Buarqueana con Maria Pia de Vito, sold out alla Casa del Jazz
Il concerto sold out di Buarqueana di Maria Pia De Vito alla Casa del Jazz di Roma celebra un progetto originale, la reinterpretazione in napoletano dell’opera di Chico Buarque, offrendo al pubblico un’esperienza musicale profonda e poetica.

Il concerto di Buarqueana con Maria Pia De Vito, alla Casa del Jazz di Roma, ha registrato un grande afflusso di pubblico, confermando l’interesse per un progetto musicale originale che unisce jazz e reinterpretazioni in napoletano del repertorio di Chico Buarque con grande equilibrio e intensità. Il direttore artistico della Casa del Jazz, Luciano Linzi, ha presentato la serata ricordando il legame speciale che unisce Chico Buarque al nostro paese, sottolineando come l’artista abbia trascorso alcuni anni della sua infanzia nella Capitale — un’esperienza così significativa da ispirare il suo libro Bambino a Roma, in cui il racconto della città si intreccia con la memoria e il tempo vissuto.
Prima dell’inizio della performance, Maria Pia De Vito ha voluto dedicare alcune parole a Chico Buarque, sottolineando l’intimità del lavoro condiviso: «È una persona molto gentile, discreta e disponibile che per questo progetto ha lavorato con me a quattro mani per perfezionare le traduzioni, arrivando al punto di trovare soluzioni in napoletano perfette, azzeccatissime e umoristiche. È un uomo di grande ironia e di una profondità di sentimenti indescrivibile» — un ritratto umano che spiega l’essenza del dialogo artistico portato sul palco.

Maria Pia De Vito era accompagnata da una formazione collaudata: Roberto Taufic alla chitarra, Huw Warren al pianoforte e Roberto Rossi alla batteria e percussioni.
Due brani in particolare, Maninha e ’O cunto d’Angelica (Angelica), hanno ribadito la connessione diretta con l’universo buarquiano, grazie alla partecipazione di Chico Buarque nelle versioni registrate dell’album. In questi passaggi, il dialogo tra le voci rivela un equilibrio di sensibilità brasiliana, napoletana e tradizione, con un’intimità sorprendente, mostrando come l’incontro tra culture sia stato pensato e realizzato con profonda attenzione interpretativa.
L’album, dal vivo, si rivela un’esplorazione raffinata del linguaggio come strumento emotivo, dalla parola come nucleo tematico alla fusione di mondi musicali che sembrano distanti ma che condividono una profonda esigenza di racconto e memoria. La scelta di tradurre in napoletano, come nelle versioni di “Parola primma” o “Amico mio”, aggiunge spessore interpretativo, rendendo ogni frase e ogni melodia un ponte culturale che travalica confini geografici e stilistici.
La voce di Maria Pia De Vito, con il suo fraseggio controllato e la capacità di fondere poesia e musica, ha saputo valorizzare i colori emotivi dell’ensemble, restituendo allo spettatore una performance che non è solo un concerto, ma un’esperienza di ascolto e riflessione. Un incontro tra mondi, lingue e tradizioni che ha trovato nella Casa del Jazz una cornice ideale.
Foto di Fabrizio Sodani
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