Caro Bud. Breve iconologia dello zio che tutti avremmo voluto avere

Roma, 24 novembre 2017 – Franco non riesce a crederci: “Un monumento a Bud Spencer?! A Budapest?!”. Ed io, di rimando: “L’hanno inaugurato la scorsa settimana…“. Incalzo: “Se vuoi ti parlo della Germania. Nei miei non infrequenti viaggi in terra teutonica, uno dei miei passatempi preferiti è quello di recarmi nelle librerie per vedere quali sono gli autori italiani letti dai tedeschi. Non immaginerai mai, negli anni, quali sono i tre che ho scovato: Umberto Eco, Roberto Saviano e… Bud Spencer! I Tedeschi lo adorano. Ti faccio un paio di esempi. Il marito di mia nipote, berlinese, ha il poster di Bud a casa. Ancora, camminando per Flensburg, a poche decine di chilometri dal confine con la Danimarca, vedo un adesivo incollato su di un palo della luce: indovina chi c’è sull’adesivo..? Tra le tante, però, quella che m’ha colpito di più l’ho vista in uno studio di tatuatori romani. Che tu ci creda o no, tra i disegni esposti… insomma, a Roma c’è qualcuno che va in giro con un tatuaggio di Bud Spencer”. Mi fermo qui.

L’iconografia è invero sterminata, in Italia come all’estero. Il che è per me una sorpresa, ma fino a un certo punto. Perché Bud Spencer (cinematograficamente parlando) è personaggio nazionalpopolare: Italiano vero, forchetta incontrastata, irriverente e manesco, generoso e indolente. Però, scopriamo, è anche cittadino del mondo. Non a caso, diversi suoi film sono ambientati al di fuori del Belpaese (Stati Uniti, Sud America, Nord Africa). Quindi Bud è “nostro” ma è anche “di tutti”. Grazie all’impronta “internazionalista” di detti film ed anche perché i valori in essi contenuti sono trasversali alla storia e alla geografia.

In conclusione, in Italia come in Germania o in Ungheria o chissà dove, la morale è che, tutto sommato, sarebbe forse meglio poterla risolvere con una zuffa e finirla lì. In definitiva il messaggio era questo. Messaggio “facile”, se vogliamo, quanto lineare. Per come la vedo un po’ più aderente ad una realtà normale in un mondo normale.

Cosa invece assai rara in un mondo che, ahimè, del tutto “normale” non è.

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