Accademia di Santa Cecilia – Pappano dirige Bruckner

La misteriosa Ottava Sinfonia

Roma, 27 maggio – Apoteosi della dimensione spirituale e religiosa del vivere, pervadono l’Ottava Sinfonia, l’opera più ambiziosa, la più vasta di Anton Bruckner: un approdo narrativo dove si coagula e si spande intorno con dovizia di temi il senso più profondo della ricerca di questo straordinario piccolo uomo, la cui modestia resta quasi proverbiale, favorendo un castello di aneddoti che lo avviluppano: Anton con la partitura in mano come un postulante per chiedere al suo dio Richard Wagner di accettare la dedica della sua III sinfonia ed altri , tanti altri ancora. Il ribollente mondo di suoni che vibrano nella sua musica hanno momenti parossistici e minacciosi e pause dall’ardore dove il respiro della tensione si placa d’improvviso e lascia campo a sommesse atmosfere liriche. Tra questi due estremi si tende fino allo spasimo la dimensione mistica d’un uomo toccato dalla fede in Dio e nel soprannaturale. La potenza e la forza espressiva incidono in chi ascolta in questa Sala Grande del Parco della Musica, il cui palcoscenico ospita l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia, coadiuvato dagli splendori della partitura che Sir Antonio Pappano esplora e fa vivere con il  gesto chiaro e imperioso comunicando il senso della profonda meditazione sottesa alla pagina, la sua riflessione che è ricerca e preghiera da un tempo, che pone domande segrete e inevase, sul senso dell’esistenza umana e sulle fragilità dell’uomo di fronte al mistero di Dio.  Pappano, l’archeologo, scava e cerca tracce, libera con uno sfarfallio di mani, la più che lodata  abilità tecnica della compagine ceciliana, la forza interpretativa, quella sua inimitabile cantabilità che ne fanno una delle dieci più rinomate orchestre sinfoniche del mondo, e si protende verso l’esibizione con una lettura molto meditata che accomuna la sua profonda umanità, il rispetto per la pagina e la stima di cui è circondato e da lui riversata poi ai suoi professori.

“Ascoltare l’Ottava di Bruckner è un’esperienza religiosa” dice Antonio Pappano . “La sua musica è come una cattedrale sia da un punto di vista architettonico che sonoro e queste pagine sono assai vicine al mio cuore. È un pezzo dalle dimensioni mastodontiche, come gigantesca è l’Orchestra”. E ancora:” Per me questa dell’Ottava è un’esperienza molto personale, un’esperienza dell’anima”.

L’Ottava Sinfonia in do minore, composta fra il 1884 e il 1887, poi rivista e revisionata a lungo, fu presentata per la prima volta dai Wiener Philharmoniker diretti da Hans Richter il 18 dicembre del 1892. Era una grossa affermazione del musicista austriaco destinata ad avere notevoli conseguenze sulle tendenze più conservatrici e antimoderniste della cultura che inaugurava il primo Novecento, proprio mentre si andavano avvertendo in prodromo le istanze di quella schiera di compositori che lavoravano sul linguaggio musicale, che avrebbe dato vita alla rivoluzionaria tecnica dodecafonica e che la storia ricorda con il nome complessivo di Seconda Scuola di Vienna. Ma era anche il punto di partenza dell’equivoco Bruckner che avrebbe relegato l’intera opera del musicista in un ambito reazionario ignorando quindi la qualità innovativa del suo linguaggio musicale di stimolo alla formulazione delle nuove teorie viennesi formulate nello scorcio fra Ottocento e Novecento. In una lettera inviata al direttore d’orchestra Felix Weingartner, Bruckner tracciò una sorta di guida atta a spiegare il programma sotteso alla sua opera monumentale, il significato dei diversi movimenti, secondo il quale nel finale del primo atto si rappresenterebbe un  Todverkündigung (annuncio di morte), nello Scherzo si disegnerebbe una caricatura popolare del tipo tedesco, il Deutscher Michel, sulla falsariga dello Zio Sam statunitense, mentre il Finale, uno dei movimenti più lungi, assieme a quello d’esordio,  rievocherebbe l’incontro dei tre insigni monarchi che tenevano allora in pugno l’Europa intera, Francesco Giuseppe d’Austria, lo zar russo, Alessandro III e il Kaiser tedesco Gugliemo I. Diversi studiosi hanno evidenziato come la lettera volesse nell’intenzione del compositore risvegliare l’interesse del direttore Weingartner, notoriamente assai appassionato della forma del Poema Sinfonico, presentandogli la sua opera come una musica narrativa, che raccontava le motivazione dell’ispirazione. Anche al pubblico della prima esecuzione venne fornito un programma più esteso ed esplicito, scritto da Joseph Schalk, un allievo del compositore. Inesso si giocava con figure mitologiche come Prometeo, Faust, ma anche con gli arcangeli Raffaele e Michele con la sua spada fiammeggiante. Tutte queste spiegazioni tuttavia sono delle costruzioni a posteriori che non arrivano a spiegare l’intensità espressiva di una musica tanto complessa.

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