Cultura

La gran guerra dei ricchi ladri contro la gente comune indifesa!

images/stories/caccia al tesoro - copertina.jpg

Roma, 25 giugno – Nunzia Penelope, nel suo recentissimo e interessante libro “CACCIA AL TESORO”(Editore Ponte Alle Grazie – giugno 2014 €.13)  racconta i retroscena del colossale furto planetario dell’evasione fiscale, un bottino senza precedenti. 

Spicciolo più spicciolo meno, stiamo parlando di circa trentamila miliardi di dollari: il doppio della ricchezza prodotta ogni anno dagli Stati Uniti o dall’Europa, venti volte quella prodotta in Italia. Questa massa di denaro, sottratta alle casse di tutti i paesi, appartiene soprattutto a quattro soggetti:le grandi multinazionali, le banche, gli evasori fiscali e il crimine. Tutti, sia pure con modalità differenti, rappresentano i clienti ideali dei paradisi fiscali:un mondo parallelo le cui dimensioni non sono mai state calcolate, ma che si ritiene contenga oltre un terzo di tutta la ricchezza privata globale. Una ricchezza esentasse che produce reddito a sua volta non tassato. E basterebbe questo per spiegare il successo crescente del sistema definito offshore: letteralmente “in mare aperto”, tecnicamente “servizi finanziari a non residenti”, in sostanza porti franchi privi di controlli. È un capitale che sfugge a qualunque controllo e a qualunque fisco, una sottrazione di risorse inarrestabile che sta mettendo in ginocchio l’economia mondiale. Una buona metà di questo tesoro è posseduta da meno di centomila soggetti: una élite globale tanto potente quanto difficilmente identificabile, in cui ai soliti noti – evasori del fisco, speculatori di ogni risma e organizzazioni criminali – si affiancano grandi multinazionali e banche d’affari, non esclusi i “campioni” della nostra industria nazionale o i promotori del capitalismo “virtuoso”. Nessun Paese infatti è vergine (pag 11): Londra è considerata la capitale mondiale dei ricchi ma anche del riciclaggio…..l’America di Barak Obama ha in casa il Delaware, uno dei più blindati paradisi del mondo. Quanto all’Europa, non c’è nemmeno bisogno di viaggiare fino alle isole Cayman: basta rivolgersi all’Irlanda, all’Olanda, al Lussemburgo, per trovare accoglienza ai capitali  in fuga dal fisco. Durante il G8 dell’Aquila, un anno dopo la tragedia della Lehman Brothers, viene dagli Stati dichiarata guerra  per la caccia ai colossali depositi di denaro che sfuggono a ogni controllo e a qualunque fisco, richiamando quanto sostenuto dall’ONU già nel 1998, che faceva riferimento all'”enorme buco nero del sistema legale e fiscale internazionale”. Undici anni dopo nulla è cambiato e quel buco nero nasconde di tutto: i soldi del crimine, ma anche i proventi dell’evasione fiscale di tutto il mondo. Tax Justice Network, una delle più importanti organizzazioni che studia e combatte tali illeciti commenta: “Possiamo riconoscere all’OCSE un certo credito nell’impegno che mette per definire i suoi standard e costringere i Paesi a firmarli……Noi comunque pensiamo che tali standard pur rappresentando un progresso modesto ma non insignificante per alcuni Paesi che in precedenza avevano rifiutato qualunque collaborazione, siano in realtà irrimediabilmente inadeguati…Grande preoccupazione rispetto alla montagna di quattrini depositati deriva dalla totale incertezza su chi ne gode la disponibilità…” Uno dei migliori veicoli per il reimpiego di denaro sporco è stata all’inizio degli anni novanta l’apertura dei paesi che costituivano l’impero sovietico. Di fronte all’arrivo di nuovi e ingentissimi 

capitali le mafie hanno comprato industrie, proprietà immobiliari, fondi di investimento, assicurazioni, perfino banche. Il tutto con conseguenze nefaste: la finanza e l’economia sono vasi comunicanti, per cui un capitale mafioso investito in Lituania prima o poi te lo ritrovi a Milano, Roma, Parigi, Londra. Un bell’aiuto ai movimenti di denaro sporco (pag.43) lo ha dato anche lo scudo fis

cale italiano del 2009-2010, che ha consentito a grandi masse di capitale di 

simulare una collocazione estera per poi usufruire della sanatoria che garantiva l’anonimato. Secondo un censimento dell’Agenzia delle Entrate, nel 2009 gli Italiani residenti in uno stato a fiscalità privilegiata erano circa 30.000, sparsi tra Montecarlo, Uruguay, Liechtenstein, Bermuda e altri atolli esentasse. Nel 2011, secondo l’Istat, gli espatriati erano già saliti a 50 mila per diventare 70 mila nel 2012. La cifra indicata (pag 106) come evasione fiscale annuale sale costantemente e ormai si aggira intorno ai 150 miliardi ogni 12 mesi. A usufruire dello scudo erano stati 206 mila soggetti, l’equivalente della popolazione

 di Trieste o Brescia. Anche il 2014 (pag 163) si è aperto con una dichiarazione di guerra contro l’evasione e l’esportazione di capitali. A pronunciarla il Governo ai suoi massimi livelli, cioè all’epoca il Premier Enrico Letta e il Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni :” Chi ha portato i capitali all’estero deve sapere che è l’ultima occasione. O si mette in regola o non avrà scampo”. In verità, la prima versione della legge antiriciclaggio era stata presentata 

dal Ministro Severino il 23 aprile 2013 ma la legislatura era ormai fuori tempo massimo: il Governo Monti faceva le valigie in attesa di tempi migliori…”Peccato che il 14 febbraio 2014 il Governo Letta sia andato a casa e a Palazzo Chigi sia arrivato Matteo Renzi (pag 166)- scrive l’autrice- ma il giovane rottamatore ha altre priorità. Sulla Legge per il rientro dei capitali cala così nuovamente una cortina di nebbia….Anche i media sembrano averla dimenticata…I temi dominanti sono la spending review, i tagli alla spesa pubblica…” Il Parlamento procede comunque nel lavoro e i rappresentanti dell’Unione Fiduciaria “rivelano ai Parlamentari sbigottiti che quella legge avrebbe avut

O”(Editore Ponte Alle Grazie – giugno 2014 €.13)  racconta i retroscena del colossale furto planetario dell’evasione fiscale, un bottino senza precedenti.o l’effetto di una bomba…….Dunque, perché non rendere tutto più semplice….? Sta di fatto che il 29 marzo 2014 il decreto sulla Volontary Disclosure (autodenuncia) viene lasciato morire….una forma pietosa di eutanasia, tanto era già chiaro che il Parlamento non lo avrebbe mai approvato. Vengono però presentati vari disegni di Legge, che prima o poi intraprenderanno il lungo e impervio cammino tipico dell’iter parlamentare italiano. Con calma, tanto che fretta c’è……”. Insomma, un’inchiesta che mette i brividi; un libro che va assolutamente letto!!

Sull’argomento ci siamo già intrattenuti su questo giornale il 3 giugno 2012 con articolo dal titolo: “Tasse, condoni e scudi nel gran tema dell’evasione fiscale“.

 

Back to top button