Il cinema secondo Callisto

Cento anni fa nasceva a Trieste il grande critico cinematografico Callisto Cosulich.

Roma 7 luglio 2022 – Il nostro Amedeo Santicchia rievoca spesso i capolavori del cinema americano degli anni quaranta e cinquanta.

Un paio di generazioni di italiani si sono avvicinati a quel mondo di celluloide d’oltreoceano grazie alle rassegne cinematografiche della Radiotelevisione Italiana.

Memorabili, negli anni settanta, i lunedì sera sul primo canale, riservati a pellicole selezionate.

Era la TV in bianco e nero, con i due soli canali della RAI, con il triangolino lampeggiante a segnalare l’inizio di trasmissione sull’altra rete.

A far da Virgilio, per guidare i telespettatori nel paradiso della finzione scenica, furono chiamati i migliori critici e curatori del panorama nazionale.

La messa in onda era preceduta da una lectio magistralis, che dava alla visione, senza “spoilerare”, un valore aggiunto.

Su tutti i relatori spiccava, per classe, chiarezza espositiva e competenza, Callisto Cosulich (1922- 2015), che nella foto a lui dedicata dalla rivista “Ciak” vediamo collocato in quel grande schermo che amava tanto.

Per questo www.attualita.it vuole ricordarne la figura di giornalista, operatore culturale e divulgatore nel centenario della nascita.

Callisto Cosulich era nato a Trieste il 7 luglio del 1922.

Il cognome è quello della celebre stirpe di armatori di Lussinpiccolo che, dall’ombelico dell’Adriatico, hanno solcato i mari del mondo a partire dal XVI secolo.

E marinaio fu anche Callisto, che dopo il liceo entrò all’Accademia di Livorno.

Come cadetto fu imbarcato in piena guerra sull’incrociatore “Eugenio di Savoia”, sulla cui tolda organizzò, la sera dell’8 settembre ‘43, la proiezione de “L’eterna illusione” di Frank Capra.

Basterebbe questo, per raccontare la vita con il cinema e per il cinema di Cosulich.

Che invece stava solo iniziando.

Dal Circolo della Cultura e delle Arti, nello scenario della Trieste anglo-americana postbellica, come curatore di rassegne cinematografiche originali e senza ostracismi.

Il cinema come veicolo di cultura e di superamento delle barriere.

E poi la lunga carriera sulla carta stampata, tra Paese Sera e ABC, e in televisione.

Lo spettacolo fu sempre più dentro la famiglia, dopo il matrimonio con Lucia, la compagna della sua vita, in cui fu lo zio acquisito Vittorio De Sica a far da testimone.

E il testimone è poi nel tempo passato di mano, ai figli Oscar e Sergio, che nello spettacolo hanno trovato entrambi il proprio percorso professionale.

A chiudere, un ringraziamento personale a Cosulich, figura dall’eleganza pacata.

Ho avuto il piacere di conoscerlo da quando ero bambino, grazie all’amicizia con la mia famiglia che mi ha fatto amare il cinematografo sin dalla culla.

Dalla voce di Callisto ho imparato i nomi di personaggi transfughi da quella Mitteleuropa, a cui egli stesso apparteneva, che fecero grande Hollywood: Billy Wilder, Erich von Stroheim, Ernst Lubitsch.

Anche in questo piccolo dettaglio un lascito di Callisto Cosulich, operatore culturale e seminatore di sapere cinematografico.

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