISURE ANTI-CRISI? TAGLIARE GLI ENORMI COSTI DELLA POLITICA!

La casta dice che non ci sono soldi per aumentare stipendi e pensioni. per i privilegi, però, i soldi si trovano

 

Nelle noiose chiacchierate televisive alcuni politici dicono ciò che non pensano e altri pensano ciò che non dicono, ma tutti promettono riforme istituzionali e propinano arzigogolate ricette per

superare la crisi economica.
Un diluvio di retorica bizantina.

Nessuno tocca il tema degli scandalosi costi della Casta, che si ripercuotono nelle tasche dei contribuenti.

Nessuno parla dei privilegi che tuttora vengono concessi da leggi che dovrebbero essere abolite subito.

Mezzo milione di persone non svolge alcun lavoro al di fuori del (redditizio) mestiere della politica.

Annualmente tale mestiere comporta un costo complessivo di 4 miliardi di euro. Se andiamo a scandagliare le ragioni di un costo così abnorme ci accorgiamo che la “questione morale” è un argomento sul quale gli oligarchi nostrani blaterano da molti anni senza mai passare a fatti concreti.

Sono maestri di demagogia.
Basta evidenziare qualche dato storico.

Il finanziamento dei Partiti, bocciato con il referendum del 1993, reintrodotto con l’escamotage del “rimborso” delle spese elettorali (peraltro da non documentare) assegna, per ogni elettore, un euro ai Partiti: è sufficiente raggiungere il 2 % per avere diritto al finanziamento: 200 milioni di euro.

I Partiti presenti in Parlamento si sono ripartiti 92 milioni di euro per le spese dei Gruppi parlamentari, sempre senza obbligo di rendicontazione.

Nonostante la larghezza dei finanziamenti i Partiti sono soffocati dai debiti.

Inutilmente il Consiglio d’Europa, con una risoluzione del 2003, ha chiesto la massima trasparenza e l’istituzione di indipendenti autorità di controllo.

Ogni Regione si considera un piccolo Stato e apre la propria ambasciata a Bruxelles e a Roma. La Sicilia anche a Parigi e a Tunisi, la Lombardia dispone di 24 uffici nel mondo, fra cui l’Avana, Pechino e Shanghai. Ogni Regione moltiplica le Commissioni consiliari, che  costano circa 65 mila euro al mese: si va dalle 18 della Campania alle 20 delle province autonome di Bolzano e Trento, alle 24 del Lazio.

Il rinnovo degli Statuti ha offerto l’occasione per una corsa all’aumento del numero dei consiglieri regionali: 111 unità in più.

La spesa delle Regioni galoppa: dal 1999 è aumentata del 6 % medio annuo. Le spese per consulenze dilagano. Su un totale di 754 milioni di euro, più della metà sono per collaborazioni esterne. Si calcola che ogni Provincia comporti una spesa base di 50 milioni. E pensare che la Bicamerale ne prevedeva l’abolizione.

Gli europarlamentari italiani sono i più ricchi d’Europa: 30/35 mila euro pro capite al mese.

La Francia spende meno della metà, la Spagna un quarto, l’Ungheria quindici volte meno.

I Deputati e i Senatori percepiscono ogni mese 16.437 euro (indennità e diaria) senza contare i diversi rimborsi spese, naturalmente senza rendicontazione.

A fine mandato compete loro la liquidazione. Dopo un solo mandato lucrano un vitalizio mensile di 3.108 euro, che arriva a 9.947 dalla sesta legislatura.

Per i Consiglieri regionali i dati sono differenziati regione per regione. Comunque la retribuzione è pari (se non addirittura superiore) a quella dei parlamentari. Complessivamente si può calcolare che i 1.118 Consiglieri regionali costino oltre 150 milioni di euro l’anno.

La retribuzione dei Sindaci va da 1.291 euro per i paesi sotto i 1000 abitanti fino a 7.798 euro per le città di oltre 500.000 abitanti, con una spesa complessiva di 191.088.824 euro. I vicesindaci costano in totale 65.327.03 euro.  Sfugge ad ogni calcolo la spesa per  assessori e consiglieri.

I presidenti di Provincia percepiscono retribuzioni da 4.131 (fino a 250.000 abitanti) a 6.972 euro (per oltre un  milione di amministrati), i vicepresidenti e gli assessori costano in totale 11.119.986 euro, i presidenti delle Comunità montane 13.681.583.

Le retribuzioni mensili dei presidenti di Circoscrizione vanno dai 2.400 di Venezia ai 5.000 euro di Palermo.

Di fronte a questa valanga di spese, quasi tutte inutili, si continua a discettare sulle misure anti-crisi,  promettendo bonus e social card.

Quando la smetteranno di iugularci?


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