Cultura

Declino della violenza. Sarà vero?

declino della violenzaMario Calabresi per “LA STAMPA” ha recensito il libro di STEVEN PINKER  “IL DECLINO DELLA VIOLENZA”, in questi giorni in libreria finalmente tradotto in italiano.

“Pinker”, il più illustre linguista del momento, una delle star del Mit di Boston (Massachusetts Institute of Technology,  una delle più importanti Università di ricerca del mondo, con sede a Cambridge, nel Massachusetts) vi convincerà di essere nati nell’epoca giusta perchè ci racconta la storia dell’umanità come un percorso di pacificazione e civilizzazione, certo non lineare e definitivo, ma in cui si registra una vera e propria rivoluzione umanitaria. Ma se all’inizio dell’età moderna la pena di morte in taluni Stati veniva comminata per reati quali il pettegolezzo, il furto di cavoli, la raccolta di legna nei giorni festivi o la critica ai giardini del Re, ancora nel 1822, in Inghilterra, i reati punibili con la morte erano 222, tra cui il bracconaggio, la contraffazione, il furto di una conigliera o l’abbattimento di un albero. Negli ultimi due secoli non solo è diminuito il numero dei reati puniti con la pena capitale ma questa è stata bandita in quasi tutto l’Occidente e negli Stati Uniti, dove resta in vigore seppur non in tutti gli Stati, il numero di esecuzioni cala ogni anno. E’ accaduto perché è drammaticamente cambiato il valore che diamo alla vita, un mutamento intellettuale e morale che nasce prima ancora dell’Illuminismo con lo sfinimento delle guerre di religione, come quella dei Trent’anni, al cui termine la popolazione tedesca si era ridotta di circa un terzo. La nostra storia è accompagnata dalla violenza, quella delle crociate, delle stragi di eretici, delle torture dell’Inquisizione, e dall’idea che fosse più importante salvare un’anima che una vita. Definitiva per capire lo spirito dei tempi resta la frase attribuita a Simone di Montfort, che guidò la crociata contro gli Albigesi nel 1209 e che alle porte di Béziers, prima di massacrare l’intera popolazione comprese le donne e i bambini, rispose così ai soldati che gli chiedevano come avrebbero fatto a distinguere i cattolici (la maggioranza) dagli eretici catari: “Uccideteli tutti, Dio sceglierà i suoi”. L’evoluzione della cultura mondiale passa attraverso i sacrifici umani, per motivi religiosi o di superstizione, che accomunano civiltà lontanissime tra loro: dagli Aztechi ai Dayak del Borneo, dall’Africa all’India (dove le vedove hanno seguito i mariti defunti sulla pira per secoli) all’Europa punteggiata dai roghi delle streghe. Quell’Europa nella quale ancora nel 1700 la tortura giudiziaria veniva usualmente praticata da tutti. E questo cambio si sviluppa su tendenze di lungo periodo: la prima avviene all’alba della civiltà e si identifica con il passaggio dalle società dedite alla caccia a quelle agricole, passaggio che elimina uno stato di natura fatto di faide e scorribande continue. C’è poi la transizione dal Medioevo (in cui la pratica dei nasi e delle orecchie tagliate era la regola) al XX secolo, secoli in cui nascono autorità centralizzate e stabili infrastrutture commerciali, in cui il tasso di omicidi scende da 10 a 50 volte. La terza transizione, che nasce con l’Illuminismo, porta alla nascita dei movimenti contro la schiavitù, la tortura e la pena di morte. Infine, a partire simbolicamente dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani del 1948, si è sviluppata una sensibilità nuova che ha portato alle battaglie per i diritti civili e per quelli delle donne, dei bambini e degli omosessuali. Inutile che vi angosci con decine di esempi e documenti, ma vi assicuro- scrive Mario Calabresi- che dopo aver chiuso il libro penserete con serenità a quanto oggi siamo