Politica

L’Italia orfana di Don Luigi Sturzo? Forse sì, ma non troppo …

Don Sturzo
Don Sturzo
Luigi Sturzo nel 1900 fu tra i fondatori della Democrazia Cristiana Italiana (in realtà aveva rifiutato la tessera del partito, guidato allora da Romolo Murri). Durante i primi anni del Novecento, Sturzo collaborò con quotidiano cattolico Il Sole del Mezzogiorno e guidò, nel 1902, i cattolici di Caltagirone alle elezioni amministrative.

Nel 1919 fondò il Partito Popolare Italiano (del quale divenne segretario politico fino al 1923) e il 18 gennaio 1919, lancia “l’Appello ai Liberi e Forti“, carta istitutiva del Partito Popolare Italiano: “A tutti gli uomini liberi e forti, che in questa grave ora sentono alto il dovere di cooperare ai fini superiori della Patria, senza pregiudizi né preconcetti, facciamo appello perché uniti insieme propugnano nella loro interezza gli ideali di giustizia e libertà”.

Per Sturzo i cattolici dovevano impegnarsi in politica, tuttavia tra politica e Chiesa doveva esserci assoluta autonomia. La politica, essendo complessa, può e deve essere mossa dai sani princìpi cristiani. Il Cristianesimo, per Sturzo, è la principale fonte d’ispirazione, ma non l’unica.

Seguendo il pensiero sturziano, c’è da chiedersi se nel momento storico come quello attuale, i cittadini in uniforme, abituati da sempre al rispetto delle regole e alla gestione parsimoniosa della cosa pubblica, non debbano impegnarsi in prima persona in politica, anche se sono stati emarginati dalla vita pubblica e dell’agorà della politica, per essere stati rinchiusi nelle loro caserme, da un sistema corrotto, clientelare e in fase di degenerazione, fatto salvo le dovute eccezioni.

Naturalmente l’appello non è rivolto alle alte sfere, ai ‘generaloni con greche e quattro o cinque stelle’ che nell’ultima tornata elettorale sono stati candidati nel collegio, ove avevano prestato servizio, nell’ultimo periodo, in barba alle norme, perché salvati con una leggina ad personam dal governo Monti. L’appello è rivolto a coloro che, giornalmente, lungo le strade del Bel Paese, sono a contatto con la gente e tra la gente. L’appello è rivolto a coloro che le alte sfere considerano gli ultimi, quelli che non devono essere presi considerazione, perché non appartengono alla loro classe sociale. L’appello è rivolto a chi sa interpretare, in maniera sana e genuina, i bisogni della comunità e della collettività in cui prestano servizio.

Ritornando al pensiero sturziano, il prof. Gabriele De Rosa, profondo conoscitore del ‘pretuncolo di paese”, come fu etichettato dai suoi nemici Sturzo, scrisse:  “Pochi ebbero, come Sturzo, la conoscenza specifica della struttura agraria e artigianale siciliana e la sua capacità di analisi degli effetti negativi del processo di espansione del capitalismo industriale sui fragili mercati del Sud e sulla piccola e media borghesia agricola e artigiana locale, che si sfaldava sotto i colpi di una impossibile concorrenza. Tra le cause della disgregazione dei vari ceti artigianali in Sicilia, Sturzo indicava la ‘forte concorrenza delle grandi fabbriche estere o nazionali di materie prime’; la lotta ‘rovinosa’ che si facevano gli artigiani locali, la mancanza di capitali, l’indebitamento, l’impoverimento delle campagne dovuto alla crisi agraria“.

Sembrerebbe, quindi, che il pensiero sturziano possa essere ancora attuale. Sturzo ebbe la capacità di ergersi a paladino di una situazione di disagio sociale, interpretando i mali di quel periodo.

Oggi, però, Sturzo sarebbe fuori luogo. Nella società odierna abbiamo bisogno di un leader che la smetta di parlare di tasse e di come ridurle. Occorra che ‘qualcuno’ illuminato torni a parlare di politica.

La Politica, quella con P maiuscola, era fino ad oggi considerata una linea retta con un punto A e B, ma ruotando la retta entrambi i poli hanno finito per parlare la stessa lingua e stanno dicendo la stessa cosa; non c’è più differenza tra centro destra e centro sinistra. Domina imperante solo l’economia politica. L’esempio più lampante le elezioni politiche di questi giorni: si è parlato solo di finanza, tasse e di come discreditare il proprio avversario. Si è parlato poco o troppo poco di sanità, scuola, sicurezza, giustizia, sviluppo e lavoro.

Occorre rivedere la funzione sociale dei partiti. Essi non sono più “utili”, perché nel loro statuto manca l’impegno sostanziale a rendere attuale e operativo l’articolo Uno della Costituzione: il lavoro. I partiti di oggi hanno fallito la loro missione, così come hanno fallito i sindacati, troppo legati ai partiti e non più indipendenti, con i loro inutili scioperi, forse sarebbe meglio tornare ai Tribuni romani, almeno loro avevano il diritto di veto sulle leggi, a difesa delle classi sociali più deboli.

Possiamo quindi sostenere che non siamo orfani di Sturzo, ma sicuramente ci manca la sua visione della società, del regionalismo e dell’organizzazione territoriale. Sturzo fu avversario del centralismo di Giolitti, ma anche del primo impianto dell’Italia repubblicana, trovando sbagliata l’assenza del regionalismo, necessario per concedere ampia autonomia individuale.

La politica deve essere non più vista come una retta orizzontale, ma come una retta verticale da C a D. Le ideologie politiche di oggi, a giudizio strettamente personale, dovranno convergere verso la mediazione tra gli interessi globali e l’organizzazione territoriale e dovranno essere interpretati da soggetti che hanno a cuore l’etica civica e i valori fondamentali del cristianesimo.

Sono sicuro che Don Luigi Sturzo, dall’alto dei cieli, sarà benevolo con questa personale visione e concezione dell’odierna società.

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