Politica

Quando Prodi mandò la Marina Militare a fermare l’esodo degli albanesi…La situazione in Puglia..allora..

Roma, 04 luglio 21019 – Non ci inseriamo nel gran tema politico teatrale della Comandanta tedesca della ‘Sea Watch 3′ Carola Rakete, arrestata con provvedimento non convalidato dal Gip, ma vogliamo solo ricordare che la Suprema Corte di Cassazione Sez III con sentenza del 23 settembre 2009 n 31403, ha ribadito che le Motovedette della GdF hanno la qualifica di NAVE DA GUERRA… perchè nelle funzioni di Polizia Marittima..risultano comandate ed equipaggiate da personale militare…
Tornando all’articolo de ‘Il Tempo.it’ leggiamo: “”Ma la sinistra che oggi dice no al blocco navale, era dello stresso avviso anche in passato? Neanche per idea. Nel 1997, quando Premier è Romano Prodi, Ministro dell’Interno Giorgio Napolitano e della Difesa Beniamino Andreatta, il problema non si chiama Libia, ma Albania. Una nazione (veramente ndr)  in preda alla guerra civile e dalla quale partono migliaia di disperati che tentano di raggiungere l’Italia sui barconi. Il 28 marzo di quell’anno, al largo di Brindisi, l’imbarcazione albanese «Kater I Rades» viene speronata e affondata dalla corvetta «Sibilla» della nostra Marina militare che stava tentando di bloccarne il passaggio. Muoiono 81 immigrati, 27 i dispersi. È in quel momento che si scatenano le polemiche sul blocco navale e i respingimenti adottati. Ma se i vertici di quel governo negano e parlano di «pattugliamento», pochi giorni prima di quel disastro le navi della Marina Militare ricevono l’ordine di spingersi fino ai limiti delle acque territoriali albanesi per intercettare le imbarcazioni di profughi. Non solo. L’ Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, analizzando le scelte messe in atto dall’Italia nell’Adriatico, aveva anche posto sotto accusa proprio il blocco navale deciso dal nostro Paese…Dopo l’affondamento della «Kater I Rades», il governo Prodi e i suoi Ministri vengono ovviamente assaliti…Pochi mesi dopo, l’Osservatorio permanente Italia-Albania chiede l’incriminazione del Governo per l’affondamento dell’imbarcazione albanese e Monsignor Luigi Di Liegro, direttore della Caritas di Roma, afferma che «il blocco, scelta razzista, va condannato insieme a chi l’ha autorizzato»””. Fin qui l’articolo de Il Tempo.it…Comunque, questa la politica di allora….piaccia o no…!!!

