Racconti di sport

Odissea biancoceleste…

Vicissitudini sportive che neanche Ulisse poteva immaginare.

Roma, 13 gennaio 2020. Quando si dice Odissea s’intende qualcosa di inenarrabile, qualcosa che ci è capitato e che ci ha travolto, relativo ad episodi di vita comune magari non preventivabili; è diventato anche un modo di dire di qualsiasi situazione in cui ci siamo trovati e che c’ha infastidito e segnato più del lecito.

La fonte è dettata dal celebre poema omerico che narra le infinite vicissitudini dell’eroe greco Ulisse nel suo ritorno ad Itaca, la sua patria, dopo la conquista di Troia, avvenuto in dieci anni tormentati. Ebbene chi scrive ha vissuto la sua personalissima Odissea esattamente 35 anni fa, un’incredibile odissea biancoceleste durata quasi 48 ore.

In un simpatico film del 1959, Noi siamo due evasi, Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi nello spiegare a due belle donne i loro guai, le loro peripezie, attaccano con la battuta:<< la nostra è una triste storia…>>. Ecco la mia è una storia di un’odissea biancoceleste, una delle tante vissute al seguito della mia squadra del cuore, la Lazio.

La mattina del 13 gennaio 1985 mi reco a Fiumicino per prendere il volo per Torino-Caselle per seguire nel pomeriggio l’incontro Juventus-Lazio, ultima del girone d’andata della stagione ‘84/’85. Tenete presente che tutta l’Italia è da parecchi giorni nella morsa di un freddo intenso e di copiose precipitazioni nevose; addirittura a Roma la settimana precedente è venuta giù una nevicata pazzesca, ai livelli di quella famosa del ’56 o del marzo ’71. Alla partenza da Roma c’è molto freddo ma nessun pericolo di neve ed arrivo a Torino con lo stesso clima ma un cielo plumbeo, paro, che lascia intendere qualcosa. Verso le ore 13 la giornata s’incupisce ancor di più e comincia a scendere qualche impercettibile fiocco di neve, mentre mi reco al vecchio Comunale, pensando: <<ma ti pare che nevica ancora e magari la rinviano?>>. Le partite all’epoca d’inverno iniziavano puntualmente alle ore 14,30 e al fischio d’inizio comincia a venir giù la neve come se piovesse, senza poter sperare in un’apertura del cielo, ancora più scuro, tant’è che accendono i riflettori per consentire una miglior visibilità.

La gara viene inevitabilmente sospesa al 35’ del primo tempo sullo 0-0 e da lì inizia l’Odissea. Verso le ore 16 un mio carissimo amico, laziale come me e residente a Torino, mi accompagna, non senza difficoltà nella viabilità, all’aeroporto di Caselle in tempo comunque per il mio volo di ritorno che ho alle ore 19. Poco prima dell’imbarco ci viene comunicato che non fanno decollare nessun aereo viste le condizioni della pista piena di neve e ci viene annunciato lo spostamento a Milano-Linate, dove forse fanno partire. Mi trovo spiazzato e privo di qualsiasi mezzo per poter raggiungere lo scalo milanese e come me una decina di tifosi biancocelesti. L’angelo caritatevole si materializza nel prof. Franco Chimenti, oggi presidente della federazione golf e vice-presidente Coni, all’epoca vice-presidente della Lazio, che ci ospita nel pullman della società anch’essa nelle nostre stesse condizioni. Faccio appena in tempo a telefonare a mia moglie, rimediando faticosamente dei gettoni (i cellulari erano di là da venire), fiducioso che magari in tarda serata sarei rientrato e parto per Milano-Linate senza troppo disagio; tutto sommato sto viaggiando insieme ai giocatori della mia squadra del cuore e specialmente con uno di loro, Oliviero Garlini, intrattengo una piacevole conversazione anche al di fuori del calcio. Arriviamo a Linate verso le ore 20,30 ed anche lì non si parte. Su tutto il nord nevica senza interruzioni e la sola flebile speranza è su Milano-Malpensa dove sembra che aerei di linea internazionale li fanno alzare in volo. Rientro sul pullman della Lazio, sempre cortesemente autorizzato dal prof. Chimenti, e ci dirigiamo verso Malpensa che dista circa 70 km. da Linate e quando arriviamo anche lì non c’è niente da fare non si parte! Ormai sono quasi le ore 23 e si ritorna a Milano, perché a quel punto la Lazio decide di rimanere a soggiornare nel capoluogo lombardo sperando in condizioni migliori l’indomani. Intorno a mezzanotte e un quarto la carovana arriva in zona S.Siro per trascorrere la notte presso il prestigioso Hotel Brun, 450.000 lire a notte senza cena! Saluto caramente il prof.Chimenti ringraziandolo per l’ospitalità e prendo un taxi direzione stazione centrale raccogliendo l’informazione di un impiegato dell’hotel Brun che ha sentito dal telegiornale che l’indomani forse c’è la possibilità di poter raggiungere la Capitale via treno. Verso l’una di notte arrivo alla stazione, naturalmente stanco e digiuno, riesco a chiamare casa con mia moglie preoccupatissima perché non mi aveva più sentito e gli faccio presente la situazione.

La neve non accenna a diminuire e comunque si accende un filino di speranza perché tra tanti treni soppressi ce n’è uno che parte verso le ore 8 dell’indomani mattina, direzione Roma. Ho probabilmente dormicchiato qualche minuto sparso durante la notte e finalmente riesco a salire su un treno destinazione Roma-Termini. Piano, piano, ad una velocità che ricorda i vecchi accelerati delle tradotte degli anni ’50, inizia il ritorno attraverso un desolante panorama, dall’Emilia, alla Toscana, all’Umbria, pieno di neve che ricorda alcune sequenze della campagna russa ne Il Dottor Zivago. Yuri Zivago che cerca disperatamente Lara congelato dal freddo rispetto a me è un dilettante… L’approdo a Termini si concretizza alle 18,00! Dieci interminabili ore, ma non è finita perché come Ulisse, che non si rivela subito a Penelope e Telemaco appena sbarcato ad Itaca, io devo ancora recuperare l’automobile che ho lasciato al parcheggio dell’aeroporto di Fiumicino…

Finalmente rientro verso le ore 21 a casa, distrutto, affamato, rincuorato dall’abbraccio di quella santa donna di mia moglie che ben conosceva e sopportava la malattia terminale del marito.

Come l’eroe omerico anch’io mi lascio avvolgere dal calore della casa e mi abbandono, finalmente, ad un sonno ristoratore.

Per la cronaca la Lazio terminò la sua disgraziata stagione precipitando in serie B e, dimenticavo, mia moglie in quel fine settimana assurdo era a casa con la mia primogenita di dieci mesi ed era incinta del secondo figlio che sarebbe nato a giugno…

 

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