Roma, 15 febbraio 2018 – La quarta medaglia per l’Italia olimpica viene dallo Slalom Gigante, la porta Federica Brignone. È di bronzo. Milanese, 28 anni , è figlia d’arte. La madre, Maria Rosa Quario – rara rappresentante dello sci alpino cittadino – in carriera ha vinto quattro gare di Coppa del Mondo.
È stata una notte lunghissima quella vissuta dalla rappresentativa olimpica italiana sui monti coreani. Lunga e conclusasi in maniera relativamente felice con il Bronzo della Brignone.
Dopo tanti rinvii – per clima ventoso e guasti agli impianti – finalmente è arrivato il momento della discesa libera e dello slalom gigante. Le due specialità che vedono gli italiani ai vertici mondiali. La valanga rosa addirittura ha potuto schierare al via della seconda manche, ben quattro ragazze fra le prime 10: Manuela Moelgg, finanziere di Brunico prima, Federica Brignone terza, la cuneese 21enne Marta Bassino, quinta, la finanziere bergamasca Sofia Goggia al decimo. Meglio di così!
Invece, succede che le condizioni della neve pregiudichino la prestazione man mano che la gara va avanti. Sicchè le prime (partenti per ultime) si trovino svantaggiate. In queste situazione la grande statunitense Shiffrin ritrova sé stessa conquistando l’oro ed anche la norvegese Mounchen riesce a conquistare l’argento. Alle due migliori italiani – Brignone e Bassino – non resta che lottare per il bronzo che va alla Brignone
Insomma. La valanga è sempre rosa, ma si deve accontentare della medaglia meno pregiata e di inserire 4 ragazze fra le prime undici.
Per i quattro moschettieri azzurri – Dominic Paris, Peter Fill, Christian Innerhofer ed Emanuele Buzzi – vicenda sostanzialmente analoga nella discesa libera. Il sorteggio dei numeri di partenza (fatto sulla base dei tempi di prova) consente a Dominic Paris e Peter Fill di partire fra i primi, rispettivamente terzo e tredicesimo. Christian Innerhofer, il più in forma, invece finisce numero 18; Buzzi, pettorale 25. Entrambi penalizzati, dunque.
Le condizioni del tracciato chiariscono immediatamente che chi parte prima arriva meglio. Nella parte più alta le condizioni sono uguali per tutti; via via che ci si avvicina al traguardo si viene penalizzati. La classifica finale, perciò premierà questa legge. Inoltre sulla scena è riapparso in piena forma il norvegese Svindal, il Numero Uno che in stagione aveva sofferto problemi al ginocchio. La Norvegia non ha mai vinto l’oro olimpico nella discesa libera. Svindal è deciso a riparare al torto. La sua è una prova perfetta. Impone il proprio marchio superiore. Si trascina dietro in extremis anche il connazionale Janstrud. Fino a quel momento Paris era bronzo, dietro al grande favorito lo svizzero Feuz, autore di una grande rimonta. L’inserimento a sorpresa del secondo norvegese provoca lo spostamento indietro degli altri e la perdita del podio da parte di Paris. Per lui vale lo stesso discorso fatto nello slittino per Dominic Fischnaller. Ovvero le autorità (CONI, Presidenti della Repubblica e del Consiglio) dovrebbero riconoscergli lo stesso trattamento pubblico offerto ai medaglisti.
Molti azzurri in gara oggi, tutti impegnati molto onorevolmente. Sugli scudi il sesto posto offerto nel pattinaggio di figura in coppia dal duo Marchei – Hotarek. Sulle musiche di Nino Rota del film di Fellini “Amarcord”, hanno svolto una prova tecnicamente perfetta con una danza che ha conquistato tutti. Il sesto posto decretato dalla giuria testimonia quanto gli sport artistici che si affidano ai giudizi umani e non ad obiettive valutazioni strumentali siano soggetti a giochetti dietro le quinte. I due ragazzi azzurri erano sicuramente da medaglia. Si tratta comunque di elementi da seguire con attenzione.
La lunga notte del bronzo italiano, però non si arresta qui. Terminata quella italiana, prosegue in chiave coreana per via delle otto ore di differenza fuso. Arriva così a sorpresa il bronzo conquistato nella gara di pattinaccio velocità 10 mila metri il terzo posto del vicentino Nicola Tumulero. Il giovane militare compie il capolavoro della sua vita sportiva, infilandosi subito dietro atleti famosi che al loro paese si recano a scuola d’inverno pattinando. Vale a dire l’oro canadese Boleman (che ha realizzato il record olimpico) e l’olandese Bergsman. Per realizzare il suo sogno, l’azzurro ha dovuto semplicemente battersi con tutte le proprie forze per superare sé stesso. Stabilendo il suo primato personale portandolo a 12’54” 32.
Sul medagliere dell’Italia è arrivata la quinta medaglia, una al giorno da quando i Giochi invernali sono iniziati.
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