Racconti di sport

Arrigo Sacchi, 80.

Compleanno tondo per il rivoluzionario del calcio italiano.

Roma, 1 aprile 2026. – Quando si parla del tempo meteorologico si sente spesso dire che, a seconda della stagione, c’è stato più caldo o più freddo.

Dal punto di vista del calcio mercato l’estate del 1987 è stata caldissima, con il Milan del rampante presidente Berlusconi protagonista di tre colpi di assoluto rilievo.

Il capitano della Roma, Carlo Ancelotti, insieme a due olandesi, l’asso del PSV Eindhoven Ruud Gullit ed il centravanti dell’Ajax Marco Van Basten.

Ma la vera rivoluzione è la scelta di Berlusconi di affidare i propri campioni al semisconosciuto Arrigo Sacchi, romagnolo di Fusignano della provincia ravennate, tecnico del Parma in serie B, capace però di eliminare il Milan dalla Coppa Italia con due 1-0 e predicatore del calcio a zona unito al pressing asfissiante, ben oltre la propria metà campo.

Il campionato 1987/1988 inizia a singhiozzo per i rossoneri a dicembre fuori dai sedicesimi di Coppa Uefa ed in ritardo di cinque punti dal Napoli, Campione d’Italia uscente, quando i punti assegnati per la vittoria erano due.

Le previsioni sul classico panettone, dato per assente alla tavola natalizia di Sacchi, sembrano avverarsi anche e soprattutto per la spinta di parte del consiglio d’amministrazione.

Berlusconi però non è d’accordo e tuona: <Sacchi non si tocca. E’ e rimane l’allenatore del Milan>.

A tre giornate dalla fine lo scontro diretto a Napoli vede il Milan trionfare per 3-2, con relativo sorpasso e tricolore conseguito a Como due settimane più tardi.

Nessun allenatore debuttante aveva mai vinto lo scudetto ed il vero, grande, protagonista è Arrigo Sacchi.

Fondamentale è stata la società per la sicurezza e la competenza nella scelta del tecnico romagnolo e per la decisione con cui lo ha imposto quando lo spogliatoio poteva prendere il sopravvento.

Sacchi è un “fanatico”, per stargli appresso occorre grande pazienza e spirito di sacrificio, tutte cose che possono venire meno in un gruppo di giocatori se avvertono incertezze sul destino del proprio torturatore.

Tenacia, capacità di lavoro, intuito, oltre al coraggio dell’impopolarità.

L’impressione che lasciò nella semifinale contro il Real al Santiago Bernabeu, a maggio del 1989, propedeutica per la conquista della terza Coppa dei Campioni, quando annichilì con pressing e gioco a tutto campo i “blancos” pareggiando 1-1.

La credibilità con cui si fece acquistare Frank Rijkaard, in luogo dell’effimero argentino Borghi, pupillo del presidente, decisivo nel capolavoro tattico di Vienna quando il Milan conquistò la quarta Coppa dei Campioni, seconda consecutiva, nel maggio 1990.

Il coraggio dimostrato nella sostituzione di Roberto Baggio ai mondiali di Usa 1994 con il secondo portiere Luca Marchegiani, al posto di Pagliuca espulso, per garantire alla squadra maggior sostegno fisico nella fornace newyorkese, portando a casa un successo decisivo per il cammino azzurro.

Arrigo Sacchi non è uno di quei rivoluzionari che si lasciano ammansire dal successo o allettare dal sistema.

Ha dato una svolta felice e brutale al nostro calcio e vi è rimasto fedele fino all’esaurimento nervoso.

Sacchi, che oggi taglia il traguardo delle 80 primavere, denominato “Il profeta di Fusignano”, è anche ricordato per alcune massime rilasciate negli anni.

Ne indichiamo un paio: <Il calcio è la cosa più importante tra le cose meno importanti>.

< Per diventare un buon allenatore non bisogna essere stati, per forza, dei campioni; un fantino non ha mai fatto il cavallo…>.

Poi il dogma assoluto di Arrigo Sacchi: “Occ, pazenzia e bus de cul…”.

Non c’è bisogno di traduzione…

 

FOTO:  Wikipedia