Spettacolo

Teatro Il Sistina – “Evita” di Massimo Romeo Piparo con Malika Ayane

teatro Malika Ayane peronL’impronta di un sogno
Roma, 18 dicembre 2016 –  Personaggio, mito, icona di un mondo passato, Evita, fascinosa esponente di un’epoca in divisa, epoca di colonnelli, di regimi forti, di descamisados in una Argentina asfittica per fame e mancanza di libertà, e lei pronta a mostrare a quel popolo gli effetti travolgenti del lusso, con i diamanti scintillanti, le toilette sartoriali, le scarpe italiane che Salvatore Ferragamo disegnava per lei. Il suo charme era nel riverbero di tutto quel lusso su chi non aveva cibo a sufficienza, ammirarla allora doveva per forza significare che anche una figlia del popolo poteva diventare qualcuno, trasformare in realtà un sogno. Lei, attricetta della radio e poi, accanto al marito, attivista politica nel nome di Perón, potente esponente del Sindacato pro-peronista, sollecita a perorare la causa dei diritti dei lavoratori e dei più poveri. Un modo paternalistico e “coloniale” di aiutare i diseredati che in quel momento storico particolare suscitava consensi oceanici.
Oggi, Evita ritorna a far parlare di sé in uno spettacolo presente nel calendario del Sistina a cura di Massimo Romeo Piparo che va a nutrire la fitta trama di ottimi lavori che negli anni hanno portato avanti il suo nome, a cominciare dal musical omonimo di Andrew Lloyd Webber, sul libretto di Tim Rice, che esordì a Londra nel 1978, o al movie Oscar del 1996 di Alan Parker con Madonna nel ruolo eponimo supportata dalla presenza di Antonio Banderas, il Che, che forse la vera Maria Eva Duarte, moglie di Juan Domingo Perón, first Lady argentina dal 1946 fino alla morte nel 1952, non conobbe ma che nella drammatizzazione rappresenta la coscienza di Evita, la voce interiore che la spinge ad osare un destino diverso, che ne sottolinea i successi e le sconfitte e che la cinge di un abbraccio in un tango proprio quando si profila all’orizzonte la sua morte prematura, ad appena trentatre anni. Il Che, ovvero la stessa Argentina, il suo popolo che l’ha amata e idolatrata fino al punto da costruire per lei un mausoleo degno di una faraona.
Il gusto per il colossal è anche in questa produzione romana. Massimo Romeo Piparo ha voluto infatti un imponente impianto scenografico. Le scene di Teresa Caruso riproducono due file di palazzi che si muovono e articolano, aprendosi in terrazze e in tutti i luoghi chiave della vita di Eva, curati nel dettaglio e supportati da proiezioni dei film luce dell’epoca, da effetti speciali e in grado di ospitare fino a un grandissimo cast di artisti, mentre un folto numero di orchestrali esegue la musica dal vivo, con la direzione di Emanuele Friello. A lui il compito di modulare anche i tanghi che alcune coppie di ballerini danzano per accogliere il pubblico con il clima giusto sui marciapiedi di via Sistina e poi nei corridoi del parterre.
Piparo, oltre alla regia ha curato anche l’adattamento in italiano dello spettacolo, traducendo tutti e 27 i testi che compongono l’opera originale. E questo, va ricordato, è un lavoro senza recitativi, solo cantato con le canzoni che narrano in maniera veloce e concisa la vicenda che si vuole rappresentare. Qualcosa, per imprescindibili necessità linguistiche e di metrica, non sempre è stata risolta brillantemente. Basti considerare il verso ‘Don’t cry for me, Argentina’, una delle canzoni più belle del film che diventa ‘Da ora in poi, Argentina’. Ma è applauditissimo ed emoziona, tuttavia.
Protagonista della Evita di Massimo Romeo Piparo è Malika Ayane, cantante di origini marocchine dalla formazione classica presso il Conservatorio e La Scala di Milano, divenuta famosa con i repertori pop e jazz. Non era semplice interpretare un personaggio così complesso e contraddittorio, modulato sullo spirito roboante dell’epoca che, con il carico delle sue umili origini campagnole, dal paesino di Los Toldos, parte alla scalata di Buenos Aires e del mondo, una figura forte, ambiziosa, rivoluzionaria, che ha preteso di estendere alle donne argentine il diritto di voto ad esempio, e si è spesa in numerose battaglie per il suo sesso. Non era semplice neanche gestire le difficoltà tecniche della partitura, che ha registri acuti e sovra acuti e un’estensione vocale differente rispetto a quella della cantante. Malika si è trovata ad affrontare anche problemi di intonazione. E tuttavia la sua interpretazione, il fascino esercitato da una somiglianza dovuta ad un trucco molto appropriato, le magnifiche toilette anni’40, quei tailleur che la fasciavano mostrando appieno le linee del suo corpo magnifico, quell’abito bianco scintillante che è il capo clou di tutto il suo guardaroba ( i costumi davvero belli ed eleganti sono firmati da Cecilia Betona), la sua grazia di ballerina (coreografie di Roberto Croce), operavano una magia presso il pubblico che ha accolto molto bene il suo impegno, giustamente sottolineato dall’applauso.
Autentica scoperta di questa opera-rock è stato invece Filippo Strocchi, che ha all’attivo una presenza importante nel mondo del teatro musicale, non solo in Italia, e che ha disegnato un Che Guevara vero mattatore dello spettacolo, forte di una presenza carismatica ma mai ingombrante, di una voce all’altezza della partitura e di un fisico di prim’ordine che davvero richiama quello del Che. Ottimi ancora Juan Perón di Enrico Bernardi, reso con voce calda e fascinosa e l’Augustìn Magaldi di Tiziano Edini.
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