capaci di sensibilità e attenzione e guarderete con orgoglio alla nostra capacità di scandalizzarci. Ma perché fatichiamo a credere di vivere in tempi meno violenti, perché non percepiamo questa rivoluzione? Qui la colpa è in parte nostra, dei giornalisti e dell’informazione globale in quanto non importa quanto la percentuale di morti violente possa essere bassa, ce ne saranno sempre abbastanza da riempire i telegiornali e da sconvolgere la nostra percezione“”. Sull’argomento possiamo essere in parte d’accordo con PINKER mentre siamo totalmente d’accordo con le conclusioni di Calabresi sull’influenza dei media ed, al riguardo, invitiamo a leggere il nostro articolo pubblicato il 4 Ottobre 2012 su questa testata dal titolo: “IL NOVECENTO, DEFINITO IL SECOLO PIU’ CRUENTO E VIOLENTO CON DUE GUERRE MONDIALI. L’ATTUALE COME SARA’ GIUDICATO?” in cui  evidenziavamo sia la nostra indifferenza verso la crudeltà, sia l’atteggiamento di noi occidentali nei confronti delle guerre in corso o comunque recenti, facendo  riferimento a quanto scrive il sociologo ALESSANDRO DAL LAGO sul principio di invisibilità della guerra, giunta ormai a livelli surreali, e questo in quanto le guerre vengono combattute nella massima indifferenza e rimosse con rapidità proprio perchè noi seguiamo gli eventi sui media, che hanno un ruolo importante e fanno parte integrante della strategia militare complessa; quel gran circo mediatico che fornisce a centinaia di milioni di persone, quali spettatori passivi, un vero e proprio copione dello spettacolo, che è uno scenario di morte e violenza inaudita, il tutto appreso e visionato in diretta. Sì, perché proprio di spettacolo si tratta! Insomma, indifferenza, invisibilità e forse anche ipocrisia caratterizzano i tempi attuali; sì, anche ipocrisia, perché giustifichiamo la guerra rassicurandoci, e facendo ciò affranchiamo da qualsivoglia responsabilità la nostra fragile coscienza, che si tratti di missioni di pace e di operazioni di polizia internazionale, e non già di guerre guerreggiate che uccidono al 90% bambini, vecchi, donne e uomini inermi! E così, con leggerezza, si parla con affettata distrazione di un possibile attacco di Israele all’Iran caldeggiando un intervento in Siria con la Corea del Nord che  proprio in questi giorni è al terzo test nucleare “in risposta all’ ostilità americana…”. E mentre partecipiamo a questo balletto infernale, i più hanno già dimenticato sia le 1.172 missioni in Kosovo dell’Aeronautica Militare italiana (come raccontate dal “Giornale di Brescia”del 10 Luglio 1999 sull’ “Operazione Alled Force”), sia i più recenti massicci bombardamenti aerei della guerra NATO in Libia contro Gheddafi della primavera di due anni fa, quello stesso Gheddafi prima osannato e ben accolto dagli Stati e soprattutto dall’Italia per il suo petrolio e il suo gas. Quindi, mentre PINKER con il suo imponente e documentato  lavoro, ben 780 pagine, ammonisce che le sue tesi faranno certamente storcere il naso a molti e scateneranno lo scetticismo degli altri: “Ci crediate o no, e so che la maggior parte di voi non ci crede, nel lungo periodo la violenza è diminuita e oggi viviamo probabilmente nell’era più pacifica della storia della nostra specie“, abbiamo serie e motivate argomentazioni per sostenere che non viviamo in un’epoca felice ma altamente destabilizzante e distillatrice di forti timori, ed abbiamo dubbi che  “la vera rivoluzione sta nel declino della violenza nella nostra esistenza quotidiana, che non è più dominata dalla paura costante di essere rapiti, violentati o uccisi, tanto che possiamo permetterci il lusso di studiare, programmare, sognare e preoccuparci di invecchiare…

Magari fosse proprio così!

 

 

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