Politica

Tutti a casa in libertà vigilata gli ex terroristi rossi a Parigi

Effetti dell’accordo Draghi Macron

Roma, 30 aprile 2021 – Parigi. La giornata è cominciata con Luigi Bergamin e Raffaele Ventura che hanno deciso di costituirsi, recandosi direttamente e in compagnia dei loro avvocati al Palazzo di Giustizia.
Per loro si pensava che la fine dello stato di fermo sarebbe stata concessa con una giornata di ritardo rispetto agli altri 7 arrestati ieri, che hanno trascorso la notte nei locali della SDAT, la vice direzione anti-terrorismo, che si trova a nord di Parigi, a Levallois-Perret.
Infatti alle 6 sarebbero scadute le 48 ore di fermo solo per i 7 arrestati ieri mattina. I giudici hanno invece convenuto di porre fine al fermo per tutti, accompagnando la decisione con misure cautelari: fra queste, il divieto di lasciare il territorio francese e l’obbligo di presentarsi a orari prestabiliti al commissariato di Polizia più vicino al luogo di residenza.
I nove hanno dovuto anche lasciare i propri documenti di identità alle autorità giudiziarie e hanno l’obbligo di presentarsi ad ogni convocazione.
Resta introvabile il solo Maurizio Di Marzio, evidentemente in attesa di prescrizione che per lui scatterà il 10 maggio.(Redazione ANSA30 aprile 2021)

La notizia è ovviamente dilagata e tutti i benpensanti, giovani e meno giovani, si sono complimentati con il Capo del Governo Draghi che ne aveva fatto richiesta e il Presidente Macron che ha concesso la cattura, superando la Dottrina Mitterand.

Bene. Dopo questo importantissimo evento, dobbiamo ora auspicare che in Francia si faccia piena luce dopo decenni sulla tenebrosa scuola di lingue Hyperion.

Vediamo cos’era. Il primo ad accennare all’esistenza di una centrale eversiva a Parigi è stato Giulio Andreotti.
Lo fece in un’intervista per “Il Mondo” il 20 giugno del 1974: «Sono tutt’ora convinto che una centrale fondamentale, che dirige l’attività dei sequestri politici per finanziare i piani d’eversione e che coordina lo sviluppo terroristico su scala anche europea, si trova a Parigi».

Nel 1980 a una domanda sull’esistenza di un ipotetico “cervello” del terrorismo italiano, un “Grande Vecchio” delle Brigate Rosse, Bettino Craxi dichiarò testualmente: «Quando si parla del Grande Vecchio bisognerebbe riandare indietro con la memoria, pensare a quei personaggi che avevano cominciato a far politica con noi, che avevano dimostrato qualità, doti politiche, e che poi improvvisamente sono scomparsi. Però, dico, ci sarà pure chi ha continuato nella clandestinità. Magari sarà oggi a Parigi a lavorare per il partito armato».

Da più parti si è sempre ipotizzato un centro occulto che da Parigi ha manovrato i terrorismi nazionali, non solo europei.

In Italia molti vedono in Corrado Simioni, un ambiguo personaggio definito dalla Commissione Stragi come “figura enigmatica”, che dalla fine degli anni Cinquanta, e sino al 1965, ha militato nella corrente autonomista del PSI proprio in stretto contatto con Bettino Craxi. Simioni, assieme ad altri due italiani, Duccio Berio e Vanni Mulinaris sono i referenti della scuola di lingue Hyperion ubicata guarda caso a Parigi, in Quai de la Tournelle al civico 27. Intanto, nel 2015 è stato ascoltato dalla Commissione Parlamentare d’ inchiesta sul caso Moro in merito alle sue indagini proprio sull’Hyperion, l’ex PM Pietro Calogero, nonostante il tempo passato.

