A Roma, lo spettacolo di Vera Stasi

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 La Compagnia di danza contemporanea Vera Stasi presenta lo spettacolo ON OFF dal 7 al . . .

12 ottobre nel cartellone autunnale del Teatro Vascello di Roma.
Si tratta della seconda tappa nel percorso di sviluppo del lavoro, iniziato nel 2006. Chi ha già assistito allo spettacolo due anni fa, avrà modo di apprezzarne la crescita creativa, chi non lo conosce potrà scoprire la fecondità del rapporto instaurato dai suoi autori. ON OFF nasce infatti dalla collaborazione tra autori e interpreti diversamente impegnati nella ricerca sul movimento e sul suono: Silvana Barbarini, coreografa della compagnia, Johannes Dimpflmeier, artista italo-tedesco che vive e lavora a Tuscania, Luigi Parravicini, compositore e polistrumentista, che nello spettacolo trae sonorità complesse e intriganti dagli strumenti improbabili e affascinanti che incontra via via, Eugenia Amisano, Cristina Failla, Caterina Genta, Nadia Scarpa e Amoni Vacca, danzatori versatili che a loro volta “muovono il suono” o le cose attraverso il loro movimento, le loro azioni, la loro voce. Johannes Dimpflmeier crea sculture in movimento, strumenti musicali, macchine sonore utilizzando strumentazioni semplici come cellule fotoelettriche, sensori, amplificatori e microfoni a contatto, riesce a trasformare in suono l’energia luminosa o quella dei muscoli, a captare a distanza ultrasuoni.
La scrittura drammaturgica di Silvana Barbarini è strettamente legata a questi oggetti, alla loro concretezza. Le diverse azioni sceniche sono collocate in un luogo che via via si trasforma per accoglierle, che potrebbe essere ‘il laboratorio dell’artista’, o lo spazio della sua fantasia. Qui gli interpreti, ora protagonisti, ora servi di scena, giocano tra loro e con i diversi macchinari. Entrando in relazione con la specificità di ogni scultura/strumento ne mettono in luce sia il funzionamento che il potenziale poetico ed espressivo. L’elettricità che accende gli apparecchi (da cui il titolo) fa vibrare anche i personaggi, e crea uno scambio fecondo tra tecnologia e mondo organico, rende vive le macchine e burattini elettrici i danzatori.
Lo spettacolo, teso tra realtà e astrazione, mette in scena una sorta di genesi rovesciata: sono le macchine a dare vita ai corpi umani, dapprima solo ombre. Ma il tono non è apocalittico, anzi è la fantasia a dominare la scena e a impadronirsi dello spettatore.

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