Tematiche etico-sociali

Truffe “on-line”

truffe onlineRoma, 28 luglio – In un luglio a tratti torrido, a tratti burrascoso,sempre più spesso la nostra attenzione è attirata sulle truffe consumate in danno di ingenui clienti, catturati dalla eccezionale convenienza  degli acquisti pubblicizzati su internet e così imbrogliati  da società e venditori inesistenti.

I parametri dell’operazione sono sempre gli stessi; trattazione fatte con voce affabile, giustamente suadente (altrimenti finisce tutto) e beni di acquisto che, anche dichiarati usati, sembrano usciti dalla fabbrica e offerti on-line scontati al 101%.

“Come è possibile una offerta del genere?” è la prima domanda che ci viene spontanea. “Perché vengono eliminati tutti i costi richiesti da un’organizzazione commerciale, primo fra tutti quelli dell’intermediazione” è la risposta più ovvia e scontata e, nonostante sia anche il più grande “luogo comune”, è la maggiore garante dell’affidabilità dell’operazione a “quel prezzo” e sulla quale, ovviamente, cadono tutti.

Tutti sanno, infatti, che, se ad un prodotto si tolgono tutte le spese di intermediazione commerciale, esso arriva a noi alla metà della metà del valore di normale vendita. Sarà la crisi economica che ci rende più vulnerabili al cospetto di offerte commerciali che si presentano più vantaggiose rispetto a quei parametri che potremmo permetterci, sarà la voce suadente del venditore che ci infonde fiducia mentre, come i politici, ci garantisce mari e monti che non esistono, saranno quei desideri che funzionano da disattivazione dei freni inibitori sulle nostre facoltà di difesa ma quelle truffe trovano sempre campo fertile per nascere, attecchire e prolificare. Possiamo considerare anche  che il compratore sia tranquillizzato, relativamente, da una sorta di “rischio calcolato”, “non ci credo, ma data l’irrisorietà dell’anticipo, posso anche rischiare…”.

“Col senno di poi”, commentano i lettori, “se l’è cercata!” ma, su questa situazione che non smette di fare vittime, ci poniamo d’obbligo una domanda.

Possibile che l’italiano, popolo non vecchio come l’egiziano e l’assiro-babilonese, ma nemmeno giovane come lo statunitense, e che vanta un’evoluzione umana di più di duemila anni, non è tanto smaliziato da contrastare operazioni del genere?…e perché, a cosa è dovuto che questa facoltà appartenga solo ai truffatori? È tanto difficile capire che se un bene costa 50.000,00 euro e on-line è offerto a 5.000,00 e la sua caparra è di 200,00, c’è palesemente qualcosa che non funziona e che quel “qualcosa” che non funziona significa che il bene non esiste proprio, come non esistono società di commerciale e venditore, ma esiste solo un truffatore che, quando è riuscito ad appropriarsi dei 200,00 euro, ha fatto il suo lavoro, certo che il truffato non produrrà nemmeno querela per “l’irrisorietà” della somma, certamente meno del costo delle spese legali da affrontare per poi non essere risarcito di nulla!

Provengo dalla banca. Una volta, durante i miei anni di servizio, si avvicinò allo sportello un nostro cliente che aveva un commercio di elettrodomestici. Mi diede un assegno perché io vedessi se era coperto. Feci le interrogazioni di rito e la banca corrispondente mi disse senza mezzi termini che era scoperto e che non era l’unico del cliente in queste condizioni. Con buona maniera, informai del fatto il nostro cliente e gli chiesi chi glielo avesse dato. Mi disse con amarezza che aveva capito che si trattava di una truffa perché il suo cliente era andato al suo negozio in orario di chiusura della banca e, acquistato un grosso quantitativo di merce, intorno ai 5.000.000 di lire, aveva chiesto di pagare con un assegno. Alle sue precauzioni nell’accettare l’operazione, aveva proposto di lasciargli l’assegno dell’importo completo affinché lui potesse fare i dovuti accertamenti e sarebbe tornato dopo un’ora.  Doveva però portarsi via almeno una parte della merce equivalente a qualcosa come 1.500.000, 1.600.000 lire per accontentare, a sua volta,  i suoi clienti . Per non perdere “l’affare”, questi aveva accettato ma, a quel punto, aveva capito il raggiro; lo scopo del suo cliente era quello di “portarsi via” quella quantità di merce che faceva da “garanzia” e l’intera somma scritta sull’assegno era solo quella che doveva fare  da “esca”. … a cui lui aveva abboccato….

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