Tematiche etico-sociali

Il Grande Comandante Generale dell’ Arma, Luigi Federici, ora Presidente dei Mauriziani d’ Italia

Certamente, il Generale Luigi Federici è stato uno tra i più grandi e amati Comandanti   Generali dell’ARMA dei Carabinieri! Alpino di razza e di nobili tradizioni di militarità e italianità, ha svolto al meglio il Suo ruolo, toccando il cuore di tutti i CARABINIERI!

Fu nominato nella primavera del 1993,e precisamente il 9 marzo, quand’ero Comandante Provinciale di Viterbo, e si aprì da subito una fase nuova anche nella gestione della politica dei trasferimenti degli ufficiali, in tale aspetto alquanto “disagiati”. La nuova destinazione di servizio, grazie a Lui, veniva comunicata molti mesi prima del trasferimento, il che consentiva di organizzarsi al meglio, soprattutto per quanto concerne il problema più arduo, quello della Famiglia.

Fu infatti che seppi della mia destinazione in Calabria alla fine di marzo di quell’’anno, per assumere il comando Provinciale di Catanzaro.
Vissi in quella Regione, dove permasi ben quattro anni, quasi tutto il periodo di Comando del Generale Federici.
Devo dire che sempre, quel grande Comandante Generale, fece sentire la Sua vicinanza,a tutti noi in servizio in quella difficile Regione, alla stregua dei militari delle altre Regioni cosiddette “a rischio”, con frequenti telefonate sino anche ai minori livelli operativi, ma soprattutto con la Sua forte e rassicurante presenza!
Come  il 18 gennaio 1994, quando lungo l’autostrada Salerno – Reggio Calabra, nei pressi dello svincolo di Scilla, vennero uccisi, in un vile agguato di
stampo mafioso, gli Appuntati Scelti Antonino Fava  e Vincenzo Garofalo, all’epoca dei fatti in servizio presso il Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Palmi;  e così anche il 03 febbraio 1994, quando  Reggio Calabria si svegliò con un nuovo attentato nella notte, ai danni di  due giovani Carabinieri,subito ricoverati  in ospedale; un  atto della strategia della ‘ Ndrangheta, volta a intimidire lo Stato.
E lo Stato rispose con l’ invio di 1350 militari di leva ( OPERAZIONE RIACE), e con l’’invio di ulteriori contingenti di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.
Nell’ arco di due mesi, lo stesso gruppo di fuoco, libero da vincoli territoriali, con la stessa micidiale mitraglietta, commise ben tre attentati, tutti contro  pattuglie dell’ Arma, tra cui quello di Scilla (due settimane prima ), in cui persero la vita, come sopra scritto, due militari, e l’altro del 2 dicembre 1993, per fortuna andato a vuoto, nella stessa zona di Saracinello, periferia  a sud della Città, quando i Carabinieri Bartolomeo Musicò e Salvatore Serra furono assaliti a colpi di mitraglietta e lupara.
Ma perché l’ attacco proprio ai Carabinieri? “Perché sono un simbolo dello Stato”, affermò il Magistrato Pedone,    “…perché colpendo loro, colpiscono l’immaginario collettivo”.
Ma sia certo, affermò il Comandante Generale, Luigi Federici,  che giunse nell’immediatezza dell’ evento, facendo come di consueto visita ai due feriti e ai familiari: “Gli uomini in divisa non arretreranno di un solo passo”;
come quando, nottetempo, nel febbraio 1996, giunse in aereo a Lamezia Terme, per un bruttissimo fatto accaduto a Rombiolo, in Provincia di Vibo Valentia, che vide un Appuntato uccidere, per antichi dissapori, altro parigrado, suicidandosi subito dopo. Volle incontrare le Famiglie dei due militari, chiedendo informazioni sul movente. Il Comandante Generale non si limitò a questa sua iniziale presenza, ma tornò in Calabria per i funerali, dopo appena due giorni; e così, ancora, quando rese visita, tra lo stupore della gente ( in Calabria l’arrivo del Comandante Generale dell’Arma, per impatto mediatico e sociale, è secondo solo a quello del Papa!) all’Ospedale Civile “Rummo” di Catanzaro, ad un Carabiniere dei “Cacciatori di Calabria”, caduto da un alto dirupo, nelle Serre Calabresi, durante una perlustrazione per ricerca di latitanti, riportando fratture fortunatamente non molto gravi. Nella circostanza,salutato il Militare, e resosi conto delle sue reali condizioni, offrì ai Medici del nosocomio oggetti ricordo dell’Arma, ripartendo subito dopo per Roma.
Memorabili,ancora,i rapporti con i  Procuratori della Repubblica della Calabria, i quali, se in transito per Roma ( e questo mi consta personalmente),  erano ospiti Suoi nella Foresteria del Comando Generale e,potendolo gli impegni, anche a pranzo; nell’ aprile del 1995, dopo aver fatto visita al mio  Comando Provinciale ed essersi complimentato per i risultati conseguiti con il personale, presenziò alla cerimonia di intitolazione della Caserma
sede della Compagnia di Soverato all’eroico Appuntato MOVC “alla Memoria” Renato LIO, di 35 anni, sposato e padre di due bambini di 10 e 9 anni, morto in conflitto a fuoco nel 1991, alla periferia della Città.
Indimenticabili le affettuose attenzioni nei riguardi della moglie ma soprattutto della Mamma del valoroso Carabiniere; e così, ancora, a seguito dell’arresto degli autori dell’omicidio del piccolo bimbo americano Nicolas GREEN, ucciso nel corso di tentativo di rapina, premiò personalmente i bravi Militari operanti, e rese visita al Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, Alfredo Laudonio, che aveva coordinato le indagini, 
Infine, mi piace ricordare che nella Cerimonia di cessione delle Sue alte funzioni, in Roma, il 20 febbraio 1997, volle donare la sua sciabola alla Famiglia  del Maresciallo Giuliano Guazzelli, ucciso in Sicilia dalla Mafia. Si trattò di un gesto  di altissima valenza emblematica e simbolica, che non credo  abbia avuto precedenti e seguito nelle nostre Forze Armate.
Con il Generale FEDERICI, durante la mia triennale presenza in VENETO, quale Comandante di quella Regione Carabinieri, mi sono incontrato numerose volte, soprattutto in occasione di cerimonie e eventi  cui puntualmente, l’illustre Ospite, veniva e viene ancora invitato.
Grazie alla Sua memoria di ferro, ricordava con dovizia di particolari quel periodo calabrese e i fatti che mi piaceva ricordargli, arricchendoli di dettagli. Giungeva puntuale, accompagnato dalla gentile Consorte,che era sempre alla guida dell’  autovettura di famiglia,  con grande semplicità e dignità.
Quante volte gli ho detto:”Signor Generale, ci informi del suo arrivo, quanto meno per consentire lo “staffettaggio”  verso il luogo dell’incontro. La risposta, sempre la stessa: “Dedicate le vostre energie al bene della collettività………!!”.
Conservo un Sua caro biglietto, in risposta agli auguri che gli inviai, per Natale 2009, nel quale evidenziava rammarico per il mio ormai prossimo congedamento, avvenuto poi nel giugno successivo.
Molto più significative e gratificanti, quelle parole, di un ENCOMIO SOLENNE!

Grazie, signor Generale! Onorato di essere stato un Suo fedele  Combattente in attività di servizio; ancor più onorato oggi di averLa come Presidente dei Mauriziani d’ Italia!!

Generale Div. (aus.) Medaglia d’Oro Mauriziana
Raffaele Vacca

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