New York sotto scacco per la bufera di neve: la tempesta del decennio riporta il lockdown nella Grande Mela
Una perturbazione senza precedenti travolge il Nord-Est degli Stati Uniti, paralizzando New York con oltre 70 cm di neve e raffiche a 80 km/h. Oltre 5.000 voli cancellati, 600.000 persone senza elettricità e temperature polari: la tempesta storica del 23-24 febbraio mette in ginocchio New York e il Nord-Est degli Stati Uniti.

L’illusione di una primavera anticipata è svanita nel giro di poche ore, lasciando il posto a uno scenario apocalittico che i residenti di New York non vedevano da almeno dieci anni: una bufera di neve sommerge la Città che non dorme mai. Quella che era stata annunciata come una forte perturbazione invernale si è trasformata, tra il 23 e il 24 febbraio 2026, in una tempesta storica capace di mettere in ginocchio l’intera costa nord-orientale degli Stati Uniti, costringendo la metropoli più frenetica del mondo a un improvviso e surreale ritorno al lockdown nella Grande Mela.
Cronaca di una paralisi annunciata
La tempesta ha iniziato a colpire con violenza nelle prime ore di lunedì. I fiocchi, inizialmente leggeri, si sono trasformati rapidamente in un muro bianco alimentato da raffiche di vento gelido che hanno sfiorato gli 80 km/h. A Central Park, nel cuore di Manhattan, gli accumuli hanno superato i 40 centimetri già nel primo pomeriggio, ma è nelle aree periferiche e negli stati limitrofi che la situazione è diventata critica. A Islip, nello Stato di New York, sono caduti oltre 74 centimetri di neve, un record che non veniva eguagliato dal lontano 1963.
Il sindaco di New York, Zohran Mamdani, ha parlato chiaramente di “condizioni proibitive”, invitando la popolazione a non sottovalutare il pericolo. “New York City non ha mai sperimentato una tempesta di questa portata nell’ultimo decennio”, ha dichiarato in una conferenza stampa d’urgenza. Il messaggio inviato ai cittadini è stato perentorio: restate a casa. Un ordine che ha rievocato i fantasmi del passato recente, svuotando Times Square e trasformando le avenue solitamente intasate dal traffico in distese silenziose di neve e ghiaccio.
Trasporti nel caos: 5.000 voli cancellati
Il settore dei trasporti è stato il primo a cedere sotto il peso dell’emergenza. Gli aeroporti della regione — JFK, LaGuardia e Newark — sono stati costretti a sospendere quasi totalmente le operazioni. Secondo i dati di FlightAware, oltre 5.000 voli sono stati cancellati in tutto il Paese, con migliaia di passeggeri rimasti bloccati negli scali o impossibilitati a raggiungere le proprie destinazioni.
Anche la mobilità urbana e interstatale ha subito un arresto forzato. La governatrice Kathy Hochul ha dichiarato lo stato di emergenza per l’intero stato di New York, disponendo la chiusura di ponti strategici e tratti autostradali. Il Dipartimento dei Trasporti ha emesso un divieto di circolazione per i mezzi pesanti e ha esortato chiunque ne avesse la possibilità a lavorare esclusivamente da remoto. Persino i colossi del delivery, come DoorDash, hanno sospeso i servizi per garantire l’incolumità dei propri rider, segnando di fatto la chiusura totale di ogni attività commerciale non essenziale.
Blackout e crisi energetica
Oltre alla neve, il nemico principale è stato il vento. Le raffiche hanno abbattuto alberi e tralicci dell’alta tensione, lasciando oltre 600.000 persone senza elettricità in tutto il Nord-Est. Gli stati di Massachusetts, Connecticut, New Jersey e Rhode Island sono stati i più colpiti dai blackout. Con temperature polari che continuano a scendere, la mancanza di riscaldamento rappresenta la sfida più urgente per le squadre di soccorso, rallentate nelle operazioni di ripristino proprio dalle strade impraticabili.
La portata dell’evento è tale da aver costretto anche le istituzioni storiche alla resa. Per la prima volta in 153 anni, il Boston Globe ha annunciato l’impossibilità di stampare la versione cartacea del quotidiano: la neve era così alta da impedire ai dipendenti di raggiungere la tipografia a Taunton.
Le vittime e l’allerta che continua
Il bilancio umano, purtroppo, continua a salire. Le autorità segnalano circa 100 decessi legati all’ondata di maltempo in tutto il Paese, tra incidenti stradali, malori dovuti allo sforzo di spalare la neve e ipotermia. La governatrice Hochul ha avvertito che “il peggio deve ancora venire”, poiché una nuova perturbazione, denominata “Alberta clipper“, è attesa nelle prossime 48 ore, rischiando di abbattersi su un territorio già stremato e impossibilitato a smaltire l’enorme massa bianca accumulata.
New York si ritrova così in un “lockdown meteorologico” che mette a nudo la fragilità delle infrastrutture urbane di fronte a fenomeni climatici estremi. Mentre le scuole restano chiuse e gli spazzaneve lottano contro il tempo, la Grande Mela attende che la furia del cielo si plachi, riscoprendosi vulnerabile e immobile sotto un lenzuolo di ghiaccio che sembra non voler finire.
