Racconti di sport

Il “Rosso volante”.

Ricordo di un grande atleta italiano dei Giochi invernali, presto su Rai 1.

Roma, 19 febbraio 2026 – Stanno per chiudersi, domenica 22, i 25° Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina che hanno avuto inizio lo scorso venerdì 6.

Grande manifestazione e grande risalto per l’Italia al centro del mondo per diciassette giorni, non solo per le Olimpiadi invernali.

Tra le discipline sportive poniamo l’accento sul bob, a due o a quattro, che negli anni cinquanta e sessanta ha vissuto l’epopea del “Rosso volante”, al secolo Eugenio Monti.

Neanche a dirlo il soprannome gli fu coniato da Gianni Brera, per il colore dei suoi capelli e per il coraggio che dimostrava in gara e nella vita.

Monti, classe 1928, a 23 anni era una promessa dello sci azzurro, sull’onda lunga del grande discesista Zeno Colò, ma una rovinosa caduta in allenamento gli fece saltare i legamenti delle due ginocchia.

L’avventura con il bob inizia immediatamente, quale ripiego, “per gustare il piacere della velocità”, come ebbe a dire.

Il “Rosso volante” è stato uno dei più grandi campioni di sport invernali di tutti i tempi, a livello nazionale sullo stesso podio con Alberto Tomba e Gustavo Thoeni.

Al di là dei vari titoli italiani e di ben nove titoli mondiali Monti, dalle Olimpiadi di Cortina del 1956, a quelle di Innsbruck del 1964, a Grenoble del 1968, vince due di tutto; bronzo, argento e oro, per un totale di sei medaglie.

Il capolavoro lo compie a quarant’anni nel 1968 a Grenoble, nell’Olimpiade invernale della 10° edizione, con i due ori nel bob a due e a quattro, presentandosi al via con le maniglie telescopiche per la spinta iniziale, non ancora permesse, e con le scarpette con la suola in cuoio con punte in acciaio che permettevano una ottima aderenza nell’avvio.

Monti è stato protagonista di un gesto da gentleman nel 1964 a Innsbruck, quando smontò un bullone dell’asse anteriore del suo bob per regalarlo ad Antony Nash suo avversario nella corsa all’oro del bob a due.

Dopo la prima prova Nash, al secondo posto, ruppe un bullone del suo mezzo e non avendone uno di ricambio non avrebbe potuto gareggiare nella seconda prova.

Qualcuno della squadra italiana aveva cominciato ad esultare, ma Monti, in corsa per la medaglia d’oro, sbottò:<Mi vergognerei come un ladro se dovessi vincere in questo modo, come se l’avessi rubato io quel bullone. Credete che io corra aspettando che tutti si ritirino?>.

Nash, che aveva il bob uguale a quello del “Rosso volante”, prese il bullone dall’italiano e vinse l’oro con Monti medaglia di bronzo.

Come se niente fosse, il nostro, si ritirò nei boschi a fare il taglialegna, prima di tornare a vincere tutto a 40 anni.

L’anno successivo, nel 1965, l’Unesco attribuì ad Eugenio Monti il premio fair play intitolato a Pierre de Coubertin.

Un carattere forte ed anarchico, uno spirito libero, ossessionato dalla velocità al confine tra la vita e la morte che in età avanzata convisse con il Parkinson.

In un’intervista del 2002 gli chiesero come lo stava vivendo e se fosse una via d’accesso al Paradiso:<E’ una gran seccatura, ma inevitabile. Credo però che il Paradiso sia qui>.

Stava bluffando meditando un’uscita di scena che l’anno successivo, nel 2003, lo portò al suicidio nel suo garage con un colpo di pistola alla testa.

Nel 2004 gli venne intitolata la pista olimpica di Cortina e nel 2006, una curva della pista delle Olimpiadi di Torino recava il suo nome.

Lunedì 23 febbraio su Rai 1 andrà in programmazione un film, “Rosso volante”,sulla vita sportiva di Eugenio Monti, interpretato da Giorgio Pasotti che ha curato anche la sceneggiatura.

Un uomo che aveva deciso di andarsene da solo, in silenzio, con le Dolomiti sullo sfondo.

 

FOTO:  Eugenio Monti bob a 4 Grenoble 1968.