Politica

Film su Felice Maniero, capo della “Mala del Brenta”, e altri boss

Su “La 7” abbiamo visto il film-tv in due puntate “Faccia d’angelo”, trasmesso da Sky Cinema,sulla storia del bandito Felice Maniero che imperversò con fatti gravissimi di sangue nel nord-est tra gli anni Settanta e Novanta, fino a quando non si costituì. Si racconta la sua ascesa, le sue azioni che bombardarono la cronaca nera di quegli anni ed il lavoro di contrasto delle Forze di Polizia.

Altro film sullo stesso genere, come si ricorderà, fu quello che ebbe per protagonista Renato Vallanzasca, il “bel Renè”, il cui nome è emblema di criminalità, ma anche di vita brillante e spericolata, addirittura eroica.

Per la prima cattura di Vallanzasca, avvenuta in Roma, nella primavera del 1977, desidero ricordare che essa fu dovuta all’azione intelligente del Maresciallo Lauria, della effervescente e mitica (all’epoca!) Compagnia Roma Trionfale, erede della brillante prassi operativa dell’indimenticato Capitano Giancarlo Servolini. Invece, con “Roma Nuda”, di Giuseppe Ferrara, prossimamente nelle sale cinematografiche, si racconta la storia dell’ex pugile e boss del quartiere romano di Tor Marancia,  Sergio Maccarelli, ucciso nel 1972, che gestiva bische, night, estorsioni e prostitute in coincidenza dell’arrivo nella Capitale di marsigliesi, siciliani e calabresi, in tempi ante banda della Magliana.

Ora una riflessione.

Mentre è normale che nella società dello spettacolo si producano film su questi temerari delinquenti, così come piace alla fantasia popolare odierna, il cittadino comune potrebbe chiedersi, dopo la visione dei film, come mai alcuni scagnozzi di paese o di periferie di grandi città sono diventati boss? Perché, dicono, non sono stati arrestati per tempo? Perché, chi aveva possibilità di decidere, non ha inviato nelle zone di interesse investigatori di alto profilo quando sarebbe stato necessario?

Che rispondere? E’ indubbio che nel Comparto Sicurezza del nostro Paese  sono molte le lacune come non sono pochi i personaggi dei piani alti, succedutisi nel tempo, che dovrebbero fare un bel “mea culpa”, per carenza di analisi e previsione dei fenomeni come per imperdonabile indifferenza.

Con questo, non si vuol dire che gli organi di Polizia territoriali locali si siano sottratti, non abbiano saputo, visto e operato al meglio, tutt’altro, ma certamente a livello centrale non si rilevarono, per incapacità o disattenzione, elementi di valutazione utili che provenivano dal basso che avrebbero consentito di fronteggiare i fenomeni che da fatti locali deflagrarono a livelli d’interesse nazionale.

Ancora, a ritroso, sullo specifico argomento, possiamo far riferimento, brevemente, alla Camorra nei primi anni ’80, quando si dovettero attendere le dichiarazioni dei primi pentiti di camorra, Pandico e Barra, i quali spiegarono perchè le organizzazioni contrabbandiere non “sbarcavano” più le “bionde” nel Golfo di Napoli, preferendo le coste pugliesi. E questo perchè il boss Raffaele Cutolo (lui, sì, gran boss; non certamente gli ex scagnozzi Vallanzasca, Maniero e Maccarelli) aveva polarizzato la sua azione proprio in Puglia dove, addirittura, “battezzava” i giovani camorristi napoletani in quel di Sansevero, nella allora tranquilla Provincia di Foggia, tanto che proprio da quei contatti iniziò la genesi della Sacra Corona Unita, ben presto forte da divenire la Quarta Mafia italiana.

Possibile che ai piani alti decisionali non ci si fosse resi conto di quanto di lì a poco si sarebbe verificato? Se si leggono le relazioni dei Prefetti di quegli anni, si rileva che sotto il profilo della sicurezza pubblica la Puglia viveva una vera e propria “pace santa”, nell’erroneo convincimento che era ritenuta regione non di transito ma punto di arrivo. Ancora, nel 2000, sempre in Puglia, fu iniziata l’ importante “Operazione Primavera” contro il contrabbando di sigarette, fenomeno ormai organico alla mafia pugliese, decisa dal Capo del Governo dell’ epoca, Massimo D’ Alema, certamente per motivi elettorali, con gran dispiegamento di Polizie. Perchè la Guardia di Finanza, ci chiediamo, non procedette autonomamente senza attendere che il Governo intervenisse così massivamente, magari chiedendo il concorso delle consorelle Forze di Polizia? Perché, ancora, in tempi più recenti, si è intervenuti nel casertano contro i famigerati clan dei casalesi solo quando il Ministro dell’ Interno dell’epoca, il leghista Maroni,  decise spettacolarmente di agire, con grancassa di risonanza mediatica e utili ritorni politici, l’invio di centinaia di Agenti di Polizia e Carabinieri? Chi avrebbe vietato operazioni di Polizia adeguate alla complessità dei gravissimi fenomeni?

Come già sostenuto su questa testata, possiamo ribadire che da tempo la politica, ormai straripante e parolaia, ha obnubilato la pubblica amministrazione, ambito importantissimo dello Stato, che fa poco o nulla d’iniziativa per migliorarsi.

Al riguardo, diciamo che questo è molto grave perché facendo così si mette a rischio la vita e la sicurezza dei cittadini. Si ripristinino, quindi, i vecchi criteri, soprattutto si dia spazio al merito, e si vedrà un sostanziale miglioramento del quadro generale.

Sia certamente la politica a dettare le linee strategiche, ma dovrà essere la tecnica ai vari livelli di responsabilità a fare ciò che le compete; come una volta, in modo autonomo, incisivo e determinante.

Speriamo davvero che si cambi registro!

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