Smettere di fumare è possibile, specie se ci si affida al proprio medico di famiglia.
Lo sostiene il Dossier pubblicato sul n. 4/08 di Dialogo sui farmaci, dedicato proprio al ruolo dei medici di medicina generale nella lotta per la dissuefazione dal fumo di sigaretta.
Gli autori del Dossier richiamano i 5 interventi di cessazione, indicati in tutte le linee guida internazionali per aiutare i pazienti a smettere di fumare. Si tratta delle cosiddette 5 A, dalle iniziali delle parole inglesi Ask (Chiedere), Advice (Consigliare), Assess (Valutare), Assist (Assistere) ed Arrange (Pianificare).
Chiedere ai pazienti ad ogni visita se fumano, informarli sugli effetti del fumo raccomandando loro di smettere, valutare e definire le caratteristiche del soggetto: sono le prime 3 iniziative, di cui può farsi carico il medico di famiglia. Per la quarta, quella cioè della scelta e dellattuazione del percorso terapeutico, il paziente dovrebbe appoggiarsi ad un centro per il Trattamento del tabagismo, fermo restando la raccomandazione fondamentale degli esperti di intervenire con una strategia multimodale, attuata mediante il counselling del paziente, unito a interventi psicologici ed eventualmente anche a trattamenti farmacologici.
Da ultimo, dato che la dipendenza da nicotina è una patologia cronica il cui rischio di recidiva può persistere per anni, è fondamentale la fase dellArrange per giungere alla dissuefazione, prevenendo quindi le ricadute e pianificando il follow-up del paziente.
Ciò è tanto importante, specie se si considera che una ricerca dell’università tedesca di Monaco ha rilevato che metà dei pazienti cardiopatici continua a fumare anche dopo l’infarto. Quasi tutti i 9 mila interpellati hanno detto che in ospedale erano stati invitati a smettere, ma solo pochi hanno ricevuto un supporto in termini di corsi psicologici (5%) o terapia sostitutiva con nicotina ( 12%).
Intanto, mentre è boom della letteratura antifumo, lIstituto Superiore di Sanità interviene consigliando di non prendere in considerazione manuali e opuscoli che pubblicizzano la rapidità del risultato e utilizzano farmaci diversi dagli unici tre di cui è stata dimostrata l’efficacia: bupropione, vareniclina e sostituti della nicotina.
In Italia, i farmaci per aiutare a smettere di fumare sono tutti a pagamento e questo ne limita evidentemente la diffusione. Al contrario, in Paesi come la Gran Bretagna, tali prodotti sono rimborsati. Una scelta del genere anche nel nostro Paese, si tradurrebbe in un enorme investimento sulla salute, lo sostiene Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio Fumo, alcol e droga (Ossfad) dell’Istituto Superiore di Sanita’.
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