Tematiche etico-sociali

Volley, grande Italia neroazzurra 

Roma, 22 ottobre 2018 – Le donne italiane nello sport. Sono sempre più loro a reggere le sorti internazionali dello sport azzurro.
L’ultima circostanza? I campionati Mondiali di Pallavolo femminile di Yokohama che hanno visto le azzurre disputare un torneo entusiasmante con 10 vittorie; arrivare alla semifinale 16 anni dopo quella di Berlino; superare al tie break nientemeno che la dominatrice della scena mondiale ed Olimpica, la Cina; superata domenica dalla Serbia, bestia nera azzurra, ma solo al quinto set ed aggiudicarsi la medaglia d’argento.
Italia dunque protagonista nello sport mondiale grazie alle donne che in maniera crescente compensano le defaillances dei colleghi maschi in tante discipline, a cominciare dal calcio.
Proprio nel week, invece, un’altra italiana, Sofia Goccia – la discesista bergamasca oro ai Giochi olimpici invernali disputati in Corea (Pyeongchang)- si è rotta il malleolo destro in una grave caduta mentre disputava in quel di Hintertux in Austria, gli ultimi allenamenti prima dell’inizio delle gare previste per il prossimo week end. Sofia potrà tornare sulle piste solo a Gennaio per ribadire il proprio valore assieme a quello delle altre sue colleghe azzurre che nel febbraio scorso, ai Giochi Olimpici Invernali coreani, erano riuscite a mantenere alto l’onore italiano sportivo conquistando due terzi delle 10 medaglie azzurre, di cui 3 d’oro: quelle di Arianna Fontana, di Michela Brignone e di Sofia Goggia. Grazie alla vis agonistica di queste ragazze italiane, il Bel Paese riuscì ad agguantare la dodicesima posizione sul medagliere dei Giochi. Un risultato prestigioso che invertiva il trend degli ultimi tempi.
Il trend. Nel Volley, come nello sci, le donne sembra che stiano compensando la frenata di rendimento degli uomini che negli anni 90 e fino al 2005, avevano dominato la scena mondiale con allori olimpici, mondiali ed Europei. Poi la crescita si è fermata e, solo grazie alla pallavolo Rosa, l’Italia è rimasta concorrenziale, fra le prime ma senza eccellenza. L’attività di formazione ed individuazione di talenti del Club Italia ha dato nuova linfa al Volley in gonnella.
La Nazionale – a cui sta lavorando un giovane tecnico marchigiano di 42 anni, Davide Mazzanti – è stata totalmente rinnovata attingendo al Club Italia. Le ragazze hanno appreso bene ed in fretta.
In Giappone hanno saputo giocare oltre ogni più rosea aspettativa: giovani talenti fra i quali nel sestetto di base, figurano ben due giocatrici di pelle nera. Non ragazze di fresca importazione – o nazionalizzate con qualche trucco – ma atlete nate e cresciute in Italia. La schiacciatrice veneta di Cittadella Paola Egonu di 19 anni. di genitori nigeriani. La schiacciatrice palermitana Myriam Sylla di 23 anni di genitori della Costa D’Avorio, perfettamente fuse con le loro compagne bianche, le due fanciulle hanno contribuito in maniera determinante alle grandi prestazioni corali della squadra azzurra che, contro la Cina, ha saputo sublimarsi vincendo una battaglia che in partenza sembrava persa. La Egonu ha messo a segno nella semifinale di sabato la bellezza record di 45 punti, la Sylla 25. Forse troppa gioventù e più probabilmente le troppe energie consumate per battere le esperte cinesi, 24 ore dopo la durissima semifinale, hanno tolto qualcosa alla formazione azzurra. La Serbia era alla portata e le azzurre ci hanno provato dominando il primo set, poi le energie hanno cominciato a scemare . Si è lottato fino al quinto set, ma poi ci si è dovuto accontentare dell’argento fra il pianto generale di tutta una giovane squadra, affiatatissima nella comune maglia azzurra e che ci aveva creduto!
Lo spettacolo sullo spettacolo consegnatoci dalle immagini da Yokohama – per chi in Italia deve giornalmente seguire le vicende riguardanti gli immigrati e le persone di pelle nera – è stato l’esecuzione canora della squadra italiana al momento dell’Inno di Mameli prima dell’inizio di ogni partite. Tenendosi per mano, sorelle più che colleghe, bianche e nere, lo hanno cantato a gola spiegata, con evidente più che italica commozione : “stringiamoci a corte, siam pronte alla morte..”
Prepotente, allora, una riflessione richiamata anche da altre immagini di altri sport italiani che presenta sempre più atleti “africani d’Italia” e che, in occasione delle Universiadi (secondo evento planetario dopo i Giochi Olimpici), recentemente ha presentato una staffetta femminile della 4×400 formata da 4 ragazze nere – Chigbolu, Foloruso, Lukudo e Libania Grenot (campionessa europea).
Come si fa a non capire (o far finta di non capire) che anche gli americani strizzarono il naso quando comincio l’invasione degli immigrati “maccheroni”, ma poi presto capirono che – concedendo loro un poco di tempo ed qualche occasione – sarebbero presto diventati un punto fermo per la loro (degli americani) società in tanti settori.
Nel caso italico, per esempio, nello sport che è un momento importante nella nostra società. Spesso, poi, si tratta anche di persone che sono inserite nella società tanto da fare spesso il segno cristiano della Croce.
Eppure, tornado al Volley, c’è qualcuno (uno sponsor), che per la foto-ricordo della squadra italiano di argento passata ai giornali, ha mostrato una formazione senza Egonu e Sylla.
Una svista forse non voluta (come generosamente ha commentato la Sylla) oppure dobbiamo pensare ad un tentativo molto maldestro di messaggio politically correct?

Tags
Close