A seguire, l’ ‘Operazione Primavera’ fu una operazione di ordine pubblico condotta in Puglia dal 28 febbraio 2000 per il contrasto al contrabbando di sigarette e generi di monopolio. Tra il 1997 ed il 2000, le coste pugliesi furono il teatro dello sbarco di carichi di sigarette provenienti da Albania e Montenegro. Il tutto avveniva sotto la regia di esponenti appartenenti alla Sacra Corona Unita che, successivamente, ne curavano il trasporto e la distribuzione sul territorio regionale e campano, utilizzando un parco veicoli composto da fuoristrada di serie, ma rivestiti di lastre, tubi, traversine e grate in acciaio tali da renderli mezzi corazzati blindati, atti a speronare gli automezzi in dotazione alle Forze dell’Ordine.
Per tutta risposta, il 28 febbraio il Ministro dell’Interno Enzo Bianco diede il via all’ Operazione Primavera, così battezzata riferendosi alle proverbiali pulizie di primavera. Venne inviato in Puglia un contingente di 1.900 uomini, di cui 700 carabinieri (in maggior parte del 1º Reggimento Carabinieri paracadutisti “Tuscania”, 700 unità dei Reparti mobili della Polizia di Stato e 500 Finanzieri. In 17 giorni furono arrestate 92 persone, alcune delle quali anche all’estero, e denunciate 135. Furono sequestrati 8.18 tonnellate di sigarette, 44 fuoristrada blindati, 500 chilogrammi di esplosivo e 18 tra vetture, autocarri e natanti utilizzati per i traffici illegali. Furono inoltre sequestrati 886 chilogrammi di hashish e marijuana, 1.05 chili di eroina e 700 grammi di cocaina, oltre ad armi, munizioni e apparecchi ricetrasmittenti.
Al 15 giugno, erano stati registrati 537 arresti, sequestrati 32.286 t. di Tabacchi Lavorati Esteri (T.L.E.), 45 kg di eroina, 13.8 kg di cocaina, 5045 kg di marijuana ed hashish, 502 kg di esplosivo. Già nel giugno 2001 il fenomeno del contrabbando poteva definirsi archiviato, non solo per l’intervento dello Stato ma anche grazie ad un inasprimento della legislazione penale per la fattispecie di reato.
Tuttavia, negli anni seguenti si assistette ad una lenta ripresa delle operazioni con altre metodiche..
Dal quadro delle condizioni della sicurezza pubblica pugliese, nel periodo di mia permanenza al Comando Provinciale di TARANTO ( 1997-2001), si ravvisava, all’epoca, un incremento del totale generale dei delitti rispetto agli anni precedenti. Erano ovviamente attivi contatti con elementi della malavita albanese e della ex Jugoslavia (specificatamente del Montenegro), finalizzati alla migliore gestione dei settori dell’illecito tradizionali, che continuavano ad essere i traffici di sostanze stupefacenti, di armi ed il contrabbando di t.l.e. Tale attività era svolta da “squadre contrabbandiere”, sia autonome che “sottomesse” ad organizzazioni di tipo mafioso. I contrabbandieri si avvalevano di un sistema collaudato ed efficacemente utilizzabile anche per altre tipologie di traffici illeciti, quali l’immigrazione clandestina, il trasporto di droga e talvolta di armi, provenienti principalmente dalla ex Jugoslavia e di recente anche dall’Albania.
A conferma di ciò c’erano i crescenti sequestri, da parte delle Forze dell’Ordine, di sofisticati apparecchi tecnologici e di automezzi “blindati”, con “rostri” robusti e spessi vetri antiproiettile, utilizzati per assicurare il crescente valore economico dei trasporti illeciti.
Da qui, anche l’efferata violenza dimostrata dai contrabbandieri nella difesa dei carichi dagli interventi delle Forze dell’Ordine, che talvolta degenerava in speronamenti di autovetture delle forze di polizia , con il coinvolgimento anche di persone inermi. Ne furono tragica testimonianza, tra i tanti episodi, quelli avvenuti, nel 1999, ad Ascoli Satriano (FG), con la morte di due coniugi investiti da un’auto che viaggiava a fari spenti; a Fasano (BR), con la morte di una donna coinvolta in un incidente stradale provocato da una autocolonna di veicoli di contrabbandieri che viaggiava a fari spenti ed, infine, a Castellaneta (TA), con lo speronamento subito da un’auto dei Carabinieri di Monopoli (BA) ad opera di un autocarro blindato di contrabbandieri postosi in fuga verso la provincia di Taranto.
Il blocco di questo “mostro” fu particolarmente “periglioso”, con scene da film!! Pensare che per chilometri l’autocarro (grande come un TIR, tutto nero, con imponenti “rostri” anteriori e vetri blindati), una volta intercettato , marciò inseguito dalle nostre autoradio….Fu anche fatto decollare un elicottero dell’Arma da Gioia del Colle, per le ulteriori ricerche, che si conclusero, dopo reiterati tentativi di speronamento, sventati dalla bravura dei nostri abilissimi conduttori, solo dopo che un capoequipaggio del Nucleo Radiomobile di Castellaneta, affiancatosi al camion in fuga, imbracciato l’ M12, ebbe la determinazione di scaricare i due caricatori di dotazione della mitraglietta sulle gomme piene di silicone del pesante mezzo, facendole letterarmente disintegrare. Da un controllo al cassone, si rilevò che non c’era carico di sigarette, e alla domanda ovvia del personale operante, circa la mancanza di “merce”, fu risposto, dai due occupanti, che in tutta la Puglia solo due erano gli autocarri blindati, adibiti al trasporto di sigarette, per cui non ci si poteva permettere il lusso di un .. abbandono. Non appena il camion (del quale conservo le foto nel mio archivio personale, per ricordo) fu ricoverato in un deposito sulla SS 106, si accertò che autovetture “strane” stavano monitorando la zona. Quindi, per il pericolo che l’organizzazione contrabbandiera potesse, nel corso della notte, con un bliz anche armato, riappropriarsi del camion, fu deciso di smontare le ruote e, addirittura, di far togliere il motore dal suo vano.
Concludendo, il fenomeno dell’immigrazione clandestina vedeva coinvolte, principalmente, a fattor comune nelle varie aree d’interesse, organizzazioni criminali albanesi, di ormai provata affidabilità nella gestione di traffici illeciti, a tal punto da aprire la strada anche a contatti con la criminalità organizzata pugliese e, talvolta, siciliana, interessata soprattutto ai connessi traffici di stupefacenti e di armi. Ricordo, in proposito, l’ “OPERAZIONE TARENTUM“, del mio Comando Provinciale, che portò all’emissione (27.3.99) di 20 provvedimenti restrittivi per associazione di tipo mafioso finalizzata al traffico di stupefacenti, di t.l.e., al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina ed altro, a carico di gruppi malavitosi operanti nel tarantino e brindisino. In periodo successivo. Si procedette anche al sequestro dei beni, applicando la Legislatura Antimafia, nei confronti del Boss Cinieri e altri, giungendo alla confisca dei beni.

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