Politica

LUTTO PER LA MORTE DEL PRESIDENTE EMERITO DELLA REPUBBLICA FRANCESCO COSSIGA

Alle 13 e 18 del 17 agosto, all’età di 82 anni, dopo 9 giorni di lotta, il vecchio gladiatore bianco Francesco Cossiga, ha dovuto soccombere.
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Dopo 9 giorni di degenza presso l’Ospedale Gemelli di Roma, dopo un lento ma continuo apparente miglioramento dalla crisi che lo aveva portato al ricovero, nella notte aveva avuto un improvviso peggioramento tanto che, nel bollettino medico diramato a mezzogiorno, si parlava di “un quadro clinico di estrema gravità dovuto ad un repentino e drastico peggioramento delle condizioni circolatorie che ha necessitato la ripresa di tutti i supporti vitali”.
A provocare il decesso, una crisi cardiocircolatoria.
Francesco Cossiga. professore universitario di  diritto costituzionale, ha  percorso tutte le tappe della politica: ha iniziato a 30 anni, da deputato, nel 1958, è stato Ministro dell’Interno (durante il suo mandato vi fu il sequestro di Aldo Moro con l’eccidio della sua Scorta e, sui muri, il suo nome veniva scritto con la K e  le SS uncinate), Presidente del Consiglio, Presidente del Senato – incarico che lascio il 24 giugno 1985 quando,  unica volta nella storia della nostra politica,  venne eletto 8° Presidente della Repubblica al primo scrutinio con 752 voti su 977. Senatore a vita e poi, con decreto del presidente del consiglio, ha potuto fregiarsi del titolo di Presidente emerito della Repubblica Italiana.
Il più giovane Presidente della Repubblica Italiana, 57 anni, durante il suo settennato, dopo aver svolto il suo ruolo “notarile” per circa 5 anni, diventò poi il “picconatore” “levandosi i sassolini dalla scarpa” e menando fendenti a destra e manca.
Uomo di carattere, attaccato alle Istituzioni ed alla sua Sardegna.
Fra i Suoi innumerevoli meriti e titoli, a luglio 2009 anche la promozione onorifica a Brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, “appartenenza e grado” di cui era orgoglioso.
Da Presidente del Consiglio venne messo sotto accusa dal PCI, per aver confidato al cugino Enrico Berlinguer di aver informato il collega di partito Donat Cattin di indagini svolte sul conto del figlio Marco, terrorista, venendo poi prosciolto. In un’intervista del 2007, quindi con il reato già prescritto, ammise l’addebbito.
Oggi, da tutti gli schieramenti, gli viene riconosciuto essere stato un fedele servitore dello Stato e grande statista.
Ma se tutti gli riconoscono questa rettitudine morale, questa caparbietà e capacità di Uomo di Stato, perché il Suo esempio non è mai stato seguito?
Perché per riconoscere il valore delle persone, la nostra classe politica ne aspetta di celebrare i funerali?
Allora bene ha fatto Francesco Cossiga a non volere funerali di Stato, per essere accompagnato all’ultima dimora da gente che in vita lo ha accoltellato alle spalle.
Grazie Presidente e se il buon Dio a cui Lei ha sempre creduto, Le concederà di farlo, dal cielo continui a servire quella Nazione che Ella ha tanto amato, illuminando i nostri “rappresentanti del popolo” che forse non sempre rappresentano i loro elettori ma pensano solo ad occupare quella poltrona che gli assicura il potere!
 
 
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