Calogero, grandissimo Magistrato (da me ben conosciuto durante il mio triennio di comando della Legione CC Veneto in Padova (2006/09), ovviamente con interessanti conversazioni, quale Procuratore Capo della Repubblica e Procuratore Generale della Corte d’Appello di Venezia), ha infatti raccontato cose molto interessanti, in parte “secretate” per scelta del Presidente Fioroni.
Il Magistrato aveva già esposto la sua esperienza in un libro pubblicato alcuni anni addietro e passato piuttosto inosservato nel quale, tuttavia, non aveva riportato almeno un paio di rivelazioni messe ora a disposizione della Commissione Moro: “Aspettavo che mi chiamasse un organismo d’inchiesta per poter dire qualcosa in più”.
Non gli sembrava serio metterle in un libro, tiene a parlare solo nelle sede istituzionali: lo ripete ai giornalisti che lo aspettano fuori dal Palazzo di San Macuto.
Calogero ha raccontato innanzitutto che un Capo dei Servizi della P2 boicottò l’indagine sulla scuola di lingue Hyperion, “una centrale informativa legata alla intelligence americana e impegnata in una azione informativa e di controllo dell’espansione comunista in paesi chiave dell’Europa”.
Il Pubblico Ministero, in quei giorni, ricevette una telefonata del Ministro dell’Interno dell’epoca, Virgilio Rognoni, che gli assicurava tutto il suo sostegno e la disponibilità piena di due ottimi investigatori, Luigi De Sena e Ansoino Andreassi ( entrambi purtroppo scomparsi). Il suo team si mise al lavoro, riuscì ad individuare una sede in Normandia della scuola di lingue.
Lì telefonavano tutti gli uomini intercettati: ma quell’utenza era superprotetta e così la villa, “circondata da un triplice anello concentrico di sensori molto sofisticati che impedivano ogni avvicinamento. I nostri colleghi francesi ci spiegarono che si trattava di una sede coperta della Cia che possedeva ville di quel genere in altri capitali europee utilizzando apparecchiature così potenti”.

“Sicuramente – ha aggiunto il Presidente della Commissione Parlamentare, On. Giuseppe Fioroni – capirono anche che almeno una parte del Servizio non voleva indagare…”.
Gli investigatori di Calogero scoprirono altre sedi in Belgio e a Londra dove si recarono chiedendo aiuto a Scotland Yard che ufficialmente non sapeva nulla, ma accadde un fatto strano: “La stanza d’albergo di De Sena fu messa sottosopra, nulla fu portato via, neanche uno spillo: un avvertimento chiaro. De Sena mi chiamò, gli dissi di lasciar perdere e di rientrare. Solo gli inglesi sapevano di quella missione. Ci mandavano a dire in quel modo che non erano disponibili a collaborare”.

Ora, diciamo di aver letto e recensito, anni addietro, su questa testata, il citato libro, che porta la firma di Pietro Calogero, dal titolo: “Terrore rosso, dall’Autonomia al partito armato”. Pietro Calogero, come chi ha gli anni giusti e memoria lunga per ricordare, già nel 1979, quand’era alla Procura di Padova, con la sua inchiesta storica “7 aprile”, toccò un ambito importante e strategico: il rapporto fra i dirigenti storici di Potere operaio (e poi Autonomia), Toni Negri in testa, e le Br. Secondo la tesi investigativa, esistevano legami talmente stretti che addirittura si poteva individuare nella leadership dell’Autonomia il “cervello politico-intellettuale” dell’organizzazione militare brigatista. Questo ruolo, secondo Calogero, Negri e gli altri lo avrebbero svolto a Parigi, all’ombra dell’istituto di lingue chiamato Hyperion, fondato nel 1974 da Corrado Simioni. Ma la sua inchiesta non andò a buon fine perchè sabotato da pilotate improvvide campagne di stampa, mentre gli inquirenti francesi, che avevano inizialmente promesso collaborazione, all’improvviso la negarono e il Magistrato padovano non riuscì ad avere gli elementi utili al proseguimento dell’importante indagine giudiziaria. Il 7 aprile 1979, furono effettuate centinaia di perquisizioni in tutta Italia, con l’arresto, sulla base di 22 ordini di cattura firmati da Calogero, nei confronti di 15 esponenti di “Autonomia Operaia”, tra cui Toni Negri e Oreste Scalzone, mentre fuggirono all’arresto, tra gli altri, il noto Franco Piperno.

Erano tutti professori, assistenti e studenti universitari e giornalisti, tutte persone di alta cultura, tutte protese ad avvelenare non solo le coscienze con i loro scritti, ma disposti anche ad imbracciare le armi, come si evince dai capi di accusa. Dodici degli imputati furono incriminati anche “per aver organizzato e diretto un’associazione denominata Brigate Rosse al fine di promuovere l’insurrezione armata contro i poteri dello Stato e mutare violentemente la Costituzione e le forme di governo sia mediante propaganda di azioni armate contro persone e cose…”.

Concludendo, con quanto verificatosi con l’intesa Draghi-Macron, possiamo dire che potrebbe iniziare a chiudersi la storia opaca del Novecento italiano, con la speranza di una nuova epoca di luce in questa Italia dei misteri; si, dei misteri, tanti, troppi!

Per chi interessato, altro mio articolo del 31 ottobre 2018 su questa testata, di cui è direttore Salvatore Veltri, sugli importantissimi lavori della Commissione Parlamentare presieduta dall’On. Fioroni sul caso Moro, che ha disvelato alcuni aspetti non conosciuti dell’immane tragedia del terrorismo italiano.

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