Cronaca

Truffano con lo specchietto un anziano poi fingono un aborto e gli estorcono 40mila euro. Scoperti, per fuggire, investono un Carabiniere ed una passante

Roma, 25 gennaio – Era  settembre dello scorso anno quando  una giovane coppia,  lui di 19 anni e lei 22enne, ambedue romani e pregiudicati, in via Portuense, nel quartiere Monteverde, simulavano un sinistro stradale con l’autovettura in transito condotta da un 76enne. La tecnica era sempre la stessa: colpire la macchina in transito  con una scarpa, provocando il rumore di un urto e  convincendo  così la vittima  a pagare per il “danno causato”.

Rimasti in contatto con l’anziano, i due truffatori gli raccontavano e lo convincevano che a causa dell’incidente, la ragazza aveva abortito quindi, con continue minacce ed intimidazioni varie, riuscivano a farsi consegnare del denaro in più riprese, fino a raggiungere la ragguardevole cifra di 40mila euro.

Il comportamento e lo stato di tensione dell’uomo che effettuava continui prelievi di denaro, non sfuggiva al figlio che riusciva a vincere la ritrosia del genitore. L’anziano, in lacrime, raccontava quanto si stava verificando in suo danno,  rivolgendosi e denunciando il tutto ai Carabinieri della Stazione Roma Monteverde Nuovo, che iniziavano subito le indagini.

Alla nuova richiesta di denaro avanzata dai due truffatori, i Carabinieri organizzavano un servizio di appostamento, congiuntamente ai militari del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Trastevere. comandata dal Ten. Col. Massimiliano Sole,

All’atto della consegna del denaro, mentre i militari si stavano avvicinando, la coppia si rendeva conto di quanto stava per avvenire e si dava  alla fuga a bordo dell’auto, investendo un Carabiniere ed una passante. Nasceva così un inseguimento finchè i militari dell’Arma riuscivano a raggiungerli e bloccarli, accompagnandoli in Caserma.

Il Carabiniere e la donna investiti dai truffatori, sono stati soccorsi e medicati presso l’ospedale “San Camillo”, riportando lesioni guaribili rispettivamente in  due e sette giorni s.c..

Il giovane e la ragazza venivano così tratti in arresto per i reati di “truffa, resistenza a Pubblico Ufficiale, lesioni e omissione di soccorso” e posti a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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