Cronaca

Operazione “Round Trip” – Arrestate 29 persone per colossale frode fiscale transnazionale per circa un miliardo di euro

GDF RETATARoma, 12 ottobre – All’alba, oltre 120 militari della Guardia  di Finanza del Comando Provinciale di Vicenza, collaborati da numerosi Reparti del Corpo sul territorio nazionale e dalle Polizie di 5 Paesi esteri, con l’operazione “Round Trip”, hanno dato  esecuzione a 18 misure di custodia cautelare in carcere e a 11 arresti domiciliari, emessi dal Giudice delle Indagini Preliminari di Vicenza, dott. Massimo Gerace, nei confronti di altrettante persone appartenenti a un’organizzazione a delinquere transnazionale dedita, almeno dal 2009, a una colossale e sistematica frode all’IVA e alla commissione di reati fallimentari per un importo di circa un miliardo di euro.

Sul territorio nazionale, le operazioni di esecuzione delle misure cautelari hanno interessato oltre che la provincia di Vicenza (nella quale risiedono i principali artefici della frode e dove i sodali si riunivano per assumere le decisioni più importanti), anche nelle province di Catania, Cremona, Ragusa, Roma, Bergamo, Cosenza, Brindisi, Biella, Milano, Napoli, Pescara, Varese, Udine, Alessandria, Parma, Verona e Treviso. È inoltre da anni strettissima la collaborazione con la Polizia Cantonale del Ticino, che sta eseguendo la misura nei confronti di uno degli organizzatori delle frodi: un italiano di Chieti stabilmente residente in Svizzera.

Sono state attivate anche le Autorità slovene, croate, britanniche e statunitensi perché provvedano al rintraccio e all’arresto di cittadini italiani coinvolti a vario titolo nell’organizzazione criminale che da tempo risiedono in quei Paesi.

Le complesse e laboriose  indagini avviate nel 2013 dal Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza e che ha visto impiegate decine di Fiamme Gialle,  coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica  dott.ssa Barbara De Munari, utilizzando anche speciali software d’indagine, hanno portato a quasi 75 mila le conversazioni ascoltate,  l’impiego della telematica, l’esecuzione di perquisizioni e di pedinamenti su tutto il territorio nazionale nonché di riscontri documentali mediante l’esecuzione di numerose verifiche fiscali, nei confronti di ben 218 indagati, praticamente tutti di nazionalità italiana (infatti, solo un denunciato è straniero – un serbo – peraltro residente da anni a Vicenza).

L’indagineha evidenziato un complesso intreccio di ben 180 società, sia nazionali (145, in gran parte con sede in Milano e Roma, delle quali 76 c.d. “cartiere” e 69 c.d. “filtri”/”broker”, 2 quest’ultimi costituiti da 15 “filtri puri” e da 54 società invece effettivamente esistenti ed operative, nonché dotate di una reale struttura organizzativa e di dipendenti) e di società estere (35 c.d. “conduit”) di 15 Paesi comunitari: Austria, Malta, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Belgio, Bulgaria, Croazia, Germania, Romania, Cipro, Gran Bretagna, Irlanda, Lettonia e nei Paesi Bassi) strumentalmente utilizzate per non versare all’Erario oltre 130 milioni di euro di IVA, con un giro di fatture per operazioni inesistenti pari a 930 milioni di euro, relative a svariati prodotti tra i quali prodotti hi-tech (tablet, supporti digitali e televisori) ma  anche altra merce come toner per stampanti e materie prime alimentari, quali farine, zucchero e latte in polvere. La classica frode carosello, utilizzava una serie di passaggi allo scopo di rendere più difficoltosa l’individuazione della rete di società utilizzatrici delle fatture false. La merce,  che già si trovava nel territorio italiano, veniva ceduta, molto spesso solo cartolarmente, in regime di reverse charge (cioè in sospensione d’imposta), a un’azienda comunitaria, la quale rivendeva (sempre in reverse charge e sempre solo mediante trasferimenti meramente cartolari) alla società “cartiera” italiana. Quest’ultima cedeva ulteriormente la merce (questa volta con IVA e “sottocosto”) a una o più società “filtro”, le quali – infine – la rivendevano al beneficiario finale della frode. Con tale sistema, la “cartiera” (o “missing trader”), nel breve volgere di pochi mesi, maturava un ingente debito IVA (quella riscossa nel momento della cessione alle società “filtro”) che però non versava; la sede della società veniva, quindi, dapprima trasferita in una grande metropoli (Roma o Milano) e, conclusivamente, allocata all’estero dove veniva “rottamata” lasciando dietro di sé un cospicuo debito tributario non più esigibile e l’impossibilità di dichiararne il fallimento.  Le ingegnose varianti al sistema classico,  prevedono l’interposizione di più “conduit”, sedenti anche in Paesi differenti, e l’ingegnosa eliminazione della figura della “cartiera”, sostituita da un “filtro”: la società italiana che acquista dalla “conduit” comunitaria neutralizza il rilevante debito IVA che andrà a maturare con un articolato intreccio di operazioni (questa volta oggettivamente inesistenti) con altre due società (entrambe “cartiere”) che si pongo al di fuori del circuito proprio della frode carosello e, perciò, non immediatamente riconducibile alla frode stessa. 

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