Tematiche etico-sociali

Lobby & Logge – Sallusti intervista Palamara

Le Cupole occulte che controllano “il sistema” e divorano l’Italia

Roma, 07 marzo 2022 – Certo, con quanto sta succedendo nel mondo con crisi di possibili terribili guerre, dopo il biennio di pandemie, può lasciare perplessi i miei 25 lettori sul fatto di continuare a scrivere di libri letti su vicende amare della nostra Italia negli ultimi decenni.

Dovremmo interloquire sulla guerra ma accendendo la tv non si discute di altro, giustamente, da parte di autorevoli personaggi. Quindi, tenuto conto che non sono all’altezza per non avere la preparazione per fronteggiare tali temi, proseguo sul mio cammino tentando di interloquire sulle amare tematiche della nostra amata Italia.

Fatta questa premessa, a Gennaio 2021, come noto, arriva in libreria Il Sistema, il dirompente libro-confessione in cui Luca Palamara rivela ad Alessandro Sallusti la verità indicibile sulle correnti e la spartizione del potere all’interno della Magistratura.

Il libro non solo diventa ben presto il caso editoriale e politico dell’anno; avvia una reazione a catena di dimissioni, ricorsi, sentenze che non fa che confermare il racconto di Palamara.

A gennaio 2022,invece, l’ex Magistrato e il giornalista affrontano con questo libro i misteri di logge massoniche e lobby con grandi imprenditori, faccendieri, politici, alti funzionari statali, uomini delle Forze dell’Ordine e dei servizi segreti, giornalisti e, naturalmente, Magistrati che, come scrive Sallusti, “usano la magistratura e l’informazione per regolare conti, consumare vendette, puntare su obiettivi altrimenti irraggiungibili, fare affari e stabilire nomine necessarie per ancora maggiori utilità. Per cambiare, di fatto, il corso naturale e democratico delle cose”.

Esiste davvero la “loggia Ungheria“, di cui farebbero o avrebbero fatto parte membri del Consiglio superiore della magistratura, imprenditori, Generali della Finanza e dei Carabinieri, politici di primissimo piano? Perché, quando un faccendiere plurindagato e ben introdotto in troppe Procure ne svela l’esistenza durante una deposizione, quel verbale finisce in un cassetto per due anni?

Ancora una volta, le rivelazioni di Palamara e Sallusti smascherano un mondo dilaniato al suo interno da abnormi interessi, e si infiltra pericolosamente nelle crepe del sistema giudiziario.

Su MILLENNIUM, l’interessante rivista mensile de “Il Fatto Quotidiano” di luglio 2021, invece, pubblicata e letta “La LOGGIA NOSTRA”, Massoni e mafiosi uniti fra intrighi e affari.

In Sicilia proteggono la latitanza di Messina Denaro, in Calabria spartiscono incarichi e appalti.

In almeno 200 circoli riservati, i boss tramano con politici, professionisti e funzionari.

Il Gran Maestro Bisi: “Fratelli che sbagliano”.

Ultima scoperta, Ungheria: è davvero la nuova P2?

Iniziamo a leggere alcune parti del libro. Alessandro Sallusti intervista Luca Palamara.

