Spettacolo

Accademia Nazionale di Santa Cecilia – Prokofiev e Khachaturian con il violinista Tjeknavorian diretto da Juraj Valcuha

Le tre melarance e l’angelo di fuoco

Le tre melarance e l’angelo di fuoco

Roma, 16 novembre 2019 – Incastonato da due brani di Prokofiev, ecco il “Concerto in re minore per violino e orchestra” di Aram Khachaturian. È l’occasione per potere ascoltare nella programmazione settimanale dell’Accademia di Santa Cecilia il giovanissimo Emmanuel Tjeknavorian, uno straordinario talento in rapida ascesa mondiale, che fa vibrare le corde di uno Stradivari del 1698, donatogli generosamente da un benefattore della “Beare’s International Violin Society” di Londra. Tjeknavorian, armeno nato a Vienna, è stato introdotto dai suoi familiari musicisti ad appena cinque anni allo studio del violino e a sette ha tenuto il primo concerto con orchestra. Da allora, una carriera in ascesa che lo ha portato a suonare con le maggiori orchestre del mondo, come i Wiener e la Bruckner Orchestra di Linz, la Filarmonica di San Pietroburgo, la Filarmonica della Scala e oggi con l’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia per la direzione dalle più celebrate bacchette dello star system.
A Roma giunge per la prima volta a proporre il “Concerto in re per violino e orchestra” di Khachaturian sotto la direzione di un altro giovane musicista Juraj Valcuha, che ha al suo attivo un bel percorso in Italia, dove ha già diretto stabilmente (dal 2009 al 2016) l’Orchestra Rai di Torino e oggi è approdato con lo stesso incarico al Teatro San Carlo di Napoli.
Il Concerto per violino in programma viene a sfatare il giudizio di chi voleva Khachaturian strettamente legato alla stile del realismo sovietico imposto da Stalin nel 1934. Nel concerto semmai si avvertono radici che pescano nel linguaggio occidentale e soprattutto in quello della musica popolare mediato dallo studio del gruppo dei Cinque che auspicava una maggiore influenza del nazionalismo russo, qui il sapore orientaleggiante di molti suoi temi, il lirismo sostenuto e temi di danze di colore popolare, anzi tribale, ricordano modalità sia vicine alla Georgia (il musicista era nato a Tblisi), come alla Nazione armena, di cui legittimamente faceva parte per le origini familiari. Esempio ormai assodato di espressione di neo-nazionalismo caucasico e modernista, il Concerto fu scritto nel 1940 e dedicato al celebre solista David Oistrach, grandissimo estimatore di queste pagine esaltanti che richiedono al violinista grande maestria virtuosistica. Ed Emmanuel Tjeknavorian ha dato una prova altissima delle sue qualità artistiche frutto certo di uno studio brillante ma anche di grande sensibilità e la lunga cadenza che conclude il primo movimento ‘Allegro con fermezza’ ne da’ prova magistrale. Ma va sottolineata anche l’abilità nel tracciare tutte le figure orientaleggianti e sinuose con i gruppetti e le appoggiature e quella interpretazione profonda, che modula momenti malinconici nell’Andante fino allo scatenarsi del Finale con le sue acrobazie sonore. L’Orchestra, la nostra grande Orchestra, reduce da una trionfale tournée europea condotta da Sir Antonio Pappano con Martha Argerich al pianoforte, ha saputo sostenere i vari ruoli assegnatile diventando soave sostegno delicato come un velo o scatenandosi in sfrenate danze folkloristiche sotto la guida perfetta e decisa, senza slabbrature di movimenti come si conviene di Juraj Valcuha.
Il programma accoglieva anche la musica di Prokofiev, musica che racconta storie.
La Suite tratta dall’opera “L’amore delle tre melarance” condensa in sei momenti la l’amore di Tartaglia e Linetta, presentando ‘I Ridicoli’, ‘Il mago Celio e la Fata Morgana che giocano a carte’ (Scena Infernale), la ‘Marcia’ (il più celebre brano dell’intera suite), poi lo ‘Scherzo’, ‘Il Principe e la Principessa’ e ‘La fuga’ finale. Si basa su una antica novella del Basile (l’autore de ‘Lu cuntu di li cunti’), ripresa da Carlo Gozzi e assai apprezzata da Prokofiev per lo spirito che la anima, che partendo dall’antico mondo della commedia dell’arte, offre personaggi fantasiosi nei quali adombrare metaforicamente la realtà storica dell’autore.
La Sinfonia n.3 in do minore è la trasposizione sinfonica di buona parte della musica scritta per l’’Angelo di Fuoco’ un’opera sfortunata, dove rifulge un simbolismo visionario in un tessuto farcito di esoterismo ad illustrare il personaggio di Renata combattuta fra le fantasie tutte terrene ed erotiche per Madiel, il suo stesso angelo custode e il cavaliere Ruprecht che vorrebbe salvarla dalle furie demoniache che la possiedono. L’opera nella forma sinfonica fu composta nel 1928 e conosciuta in Italia nel 1933.

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