La Siria è vicina, ma sta lì.

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navi usa siriaRoma, 14 aprile 2018 – Le tre potenze atomiche occidentali, USA, Francia e Regno Unito, si sono coordinate per il lancio di un centinaio di vettori per marcare la loro presenza in un teatro operativo dove si scontrano vitali interessi geopolitici.
La quarta potenza atomica in campo, la Russia, non appare particolarmente scossa dall’iniziativa dello schieramento atlantico.
La Germania non ha offerto partecipazione mentre l’Italia ha garantito l’eventuale supporto logistico pur con la clausola limitativa solita: nessun intervento di attacco diretto mosso dalle basi sul nostro territorio. Taluno eccepisce che non dovremmo concedere questo supporto. Le posizioni orientate alla pace sono sempre apprezzabili purché non si trasformino in pacifismo unilaterale. Gli altri partner dell’Alleanza Atlantica ci consentono, infatti, minori spese militari proprio in ragione della nostra posizione geografica che ci sgrava dalla necessità di dotarci di portaerei ed altri armamenti.
La difesa del paese non si inventa nel momento del bisogno; le forze che la garantiscono richiedono rispetto e … manutenzione. Ogni proposito di riduzione della spesa militare ha i suoi livelli di fattibilità, ma con limiti precisi e non valicabili.
Diceva un antico maestro orientale che trasformare un acquario in un’ottima frittura è semplice; il problema diventerebbe complesso se dalla frittura si volesse tornare a formare acquario.
Quella in atto nel Mediterraneo Orientale è solo un’operazione di polizia che, paradossalmente accresce l’ascendente di Putin sul dittatore.
Per quanto riguarda l’impiego di armi chimiche il solo sospetto stimola l’uso della forza e ne sostiene l’urgenza. È pacifico (sic!) che l’onere della prova sia invertito poiché non si tratta di rito processuale, ma di conflitto incombente. Taluno eccepisce che altre volte i sospetti relativi alle armi di distruzione di massa di sono rivelati mal riposti ed hanno giustificato guerre devastanti sul piano militare e nefaste per gli equilibri geopolitici di aree ora completamente fuori controllo.
L’osservazione è sensata, ma rivela livelli di preoccupazione eccessivi.
Nel caso in questione, la motivazione è più sfumata e l’obiettivo dichiarato sono le infrastrutture di ricerca (i laboratori) ed accantonamento (i magazzini) delle presunte armi biologiche e chimiche.
Rilevante è il fatto, ripetutamente sottolineato, che l’intelligence abbia comunicato allo Stato Maggiore russo quali siti fossero sotto attacco.
Pare che, a prescindere dall’intelligenza degli ordigni, non vi siano stati “danni collaterali” per cui possiamo ritenere, con buona approssimazione, che non assisteremo a nessuna sciagurata ipotesi di spiralizzazione.
L’azione in sé è quasi priva di senso e bene ha fatto l’Italia a non partecipare direttamente; non sarà questo “strike” notturno a modificare una situazione strategica ormai consolidata. Russia, Iran e Turchia hanno stabilizzato in gran parte la situazione, Trump aveva necessità di deviare l’attenzione del suo elettorato dai guai domestici: armi di distrazione di massa.