La tragedia di Arpad Weisz.
Nei giorni della memoria il ricordo di uno dei più grandi rivoluzionari della storia del gioco del calcio.
Roma, 31 gennaio 2026. – Nella tragedia del secondo conflitto mondiale ottantadue anni fa, il 31 gennaio 1944, muore nel gelo di Auschwitz a quarantasette anni Arpad Weisz.
Ungherese, classe 1896, ebreo, Weisz è storicamente ricordato come uno dei più grandi innovatori del gioco del calcio.
Da giocatore è una buona ala sinistra, di scuola danubiana che all’epoca rappresenta il fior fiore del gioco del calcio escludendo gli inglesi che, in quanto inventori del gioco, non partecipano a nessuna manifestazione continentale ritenendosi troppo superiori.
Il suo approdo in Italia è all’Alessandria nel 1924, per poi passare l’anno successivo all’Ambrosiana Inter dove però nel 1926 è costretto ad interrompere la carriera per un grave infortunio al ginocchio sinistro.
Weisz non ci pensa su due volte ed intraprende la carriera di tecnico, prima come vice all’Alessandria poi come primo responsabile all’Ambrosiana Inter.
E’ nel primo campionato a girone unico, 1929/1930, che Weisz vince lo scudetto con i nerazzurri; ancora oggi è il più giovane allenatore straniero, a 34 anni, a trionfare in serie A.
Weisz introduce sistemi di allenamento sconosciuti per l’epoca, con novità di natura tattica e applicazione di schemi e propone anche la pratica dei ritiri.
A livello scientifico si avvale di una struttura medica che cura espressamente la dieta per i giocatori, ma soprattutto instaura con i suoi atleti un rapporto diretto condividendo, con loro, la fatica degli allenamenti.
E’ talmente presente nell’applicazione del suo lavoro che segue in prima persona anche il settore giovanile, in questo caso i Boys dell’Ambrosiana Inter, facendo esordire, a neanche vent’anni, un giovanotto che diviene capocannoniere del torneo vinto e che avrebbe fatto la storia del calcio italiano: Giuseppe Meazza.
Nel gennaio del 1935 approda a Bologna ed in appena un anno e mezzo trasforma una squadra in crisi nello “Squadrone che tremare il mondo fa”, con un doppio scudetto, 1935/1936-1936/1937, interrompendo lo strapotere juventino che viene da cinque titoli consecutivi.
Sempre nel 1937, con il suo Bologna, partecipa al prestigioso Torneo dell’Expo di Parigi, una sorta di Champions ante-litteram, battendo in finale per 4-1 i maestri inglesi del Chelsea.
Arpad Weisz è al culmine del successo ed è talmente integrato, con la moglie Ilona che diventa “Elena”, che ai figli da nomi italiani, Roberto e Clara, addirittura battezzandoli.
Qualcosa però sta cambiando e nonostante il suo egregio lavoro qualche critica gratuita gli giunge.
Il 5 settembre 1938 Mussolini annuncia l’introduzione delle leggi razziali, che prevedono l’allontanamento e l’espulsione degli ebrei stranieri arrivati in Italia dopo il 1919.
Weisz sembra non preoccuparsi più di tanto della situazione, concentrato com’è sul suo lavoro di allenatore, ribadendo:<Sono pagato per allenare e alleno>.
Il 16 ottobre del 1938, alla quinta di campionato, dopo aver battuto la Lazio per 2-0 Weisz viene esonerato ed inizia il suo peregrinare rifugiandosi prima a Bardonecchia, poi a Parigi e successivamente a Dordrecht in Olanda.
In questa piccola provincia, situata nell’Olanda meridionale, Weisz prosegue con dedizione la sua attività dando un’impronta di alta professionalità ad un movimento ancora a livello dilettantistico.
Il conflitto mondiale però non concede tregua e si arriva al 2 agosto 1942 quando, a seguito dell’invasione della Germania nazista in Olanda, la famiglia Weisz viene arrestata dalla Gestapo.
Il primo impatto è nel campo di transito di Westerbork, Olanda del nord, poi però la famiglia Weisz viene separata e la moglie con i due figli vengono tradotti ad Auschwitz dove trovano la morte, nell’ottobre del 1942, nelle camere a gas.
Arpad Weisz, insieme ad altri prigionieri, viene spostato in vari campi di lavoro fino ad essere riportato ad Auschwitz dove muore il 31 gennaio 1944.
La storia di Arpad Weisz per anni ed anni è stata dimenticata, forse anche per un rigurgito postumo di responsabilità da parte di qualcuno.
Si deve al giornalista Matteo Marani, oggi presidente della Lega Italiana Calcio Professionistico, la riscoperta della figura di Weisz nel libro, pubblicato nel 2007, “Dallo scudetto ad Auschwitz”.
Tutt’oggi allo stadio Renato Dall’Ara di Bologna c’è una targa commemorativa della figura di Weisz, a cui è stata anche intitolata la curva San Luca dello stesso impianto.
La scomparsa di Weisz segue cronologicamente di quattro giorni il 27 gennaio che diventa, dal 1945, Giorno della Memoria perché in quel giorno le truppe dell’Armata Rossa liberano il campo di concentramento di Auschwitz sancendo la fine dell’Olocausto.
La tragedia di Arpad Weisz, naturalmente, è la cruna dell’ago di milioni di vittime della follia del nazismo, tra conosciuti e sconosciuti.
Chiosando su alcune testimonianze riportate nell’opera di Marani, Weisz aveva la capacità di portare un gruppo di giovani calciatori da un livello 1 ad un livello 8.
