Politica

L’inevitabile “The day after”

albergo rigopiano slavina 2017Roma, 20 gennaio  2017-  La data è di quelle destinate alla “storia”. “Il giorno dopo”; adesso si valutano i risultati e si contano i danni e, su questi, ovviamente, “tutti contro tutti”.
Innanzi tutto, “i risultati”; una tragedia!…non ha funzionato niente.
Ritardi e inadempienze enormi.
Non guardiamo i TG che mostrano quadri finalizzati a “tranquillizzare”, sempre doverosamente tra virgolette, il telespettatore. Poche vittime e i sepolti sotto la slavina, e per la vita dei quali si era disperato, che vengono gradatamente recuperati. Guardiamo i servizi di attualità che ci hanno riportato le immagini della “tragedia” in corso; la gente ha parlato chiaro; “abbandonati”.    
Da che cosa è dipeso, vale a dire, il fallimento da che cosa è stato causato? È inutile nascondersi dietro un dito; dall’inefficienza e questa ha una sua origine ed una sua causa: l’incompetenza e, da questa, arriviamo all’incapacità; punto. se una persona non è in grado, è inutile che le si affidano compiti di alta responsabilità  che si appoggiano su precise strategie per muovere uomini e mezzi. Deve andare a fare un altro mestiere!…magari a segnare gli ingressi e le uscite dei visitatori al ministero delle finanze… adesso, i danni, chi li risarcisce, ma, cosa di gran lunga più importante, chi sana le ferite delle tragedie?
Il governo, che non esiste, grida alla strumentalizzazione degli avvenimenti, ma è evidente, e tutti i suoi componenti dovrebbero saperlo, che questo fenomeno è sempre stato uno strumento della loro politica e della politica italiana e non possono lamentarsi che esso, pur nell’errore, viene “adottato” anche dalle opposizioni… per cui, oggi, si cerca di otturare le falle dell’incompetenza, con apparizioni e dichiarazioni “strategiche” e “sonnifero” finalizzate ad infondere tranquillità ma,… ovviamente, dietro le quinte,sono “tutti contro tutti” e in questo marasma, che al “grottesco”, gli fa un baffo, si anima anche il romanesco “a scarica barile”.
I vari responsabili erano tranquilli perché, per ciascuno di loro, ci avrebbe pensato l’altro… mentre il dramma si avvicinava e si portava con se la tragedia.
Oggi, a tragedia consumata, è ovvio che non si possa dare la colpa del fatto al salumiere dal quale andiamo a fare la spesa, ma bisogna attribuire la responsabilità di quanto è accaduto alle uniche persone che erano state fatte responsabili di questo problema, il responsabile della Protezione Civile, Fabrizio Curcio e Vasco Errani, “commissario alla Ricostruzione”, che dichiara, laconicamente, che le polemiche non lo interessano. 
Curcio ha dalla sua parte che il terremoto, lo abbiamo ripetuto più volte, non può essere previsto e, come se questo non bastasse, gli esperti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia sono stati unanimi nel dichiarare che questa “ondata” di scosse telluriche ha presentato caratteristiche diverse da quelle fino ad oggi scientificamente conosciute e rilevate ma ciò non esclude che, siccome, invece, il maltempo era stato previsto con giorni di anticipo, la macchina dei soccorsi doveva essere pronta, in loco, almeno per superare quella emergenza in quanto “in loco” si trattava di zona già colpita dal terremoto ad agosto… invece?!
… diverso il caso di Errani che, fregiatosi della nomina di “commissario alla ricostruzione”, tutto ha fatto, fuorché “ricostruire”. Ovviamente, e vogliamo essere anche impietosi, perché bisogna guardare la realtà, c’era ben poco da aspettarsi.
Come si mette, oggi, la situazione? Nella cronaca del disastro,viene menzionato anche, per ammorbidire la durezza delle informazioni, che ad Amatrice è già pronto il primo “stock” di casette programmate. Ovviamente, da sei mesi fa, non è un grande risultato.