da pag.15.“” Dottor Palamara, lei è mai stato in Ungheria?” Palamara.Che razza di domanda mi fa?” Sallusti. “Non è una domanda, o meglio, è la prima parte della segretissima parola d’ordine che i membri della loggia Ungheria avrebbero usato per riconoscersi tra di loro. Io la risposta esatta non la conosco…”
Palamara. Se per questo neppure io, ma è la dimostrazione di quanto il ridicolo possa annidarsi anche dentro le cose più serie.
Sallusti. Già, ma lei crede che questa loggia esiste?
Palamara. È irrilevante che esista o no.
Sallusti: Un passo indietro nel tempo. Novembre 2019, siamo nel pieno del processo ai vertici dell’Eni per una presunta tangente di 850 milioni, la più alta mai contestata in Italia, secondo l’accusa – il Pm è Fabio De Pasquale – pagata a faccendieri e intermediari nigeriani per ottenere lo sfruttamento di un giacimento petrolifero. Eni ha sempre negato l’addebito, parlando di complotto, e a ragione, visto che dopo due anni di durissime battaglie legali e colpi di scena, falsi testimoni e prove a discarico imboscate dall’accusa, una sentenza dirà che “il fatto non sussiste“. In quei giorni, in una stanza della Procura, il principale teste d’accusa, il discusso faccendiere Piero Amara, ex avvocato esterno di Eni, oltre a ribadire le sue accuse al colosso di Stato, racconta ai Pm anche un’altra storia. Parla della loggia segreta denominata Ungheria, dal nome della piazza di Roma in cui si sarebbero tenute le riunioni carbonare, che sarebbe stata fondata da Gianni Tinebra, ex Procuratore di Caltanissetta e poi capo del Dap – il Dipartimento che gestisce le carceri – morto nel 2017. La loggia – nel racconto di Amara – sarebbe specializzata nel pilotare nomine importanti del sistema giudiziario e a condizionare l’esito di importanti processi, uno su tutti quello dell’Eni.
Amara fa una quarantina di nomi di presunti affiliati. Ci sono pezzi grossi della Magistratura, molti dei quali transitati pero tuttora afferenti al Consiglio Superiore della Magistratura. Sono soprattutto della corrente di destra, Magistratura Indipendente, a partire dal suo leader Cosimo Ferri, oggi onorevole di Italia Viva. Tra i primi della lista compare Sebastiano Ardita, cofondatore con Pier Camillo Davigo della corrente filogrillina Autonomia e indipendenza. C’è il nome di Claudio Maria Galoppi, oggi assistente del Presidente del Senato – ex membro laico del CSM – Elisabetta Alberti Casellati, quello dell’ex Ministro della Giustizia Paola Severino, di Emma Marcegaglia, già Presidente di Confindustria e di Eni, e poi Generali della Finanza e dei Carabinieri, e ancora nomi che sempre ritornano in questi casi come quelli di Denis Verdini e Luigi Bisignani. Ed è chiamato in causa anche Giuseppe Conte, in quel momento Presidente del Consiglio, agevolato anni prima dalla loggia – sostiene Amara – nell’ottenere dal gruppo Acqua Marcia,controllato da Francesco Bellavista Caltagirone, una super consulenza da 400.000 €. Quando due anni dopo questo racconto scoppierà il – presunto – scandalo, tutti gli interessati negheranno con forza di aver mai fatto parte di questa o di altre logge.

– da pag.45. Sallusti. Data della scena: un giorno di giugno del 2020, non identificato con certezza dagli stessi attori. Luogo della scena: Palazzo dei Marescialli, storica sede del Consiglio Superiore, organo di autogoverno della Magistratura, che domina una piazza importante del centro di Roma, piazza Indipendenza. Dottor Palamara, ci spiega cosa accadde quel giorno, in quel luogo e perché lei ritiene che si sia trattato di un fatto storicamente inquietante?
Palamara. Succede che Pier Camillo Davigo, in quel momento consigliere del Csm, arriva a Roma con nella borsa una copia dei verbali di Amara in cui si racconta della loggia Ungheria, gli stessi sui quali la Procura di Milano non vuole indagare. Davigo sale le scale di Palazzo dei Marescialli fino al primo piano, dove c’è l’ ufficio del Vicepresidente, David Ermini, di fatto il numero uno perché come noto il Presidente è il Capo dello Stato. Qualche minuto di convenevoli, poi i due si accordano per lasciare i rispettivi telefonini sulla scrivania e proseguire il loro incontro con a tema la loggia Ungheria in cortile. Già, ma qui non parliamo di malavita, qui parliamo del capo della Magistratura italiana e del Magistrato più famoso d’Italia, quello che dice di avere una morale specchiata e assoluta. La domanda è: che cosa temono, di chi non si fidano al punto da dovere nascondere le proprie parole nel tempio che dovrebbe custodire la giustizia? Non si fidano dei colleghi, quindi della Magistratura stessa? Temono di essere controllati da altri pezzi dello Stato, tipo dai servizi segreti? Sanno che qualche loggia o organizzazione privata ha infiltrato il Csm fino al punto di minare la libertà del proprietario di casa? Le loro sono parole lecite oppure vogliono nascondere qualcosa? Ecco, io credo che fino a quando non avremo risposte convincenti a queste domande, il dubbio che il Csm non sia più la casa della giustizia sia oltremodo lecito… Nel precedente libro, “Il Sistema”, avevo raccontato del collega Stefano Fava della Procura di Roma, che nel gennaio 2019 voleva arrestare Piero Amara per autoriciclaggio in una vicenda che riguardava l’Eni, contrariamente a quanto ritenuto dai suoi superiori, il Procuratore capo Giuseppe Pignatone e il Sostituto Paolo Ielo, che per queste ragioni avocarono a sé l’ indagine. Ricorderà che anche io, suo amico, senza entrare nel merito della vicenda, consigliai a Fava di fare sulla vicenda un esposto al Csm, anche perché lui sosteneva che Pignatone e Ielo si trovassero in una situazione di conflitto di interessi, a causa dei rapporti di lavoro dei rispettivi fratelli, il primo con Amara e l’altro con l’ Eni. E di questi fatti e di queste vicende lo stesso Fava parlò con Pier Camillo Davigo, Magistrato di chiara fama e allora astro nascente all’ interno del Csm. Quell’ esposto Fava lo fece, porta la data del 27 marzo 2019. Bene, da allora ad oggi cosa è accaduto? Quell’ esposto il Csm non lo ha mai valutato ed è stato archiviato senza istruttorie per decadenza dei termini. È successo che Fava è stato trasferito d’ ufficio, ora fa il Giudice civile a Latina e dovrà rispondere penalmente dei reati di abuso e rivelazioni di segreto d’ufficio. A me hanno infilato il trojan nel telefono dopo essersi aggrappati, per poterlo fare, a una storia – inventata di sana pianta da Amara – di una tangente inesistente (sono stato subito prosciolto) che avrei preso per fare una nomina. E infine sono stato radiato dalla Magistratura. Davigo è stato allontanato dal Csm con la scusa dell’ età pensionabile ed è finito sotto inchiesta per una vicenda che, guarda caso, riguarda ancora Amara e la diffusione dei suoi verbali sulla loggia Ungheria.

