Cronaca

Ricordando l’omicidio del piccolo Nicholas Green, nell’amara e bella Terra di Calabria!

Nicholas GreenGiuseppe Mesiano, 60 anni, titolare di un panificio, e’ stato ucciso nei giorni scorsi a Mileto, nel Vibonese; era il padre di Francesco Mesiano, condannato a 20 anni di reclusione per l’omicidio di Nicholas Green, il bambino statunitense di sette anni morto nel 1994.

Francesco Mesiano è tornato da poco tempo in libertà dopo avere scontato la sua condanna. Il suo complice, Michele Iannello, invece, è stato condannato in via definitiva all’ergastolo ed è ancora detenuto. L’ipotesi che viene fatta dagli investigatori, al momento, è quella di una vendetta per questioni d’interesse. Questa la storia del piccolo Nicholas. L’automobile su cui viaggiava, insieme con i genitori, il 29 settembre 1994, un’Autobianchi Y10, presa a nolo, fu scambiata per quella di un gioielliere da alcuni rapinatori, che tentarono sparando il blocco dell’autovettura. Le conseguenze furono tragiche per il piccolo. Alla sua morte, dopo alcuni giorni di ricovero presso il Policlinico di Messina, i genitori autorizzarono l’espianto e la donazione degli organi, di cui beneficiarono quattro adolescenti e un adulto, mentre altre due persone riacquistarono la vista grazie al trapianto delle cornee. L’evento fece enorme scalpore e questo gesto contribuì a far aumentare gli episodi di donazione d’organi in tutto il Paese. Dalla vicenda fu tratto un film per la televisione dal nome “Il Dono di Nicholas” e i genitori del bambino ricevettero la Medaglia d’Oro al Merito Civile con questa motivazione: “Cittadini statunitensi, in Italia per una vacanza, con generoso slancio ed altissimo senso di solidarietà disponevano che gli organi del proprio figliolo,vittima di un barbaro agguato sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria, venissero donati a giovani italiani in attesa di trapianto. Nobile esempio di umanità, di amore e di grande civiltà. Messina, 1° ottobre 1994.” A Nicholas nel tempo sono stati dedicati in Calabria e Sicilia, come  in altre località della Penisola, parchi, vie, piazze e scuole. Le indagini, coordinate dal nuovo Procuratore Capo della Repubblica di Vibo Valentia, dott. Alfredo Laudonio, videro impegnate tutte le articolazioni operative della Provincia ma in particolar modo le Compagnie di Vibo, Tropea e Serra San Bruno (la Provincia madre di Catanzaro all’epoca non era ancora tripartita). Per la Polizia di Stato intervenne, da Roma, il Servizio Centrale Operativo con il suo Capo, l’ottimo e brillante Vice Questore Antonio Manganelli, futuro Capo della Polizia, purtroppo recentemente deceduto, che rimase a Vibo per tutta la durata delle indagini, istaurando con l’Arma un rapporto di grande e fruttuosa collaborazione. In particolare, due validissimi Sottufficiali dell’Arma dipanarono la difficile matassa:i Marescialli Di Cello e Marando, ai quali va ancora, rinnovata, tutta la gratitudine della Gente onesta. Nella circostanza, il Comandante Generale dell’Arma, l’indimenticato Generale Luigi Federici, sempre vicino ai Carabinieri delle aree difficili della Repubblica, volle personalmente encomiare tutti i partecipanti alla brillante operazione anche con l’elargizione di un premio in denaro, che fu spontaneamente offerto dai bravi Militari in beneficenza per i bambini bisognosi; e questo per onorare al meglio la memoria del piccolo innocente Nicholas!

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