Politica

CARCERI AFFOLLATE E GIUSTIZIA CELERE. CHE FARE?

Polemiche a parte, molto si può modificare a costo zero.

Sono troppo “poche”, 1057 in tutto, e non garantiscono la dignità di chi vi dovrebbe essere rinchiuso, le camere di sicurezza, che in base al Disegno di Legge del Governo sull’emergenza carceri, dovrebbero ospitare chi viene arrestato in flagranza di reato sino al giudizio direttissimo senza passare dal carcere.
Lo ha sostenuto giorni addietro il Vice Capo della Polizia, Francesco Cirillo, nel corso della sua audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato. Proprio per questo, ha detto, “i detenuti stanno meglio nelle carceri”.
Delle complessive 1057 camere di sicurezza, 658 sono a disposizione dei Carabinieri, 327 della Polizia e 72 della Guardia di Finanza, ha spiegato Cirillo, ma tutte sono inadeguate ai nuovi scopi che si vorrebbero loro attribuire in quanto non ci sono servizi igienici, non c’é separazione tra uomini e donne e non sono organizzate in modo da consentire l’ora d’aria. Prevedere il braccialetto elettronico, per chi è agli arresti domiciliari, ma con strumenti più moderni rispetto a quelli disponibili che non garantiscono dalle evasioni, visto che non hanno il Gps e, dunque, se il detenuto esce di casa non è più localizzabile. Pochissimi e costosi i braccialetti elettronici attivi. Risponde fermamente e giustamente il Ministro Guardasigilli, Paola Severino: “Sono norme concordate totalmente con il Ministro dell’Interno, alla presenza dei vertici di Polizia”.
A parte queste “concioni”, che certamente impegnano oltre misura il Comparto Sicurezza della Repubblica, i cui Vertici meglio avrebbero fatto, nel tempo, per recuperare prezioso personale per l’indispensabile presidio del territorio, ad abolire Comandi e Uffici inutili e autoreferenziali, spesso a carattere amministrativo e non già operativo, certamente oltremodo costosi in termini di spesa e di impiego di unità umane, che nulla, proprio nulla, contribuiscono alla politica di sicurezza generale, vediamo che si “sbanda” dalla via maestra, che è quella di disporre di una Giustizia più rapida ed efficiente.
Non è certamente la separazione delle carriere dei Magistrati, come porre il PM agli ordini della Politica, e altre oscenità giuridiche pericolosissime per l’ordinamento democratico, quali ancora il “Processo Breve”, che comporterebbe la prescrizione provvida per i delinquenti, ovvero, in sua sostituzione, il “Processo Lungo”, congegno feroce per rallentare i tempi della Giustizia, con il potere della difesa di far citare centinaia di testi inutili, senza che il Magistrato possa opporvisi, per giungere felicemente alla tanto agognata prescrizione che si possono risolvere gli annosi problemi della Giustizia.
Senza essere raffinati giuristi, sappiamo che ci sono, invece, riforme a costo zero che produrrebbero immediatamente effetti positivi di enorme portata. Ad esempio, che la prescrizione non operi più una volta esercitata l’azione penale; poi, il pieno e incondizionato valore alle notifiche di citazioni direttamente al difensore di fiducia, per evitare espedienti e furbizie degli imputati che le inventano di tutti i colori, per rendersi irrintracciabili, sempre al fine della prescrizione; ma anche la revisione della geografia giudiziaria, con l’abolizione di Tribunali e Procure della Repubblica minimali, il che consentirebbe recupero di Magistrati e personale ausiliario in favore di Uffici più importanti.
Quanto alla Magistratura onoraria, andrebbero ampliate con legge immediata la possibilità di impiego dei Giudici Onorari di Tribunale (GOT) nel processo penale, attualmente consentito solo in caso di impedimento dei togati; per i Vice Procuratori Onorari (VPO), ancora, andrebbe prevista una stabilizzazione maggiore dell’attuale, con la previsione di concorsi ad hoc per il transito nella Magistratura Ordinaria.
Altra riforma possibile , questa si davvero epocale, sarebbe quella di eliminare, tra i tanti gradi di giudizio, l’appello, così da recuperare un gran numero di Magistrati e addetti ai lavori.
Troppo drastico? Chissà! Certo se si strilla, con linguaggio da osteria, che la Giustizia non funziona ma non si fa nulla sul versante delle procedure, poco si ottiene; siamo alle solite, sulla dicotomia tutta italica tra proclami e verità.
Ancora, si potrebbero anche depenalizzare tutte le contravvenzioni e delitti puniti con la sola multa, ovvero con pena alternativa.
Sul fronte dell’Antimafia, come ho già scritto su questa illustre testata che mi ospita, facendo espresso riferimento al Codice Antimafia, entrato in vigore ad agosto scorso, è gravo danno depotenziare la normativa sul sequestro dei beni, con riduzione dei tempi di indagine, in ossequio al “Processo Breve”; invece, sarebbe bene inserire il reato di auto-riciclaggio ( oggi il mafioso trafficante per droga che investa il suo denaro sporco non commette reato di riciclaggio ma solo di spaccio di droghe), e riscrivere quello del voto di scambio (art.416 ter CP), oggi punito soltanto per erogazione di denaro sonante, e non già- udite udite!- per concessioni speciali, appalti e altri similari favori…..
In ultimo, che si ratifichino subito, senza ingiustificabile indugio- soprattutto oggi che la gente è preoccupata da una crisi economica che coinvolge tutto e tutti, e che proprio non riesce a spiegarsi perché poco o niente si fa per colpire Mafie e faccendieri organizzati- le Convenzioni della Comunità Europea sulla corruzione, sul riciclaggio, sulla cooperazione giudiziaria con la previsione di squadre investigative comuni ma anche sulla confisca internazionale, armonizzando la debolissima (perché?) legislazione nazionale ai principi europei di drastica lotta alle Mafie.
Eppure, noi Italiani di Mafie ne dovremmo sapere qualcosa, con ben quattro Regioni condizionate da Criminalità stanziali storicamente radicate, oggi espanse, come noto, oltre i confini di origine.
Detto questo, certamente non si potrà riformare la Giustizia con il solo e unico tentativo assurdo di attaccare i Magistrati con nefandezze scellerate, che certamente non onorano la Politica, che sebbene oggi modesta oltre misura per contenuti e rappresentanti, è espressione certamente non felice di un’ Italia che, in passato anche non lontanissimo, è stata culla di sapienza, arte, somma cultura e, soprattutto, diritto!
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