Racconti di sport

La Coppa Italia del Potenza

Il Potenza porta il primo trofeo della storia alla Lucania.

Roma, 2 aprile 2026 – Potenza, la Lucania (o Basilicata, che dir si voglia), la terra in cui è ambientato il celebre romanzo “Cristo si è fermato ad Eboli”.

Carlo Levi, l’autore, lo scrisse dopo esserci stato mandato in esilio durante il regime e grazie a lui abbiamo potuto conoscere le condizioni di vita di quella  gente così lontana da tutto il resto del Paese.

Contadini, per lo più. Lavoratori di una terra dura e difficile. Abitanti di paesini abbarbicati sui colli per sfuggire dalle febbri malariche.

La Lucania era considerata anche la terra dei briganti, che tali divennero dopo l’unificazione d’Italia per tante ragioni, sulle quali in questo contesto è inutile tornare.

Ma è conosciuta anche per le qualità della sua gente, tosta come poche altre al mondo: l’abnegazione, la forza di volontà, la costanza, la tenacia, la perseveranza.

Le ho trovate in tutti i lucani che ho avuto la fortuna di conoscere in giro per l’Italia e l’Europa, giovani come Francesca o meno giovani come Donato, comunque sempre molto attaccati alla loro terra.

Fieri di essere nati lì ed oggi della loro squadra, il Potenza, che contro il Latina ha vinto la Coppa Italia di Serie C trasformandola nel primo trofeo che è stato portato in questa regione spesso dimenticata o ricordata solo per Matera.

L’altra città che fa provincia oltre a Potenza e che è meritatamente salita agli onori delle cronache dopo averne vissuti gli orrori nel Secondo Dopo Guerra per le condizioni in cui vivevano i suoi abitanti.

Per carità, la Coppa Italia di Serie C è un piccolo trofeo, nessuno lo mette in dubbio. Ma il fatto che a vincerlo sia stata una squadra lucana lo rende un po’ più importante per tutto quello che abbiamo scritto.

Senza nulla togliere al Latina, ovviamente, che nella finale di ritorno giocata in casa non è riuscito a ribaltare il 3-1 che aveva subito a Potenza imponendosi solo 1-0.

Complimenti, dunque, ai rossoblu del Presidente Donato Macchia e di mister Pietro De Giorgio, che in campo si sono dimostrati leoni proprio come il simbolo della città e della squadra.