Era un pomeriggio di settembre come tanti, quando il caos del traffico romano di via Gregorio VII, è stato squarciato dal suono di un clacson disperato. Un’auto, con le quattro frecce accese, correva lungo via Gregorio VII. Alla guida un padre con il volto rigato dalle lacrime, accanto a lui un neonato in pericolo di vita. Succedeva ieri.
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«Il mio bambino non respira!» ha gridato
Nel rumore del traffico, due agenti hanno ascoltato il silenzio più terribile: quello di un bambino che non respirava. In quell’istante, due agenti del XIII Distretto Aurelio, Flavio e Matteo, hanno deciso che il tempo non poteva essere sprecato. Hanno acceso sirene e lampeggianti, aperto la strada, guidato quel convoglio nel traffico congestionato di Roma. Ogni secondo poteva essere l’ultimo.
Giunti al pronto soccorso pediatrico del Policlinico Gemelli, i medici hanno preso in carico il piccolo e liberato le vie respiratorie. Poi, un suono che sembrava un miracolo: il respiro tornato, il pianto che ha riempito la stanza come promessa di vita. A volte la vita dipende da un istante e dal coraggio di chi sceglie di mettersi nei panni degli altri, di non voltarsi dall’altra parte.
Ci sono tanti modi per salvare qualcosa o qualcuno: a volte una vita, a volte la fiducia, leggi qui la storia di Karen:
Ho perso il portafoglio, ma qualcuno me l’ha restituito, miracoli quotidiano e storie
In fondo, ciò che accomuna il gesto di Flavio e Matteo e quello di Karen è la stessa forza silenziosa: la capacità di fermarsi, di sentire l’urgenza o il bisogno dell’altro come se fosse il proprio. Che si tratti di aprire la strada a un neonato che lotta per respirare o di restituire un portafoglio smarrito, il filo è lo stesso: mettersi nei panni degli altri.
È da lì che nascono le storie che ci fanno credere ancora nell’umanità.
