Bologna, 19 aprile – Si è concluso ieri il 28° Congresso Nazionale della SIAAIC (Società Italiana Allergologia, Asma ed Immunologia Clinica) nel quale, tra l’altro, si è ampiamente discusso dell’influenza del cambiamento climatico sulle allergie.
Secondo la SIAAIC, infatti: «Un cambio di mezzo grado di più della temperatura fa aumentare da 10 a 100 volte la quantità dei pollini nell’aria di conseguenza aumentano da 10 a 100 volte le persone che soffrono di allergie durante la primavera».
Vincenzo Patella, responsabile del Centro aziendale provinciale ASL Salerno per la cura delle malattie allergologiche e immunologiche gravi, ha sottolineato che «In Italia non ci sono stime precise, ma se consideriamo che circa il 20% della popolazione in Italia soffre di allergie ed una buona parte dei soggetti allergici con asma prima di un temporale aumentano il numero delle crisi asmatiche, parliamo quindi anche di più di due milioni di persone che a causa dei capricci del tempo possono improvvisamente peggiorare il loro stato di salute. Le allergie più frequenti tra quelle condizionate dai fattori climatici sono quelle respiratorie come asma, rinite ma anche congiuntivite ed dermatite atopica. I bambini sono sicuramente più esposti alle riacutizzazioni durante i cambiamenti climatici anche perché sono anche i primi a subire l’effetto dell’inquinamento atmosferico. Oggi, a fronte di dati confortanti sulla possibilità di ridurre il maggior inquinante atmosferico prodotto dall’uomo che è rappresentato dalla anidride carbonica, ovvero il principale fattore che induce l’effetto serra, uno dei pericoli in futuro più preoccupante è l’inquinamento indoor. Molte persone, soprattutto in età lavorativa, trascorrono tantissime ore in luoghi chiusi: ciò le espone ai danni ambientali dell’aria forzata, con numerosi inquinanti, in primo luogo il fumo passivo e il clima caldo-umido delle abitazioni, delle scuole e dei luoghi di lavoro (favorente la crescita degli acari e di funghi nell’aria forzata). Questo scenario sicuramente contribuirà all’aumento della incidenza e della prevalenza di patologie respiratorie croniche, come l’asma, e all’incremento della loro evoluzione verso forme persistenti, gravi ed invalidanti».
In Italia, poi, si è accertato che la causa maggiore delle allergie è rappresentata dagli acari Dermatophagoides pteronyssynus la cui riproduzione viene favorita da una temperatura minima di 22° C ed una umidità interna del 65%. Ecco perché, come spiegato dalla Siaaic, «la loro presenza raggiunge il culmine alla fine dell’estate: con un aumento costante della temperatura del pianeta ci saranno sempre di più estati più lunghe e di conseguenza maggiore quantità di acari nelle nostre case ed alla fine più persone che soffrono di allergie respiratorie e cutanee, come rinite, asma ed eczema».
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