– da pag.69. Sallusti – Tra Augusta e Caltanissetta corrono solo centotrenta chilometri che portano dal mare al cuore della Sicilia. È la distanza che divide il quartier generale di Pietro Amara da quello di Antonello Montante, due logge contigue, quella Ungheria che abbiamo appena intravisto e quella che, priva di un nome fantasioso, passa alla cronaca come la “Loggia Montante”. Chi è Antonello Montante? È un “diversamente Amara”, con cui condivide la cura dell’ aspetto e l’ eleganza dei modi di presentarsi, oltre ai rapporti consolidati con l’Eni. Di mestiere non fa l’avvocato ma l’ imprenditore, e a differenza di Amara abituato a muoversi nell’ombra, lui ama le luci della ribalta. Tanto da diventare Presidente di Confindustria Sicilia ed essere nominato dalla Presidente nazionale – e poi presidente dell’ Eni si mormora grazie al suo aiuto – Emma Marcegaglia, sua cara amica, delegato nazionale per la legalità di Confindustria stessa. Al punto che nel 2008 viene insignito da Giorgio Napolitano dell’onorificenza di Cavaliere del lavoro. Frequenta politici, ministri, alti prelati, ovviamente i Magistrati e giornalisti, e in breve diventa il paladino dell’antimafia seducendo anche un osso duro come don Ciotti – nonostante già nel 2009 alcuni pentiti lo avessero chiamato in causa per questioni di mafia. È il “sistema Montante” che salta in aria il 9 febbraio 2015. L’artificiere ancora una volta è il giornalista Attilio Bolzoni, decano dei mafiologi che sulla “Repubblica” annuncia: “Montante indagato per mafia dalla Procura di Caltanissetta – in realtà era indagato da quasi un anno, ma non accadeva e non si sapeva nulla, e anche questo è un fatto anomalo. Tutto nasce dalle dichiarazioni di tre pentiti, ma le prove sono schiaccianti. Quattro anni dopo, il 10 maggio 2019, Montante verrà condannato a 14 anni di reclusione per associazione mafiosa e per avere organizzato un’ attività di dossieraggio, violando, grazie a complicità di uomini dello Stato infedeli, “le Banche Dati di pubblica sicurezza avendo così accesso a notizie di reato e provvedimenti giudiziari con le quali avrebbe tenuto sotto scacco amici e nemici”.
Palamara. Sul caso Montante il Csm, dove io stavo all’epoca dei fatti, non ha avuto il coraggio e in ogni caso non è stato messo nelle condizioni di poter approfondire i rapporti tra Montante e alcuni magistrati.
Sallusti. Già lo avevamo accennato nel libro ‘Il Sistema’, ma per chiarezza è meglio riepilogare. Su una chiavetta rinvenuta a casa di Montante – stranamente solo un anno dopo, nel 2016 – ci sono file che ricostruiscono minuziosamente rapporti non proprio limpidi con dieci magistrati di Caltanissetta.
Palamara. In altre parole uno sputtanamento per il Gotha dell’antimafia siciliana, quello che per intenderci in quel momento aveva in mano le inchieste sui mandanti delle stragi Falcone e Borsellino. Ma soprattutto un nome crea un problema enorme, quello di Roberto ScarpinatoA casa di Montante trovano una cartellina con la dicituraScarpinato”. Tra le altre cose, c’è una planimetria di un immobile di Caltanissetta, con allegate foto, con la scritta a mano: “Consegnatami da Scarpinato il 13 dicembre 2012”. L’appartamento è di proprietà del papà e dello zio di Scarpinato, come risulta da un appunto di Montante: “ Ore 13, incontrato Scarpinato in Procura, mi consegna piantina di via…” E poi ancora Scarpinato che segnala, il 10 marzo 2012, un suo articolo uscito su “Micromega”. C’è una richiesta di raccomandazione che Scarpinato fa a Montante per pubblicare sul “ Sole 24 Ore” una lettera di solidarietà nei suoi confronti firmata da trecentoventi Magistrati e inviata al CSM, dove lui era finito sotto inchiesta per aver di fatto insultato i politici presenti alla cerimonia di commemorazione di Falcone e Borsellino. Ma soprattutto fra gli appunti ce n’è uno datato 3 maggio 2012, con la dicitura: “Scarpinato mi consegna composizione del CSM con i suoi iscritti per un nuovo incarico, Procura Generale Palermo più DNA”