I lettori de “Il Giornale” , che sentono il bisogno di comunicare alla stampa il loro disappunto sull’accaduto, non hanno digerito che per il MPS, con le casse dello stato vuote, sono stati trovati 20 mld dalla sera alla mattina e forse, “da tale provocazione”, il governo ha stanziato i primi 20 mld per gli interventi più urgenti che sono stati seguiti da altri 30 ieri da un consiglio dei ministri riunitosi in seduta straordinaria. Certo, nell’oceano di quanto è accaduto, questi sono una goccia delle necessità ma, quando tutto crolla, ognuno, “per salvare la faccia”, tenta di salvare il salvabile.
Su questo “allegro” palcoscenico, una cosa ci incuriosisce. “Il Giornale”, mercoledì 19 pubblicava la seguente notizia relativa alla tragedia dell’hotel Rigopiano : <<“Ho avvisato i soccorsi ​ma non mi hanno creduto”
L’incredibile testimonianza di Quintino Marcella, titolare di un ristorante a Silvi. È lui che ha ricevuto la prima richiesta di aiuto. Mi ha detto: è venuta una valanga l’albergo non c’è più, sparito, sepolto. Noi siamo in due, qua fuori, chiama i soccorsi, chiama tutti. Io tramite il centro la polizia riesco a mettermi in contatto con il centro di coordinamento della prefettura. La signora mi risponde in maniera “particolare”: “Guardi ho chiamato due ore fa l’albergo ed era tutto a posto”. A quel punto Quintino spiega di aver detto che il suo cuoco non scherzava, che era serio, ma “lei non ha voluto prendere sul serio la mia versione”. È l’incredibile testimonianza di Quintino Marcella, titolare di un ristorante a Silvi. È lui che ha ricevuto la prima richiesta di aiuto da uno dei sopravvissutti alla slavina che ha colpito l’hotel Rigopiano. Soltanto dopo due ore hanno preso sul serio la sua chiamata. “Dopo mi hanno creduto. Mi hanno fatto le domande. Io sentivo il mio amico via messaggi…continuava a dire aiuto e che “gli altri sono tutti morti”, ma io non so se è vero. Purtroppo la macchina dei soccorsi è partita con due ore di ritardo”>>
Vogliamo animare un “combattimento di galli”? Non di certo; ma sorprendono due cose: innanzitutto che dell’avvenimento non si sia saputo assolutamente niente se non ieri, 20 gennaio, e questo è di grave responsabilità.
Poi che una centralinista alla prefettura (non meglio identificata) non può liquidare una notizia di “allarme” di questa entità con una superficialissima informazione ricevuta “due ore prima” in cui “risultava tutto a posto”. In una situazione di emergenza come quella, due ore sono un’enormità, se non un’eternità, e servono a non far compromettere la situazione al punto in cui, poi, è arrivata. L’articolo continua con alcuni commenti  di lettori che definire  indignati è dire poco…
È tutto. Non è un “The day after” come un altro. È il “The day after” del governo di Renzi preso in consegna da Gentiloni e che, però, ha una differenza con tutte le vicende precedenti.
In questo dramma, accompagnato da alcune tragedie, non c’è più la possibilità di trasformare le chiacchiere in “parole” perché la ricostruzione, dopo agosto, segna il passo, è stata “allietata” soltanto dalla notizia della consegna delle prime casette che non soddisfano le necessità, e le persone uccise dal terremoto non resuscitano.
Inoltre, adesso, mentre, fortunatamente, si continuano a raggiungere quelle persone che si credevano disperse e vittime, inevitabilmente, le polemiche nate sull’efficienza del governo sono destinate ad aumentare ma adesso non si può dare la colpa del terremoto e della neve a Berlusconi che, in pochi mesi, aveva parzialmente ricostruito i Paesi… 
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