Politica

Una crisi paradossale

Bersani ha coniato la parola “rimodulare”, per giocare sui tempi e sui modi, per non consentire l’abrogazione dell’IMU sulla prima casa.

Oggi è la volta di Letta che inventa la parola “paradossale” per una crisi di governo ormai virtuale e la cui aria diventa ogni giorno più palpabile.Bene, non più “maggioranza e opposizione sono ai ferri corti” ma semplicemente “nella maggioranza sono ai ferri corti”. Due gli elementi in gioco: decadenza dalla funzione senatoriale di Berlusconi, dopo la sentenza, non giuridica ma politica, della Cassazione e su cui si pronuncerà il Senato il 9 Settembre e, strettamente connessa a questa, la tenuta dell’esecutivo. Le vicende, in Italia, funzionano così: se si smentisce troppo una cosa, significa che è già programmato che essa avvenga e la crisi di governo è stata smentita da quando il governo è stato costituito. Questa situazione altalena da una parte e dall’altra per cui Letta, come si vede sicuro nel suo scanno di Presidente del Consiglio, così si vede con la lettera di dimissioni nelle mani. A questo punto che cosa succede? Napolitano grida al pericolo che una crisi potrebbe essere drammaticamente fatale per il paese e a questo fa eco Letta nell’esortare tutti ad assumersi le proprie responsabilità perché una crisi di governo, oggi, con una ripresa “a portata di mano”, potrebbe essere “paradossale”. Beh, è uscita fuori anche questa parola, “paradossale”. Che cosa significa? Significa soltanto, e Letta lo sta spiegando a chiare lettere almeno da una settimana, che una   crisi interromperebbe il “cammino della speranza” che il governo sta percorrendo. Ma questo vuol dire che un governo che dovrebbe fare le cose concrete, va avanti a forza di speranze? Per tutta risposta, ecco che negli ultimi giorni la frase cambia e diventa: “sarebbe paradossale far cadere il governo oggi, che si possono cogliere grandi opportunità”. Dunque di “frutti”, i tanto agognati “frutti” che tutti si aspettano, non se ne parla nemmeno, ma si “colgono opportunità”. Inoltre, fino a ieri, si è detto che l’uscita dalla crisi era “a portata di mano” ma oggi, a questa fantasmatica uscita dalla crisi, non se ne fa più cenno ma si fa appello alla responsabilità e alla lungimiranza di tutti e si parla di “terra promessa”. Qui, non siamo al Tempio, durante la funzione; qui le “speranze” e le “terre promesse” di sapore biblico non hanno grande significato e possiamo dire che l’unica cosa che ci sia di “paradossale” è la situazione in cui un governo, che fino a ieri gridava alla catastrofe economica in quanto il bilancio, nonostante il salasso fatto agli italiani, non quadrava e la “crisi” imperversava impietosa e imponeva ai contribuenti altri sacrifici, oggi, improvvisamente, e non sappiamo per quale prodigio, ci fa vedere il “superamento della crisi a portata di mano”. Tutto ciò però avviene senza un pur striminzito straccio di politica economica, che non esiste. Questo sì è davvero paradossale!

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