– da pag.116 – Sallusti. Una partita impari. Palamara: Berlusconi mette in campo un parere favorevole al Lodo Alfano dell’ Avvocatura dello Stato, ufficio che dipende dalla Presidenza del Consiglio, quindi da lui. Finale scontato. Il 7 ottobre 2009 la Corte, con 9 voti contro sei, dichiara l’incostituzionalità del lodo Alfano, con la motivazione che per introdurre l’immunità alle alte cariche dello Stato non basta una legge ordinaria ma ne serve una costituzionale, dato che la materia va a toccare il principio di eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge.

– da pag. 205.Sallusti. L’ Italia delle tre P. P2, P3, P4: massoni e magistrati. Marzo 1981: lo scandalo della Loggia segreta P2, terremota politica, editoria e non risparmia la Magistratura.
Palamara. Le logge sono come i ragni, tessono fili tanti sottili da essere invisibili. Si tratta di mondi che in superficie appaiono separati e distinti, mondi a volte confinanti, altri antitetici. Come, per esempio, la mafia e lo Stato. Io ho tessuto relazioni dentro la Magistratura e tra la Magistratura e la politica come da manuale d’uso del Presidente dell’ Associazione nazionale magistrati prima, e da membro del Csm poi. Era il mio mestiere. Vuole la verità? Alcuni fili li ho intravisti e scavalcati in tempo, altri scansati per un soffio. Per essere chiari e senza girarci attorno, se la domanda è: “lei ha fatto parte di una loggia?” La mia risposta è assolutamente no, mai. Tanto è vero che nessuno, neppure i miei peggiori nemici, mi hanno mai accusato di questo.””

Sin qui parti del libro.

Come sopra scritto, tutti dalla stampa e dalle tv abbiamo appreso del “Caso Palamara” poi oggetto dell’ interessante libro-intervista, scritto da Alessandro Sallusti, a seguito di un lungo colloquio con Luca Palamara.

Palamara, di fronte alle domande ficcanti di Sallusti, illustra quello che viene definito “il Sistema”, la verità indicibile sulle correnti e la spartizione del potere all’interno della magistratura. Mio articolo, su questa testata, di cui è Direttore Salvatore Veltri.
(https://www.attualita.it/notizie/tematiche-etico-sociali/il-sistema-luca-palamara-racconta-di-potere-politica-affari-49103/)

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