Tematiche etico-sociali

La Groenlandia e il ghiaccio nero

Un fenomeno che sta accelerando la scomparsa dei ghiacciai

Future Tense è una  partnership tra Slate, New Americ ed Arizona State University con la quale collabora anche Jason Box un glaciologo, appena tornato da un campo di ricerca estivo in Groenlandia, che ha detto che il  ghiaccio è … nero: «Quest’anno Il ghiaccio in Groenlandia non è solo un po’ scuro ha raggiunto lo scuro record. Non ho  ha mai visto niente di simile. Sono davvero sbalordito».

In effetti le foto scattate da Box e dal suo team quest’estate in Groenlandia sono spaventose, ma quel che dimostrano lo è ancora di più. Slate spiega: «Proprio come nelle assolate giornate estive le auto nere sono più calde al tatto rispetto a quelle bianche, il ghiaccio scuro si sciogli molto più rapidamente».

Box fa parte del Servizio Geologico della Danimarca e della Groenlandia e si sposta da Copenaghen alla più grande isola del mondo per rintracciare la fonte dello smog e della fuliggine che sta accelerando la scomparsa dei ghiacciai. La sua indagine scientifica crowdfunded si chiama non a caso “Dark Snow”.

Ci sono diverse possibili spiegazioni su quello che sta succedendo nei ghiacciai della Groenlandia, «La più probabile – dicono a Future Tense –  è che una qualche combinazione di tempeste di neve sempre più frequenti d’estate, polvere trasportata dal vento, attività microbica e fuliggine degli incendi boschivi abbiano portato al  ghiaccio eccezionalmente scuro di quest’anno. Una possibilità più inquietante è che quello che stiamo vedendo sia l’inizio di un ciclo di feedback a cascata legati al global warming».

Secondo Box le misteriose voragini apertesi nel permafrost siberiano e le bolle di metano che fuoriescono dal fondale in mare aperto sono prove che «l’Artico può cambiare rapidamente in modi imprevedibili».

Al di là delle ipotesi, il fatto incontrovertibile è che quest’anno la calotta glaciale che ricopre la Groenlandia è la più scura mai vista da qualsiasi spedizione scientifica precedente e Box snocciola su Slate altri dati molto preoccupanti: «Nel 2014 lo strato di ghiaccio è precisamente del 5,6% più scuro, producendo un ulteriore assorbimento di energia equivalente a circa due volte il consumo annuo di energia elettrica degli Stati Uniti». Sarà una coincidenza, ma il 2014 sarà anche l’anno con il maggior numero di incendi boschivi mai registrati nell’Artico.

Box ha detto a Slate di essere rimasto scioccato: da quando nel 2000 sono iniziate le misurazioni satellitari globali, mai prima d’ora gli incendi nell’Artico erano stati così forti come quest’anno, il team di Box ha calcolato che negli ultimi due o tre anni l’Artico sta bruciando ad un tasso che è il doppio di quello di appena 10 anni fa e per questo Box ha ritenuto che i risultati della sua ricerca fossero così importanti da non poter aspettare di sottoporli ad una peer review ed ha quindi pubblicato foto ed anticipazioni per  Future Tense su Slate. Inoltre, entro l’anno ha intenzione di presentare formalmente questi e altri recenti risultati su una delle maggiori pubblicazioni scientifiche.

Slate dal canto suo evidenzia che «I risultati di Box sono in linea con una recente ricerca che mostra che l’Artico è nel mezzo di cambiamento drammatico». Infatti lo studio “Recent burning of boreal forests exceeds fire regime limits of the past 10,000 years” pubblicato su Pnas da ricercatori statunitensi e russi ha scoperto che il riscaldamento dell’Artico sta provocando incendi con una frequenza ed un’ampiezza mai viste negli ultimi 10.000 anni e quest’anno nuove immagini satellitari di Nasa e National Oceanic and Atmospheric Administration Usa hanno mostrato enormi incendi forestali in Siberia e Canada e Box dice che fumo e fuliggine arrivano in gran parte in Groenlandia.  Quest’anno solo nei Northwest Territories del Canada  sono bruciati più  3,3 milioni di meri quadrati, quasi 9 volte la media a lungo termine, è stata incenerita un’area grande più del Connecticut e del Massachusetts messi insieme e  questo disastro  comprende l’incendio delle foreste del Birch Creek Complex che potrebbe essere il più vasto incendio della storia del Canada. A luglio il pennacchio di fumo degli incendi del Birch Creek Complex ha attraversato l’oceano ed è arrivato fino in Portogallo.

In un’intervista rilasciata il 4 agosto al giornale canadese National Post lo scienziato della Nasa Douglas Morton ha detto: «un evento importante nella vita del sistema Terra  è avere un insieme di enormi incendi, come quello che si è visto nel Canada occidentale».

Per Box, «La vera sfida è quella di classificare quale frazione della fuliggine che si trova sul ghiaccio della Groenlandia provenga da incendi boschivi e quale da altre fonti, come le fabbriche. Il declino della copertura nevosa in altre parti dell’Artico (come il Canada) sta anche esponendo più sporco all’aria, che può quindi essere più facilmente trasportato dal vento. Indipendentemente dal loro ultimo effetto di oscuramento in Groenlandia, i vasti incendi artici quest’anno sono diventati un’importante nuova fonte di emissioni di gas serra prodotte dal disgelo artico». Nel 2013 il Carbon in Arctic Reservoirs Vulnerability Experiment della Nasa  trovò livelli “incredibili” di anidride carbonica e di metano provenienti dal permafrost dell’Alaska.

Box dopo le su rivelazioni su Slate ha detto che per i prossimi mesi manterrà uno stretto riserbo, in attesa della pubblicazione scientifica ufficiale del suo studio, ma è chiaro che le anticipazioni servono come ulteriore forma di pressione sui summit climatici internazionali che si susseguiranno da New Yor a Bonn, fino alla Cop Unfccc di Lima, in Perù, che deve preparare quella cruciale di Parigi nel 2015.

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