Ma veramente vogliamo combattere solo così la prostituzione?

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Ci eravamo occupati della prostituzione nel numero di aprile 2007 per affermare  che il fenomeno poteva . . .

essere combattuto esclusivamente con un intervento del Governo o del Parlamento ma la scorsa legislatura ha soltanto abbaiato alla luna senza però occuparsi minimamente della problematica.
E si, perché nessuno dei vecchi parlamentari aveva il problema sotto casa sua quindi andavano bene le parole, ma meglio ancora  le frequentazioni, magari anche in albergo con una coppia di prostitute.
Dopo 50 anni, finalmente, qualcosa sembra essersi mosso e si cerca di cambiare la legge Merlin.
Chi sa che la data dell’11 settembre, che ha portato lo scompiglio nel mondo, possa essere anche la data del debellamento della prostituzione in Italia.
Quello che ci preoccupa invece, è il testo dell’art.1 primo comma “chiunque, in luogo pubblico o aperto al pubblico, esercita la prostituzione ovvero invita ad avvalersene, è punito con l’arresto da 5 a 15 giorni e con l’ammenda da 200 a 3000 euro”e all’art.4 del disegno abroga il vecchio art.5 della legge 20.02.1958 nr.75, che recitava, fra l’altro “le persone dell’uno e l’altro sesso che in luogo pubblico o aperto al pubblico, invitano al libertinaggio in modo scandaloso o molesto; che seguono per la via le persone, invitandole con atti o parole al libertinaggio”  
La Polizia Giudiziaria e poi il magistrato nella sua autonomia, nel vedere le donne per strada, vestite in maniera oscena ma silenziosa, possono ravvisare il reato di prostituzione se l’atto non viene consumato o la si sorprende a contrattare la prestazione, e non invece “mi stava chiedendo l’ora”? L’articolo non prevede alcunché sul modo di vestire o sostare per prostituirsi.
La pena dell’arresto: essendo una contravvenzione, come si fa a parlare di “arresto” se non lo si prevede in flagranza di reato, sapendo che differentemente è solo una pena sulla carta? Allora, signori legislatori, mettiamoci d’accordo perché calcolando che una prostituta può guadagnare giornalmente  cifre di gran lunga superiori al minimo edittale della pena, sembra quasi dirle di “continuare, perché il gioco vale la candela”.
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