Scienza

IL DIABETE MELLITO EPIDEMIA DEL TERZO MILLENNIO

 

Diabete Mellito: malattia caratterizzata da aumento della concentrazione di glucosio (glicemia) nel sangue. Le recenti stime, parlano di una popolazione italiana affetta da tale malattia con una percentuale del 4,5%.

(Prof. Enzo Sforza)

Per maggiori informazioni ne parliamo con il Prof. Vincenzo Sforza, Endocrinologo e Internista Responsabile del Raggruppamento Medico della Casa di Cura Villa Tiberia, con sede in Roma, via Emilio Praga 26, tel. 06/820901, il quale, cortesemente, ci risponde:


Le più importanti forme di diabete mellito,  sono il tipo 1, ad esordio giovanile, definito in passato come insulino-dipendente poichè i pazienti hanno bisogno della somministrazione di insulina per poter vivere, ed il tipo 2, prima conosciuto come non insulino-dipendente suscettibile di trattamento con farmaci così detti ipoglicemizzanti orali.

Le statistiche ci dicono che questa malattia colpisce maggiormente gli uomini (53,1%).Questa disparità è legata, secondo gli esperti, alla composizione ormonale. Negli uomini la presenza di ormoni maschili favorisce, infatti, la formazione di adipe addominale direttamente collegata all’insorgenza del diabete, mentre l’obesità tipica femminile è localizzata sul giro vita.

Sono a rischio di sviluppare il Diabete:
  • Familiari di soggetti diabetici;
  • Donne già affette da diabete gestazionale o che abbiamo partorito feti macrosomici:
  • Soggetti obesi:
  • Soggetti affetti da ipertensione arteriosa essenziale, ipercolesterolemia e/o ipertrigliceridemia.

Al di sopra dei 45 anni. è opportuno eseguire un esame della glicemia, da ripetere, se normale, ogni due anni. Infatti quanto più precoce è la diagnosi, tanto più efficace è la terapia mirata alla prevenzione delle complicanze croniche.

Non esiste una cura radicale per il Diabete.

È tuttavia possibile prevenire le gravi complicanze croniche della patologia mantenendo un controllo adeguato della glicemia con le terapie oggi disponibili. L’obiettivo da perseguire è ottenere nel diabetico, valori di glicemia il più possibile vicini alla norma, minimizzando nel contempo il rischio di ipoglicemia.

Si può ritenere a buon diritto che l’automonitoraggio della glicemia (effettuato ottenendo con una lancetta una goccia di sangue dal polpastrello da collocare sulla striscia reattiva inserita nel “meter”) rappresenti il più importante progresso, nella terapia del diabete, compiuto negli ultimi 50 anni.

Infatti, soltanto con la rilevazione domiciliare della glicemia, in momenti diversi della giornata, è possibile avere le indicazioni necessarie per l’aggiustamento della terapia farmacologica o per le modificazioni da apportare alla dieta o all’attività fisica.

L’automonitoraggio glicemico è perciò un elemento fondamentale nel processo di educazione dei soggetti diabetici all’autocontrollo e, associato ad una terapia razionale, consente oggi di prevenire le complicanze croniche del Diabete, di ridurre in modo sostanziale l’inabilità e la mortalità prematura indotta da questa malattia e di abbattere, di conseguenza, i costi in termini personali di sofferenza ed economici sociali causati dalla malattia stessa.

Cosa ci porterà il futuro?

In futuro sarà forse possibile somministrare l’insulina sotto altre forme alternative a quella iniettiva, che renderà certamente più semplice la gestione terapeutica da parte dei pazienti diabetici, soprattutto bambini, adolescenti e anziani.

Proseguono le ricerche volte a scoprire la causa (o le cause) del diabete e, soprattutto, i metodi per prevenirlo; in particolare si sta cercando di identificare i geni che possono essere coinvolti nel determinismo del diabete di tipo 1 e 2. Sono stati già identificati alcuni indicatori genetici per il diabete di tipo 1, ed è ora possibile verificare, fra i parenti di soggetti diabetici, quelli a rischio di ammalarsi.

Il trapianto di pancreas, o delle cellule beta del pancreas che producono l’insulina, offre la migliore speranza per una cura definitiva delle persone affette da diabete di tipo 1 a fronte, comunque, di potenti e costose terapie immunosoppressive antirigetto che causano notevoli effetti collaterali per il paziente.

Per il diabete di tipo 2 l’attenzione è particolarmente concentrata sui metodi di prevenzione, sull’identificazione dei soggetti a rischio incoraggiandoli a ridurre il loro peso corporeo, a svolgere un maggior esercizio fisico e a seguire un’alimentazione corretta.

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