Cronaca

Un grande film su Pasolini, un sommo scrittore delle amare verità

pasolini 2016Roma, 3 novembre 2016 – Mercoledì 2 novembre, Iris, la rete tematica free Mediaset, ha ricordato uno dei maggiori artisti e intellettuali italiani del XX secolo, intitolandogli la serata con una “mini maratona” dedicata a Pier Paolo Pasolini. La rete dedicata al grande cinema infatti (leggiamo oggi su TV Sorrisi e Canzoni) omaggia Pier Paolo Pasolini, in prima e seconda serata, con la prima visione in chiaro di “Pasolini” di Abel Ferrara, seguita dalla testimonianza di Maurizio Costanzo e dal film “Mamma Roma”. Il ritratto del poeta, scrittore, sceneggiatore, regista, drammaturgo, pensatore, tragicamente scomparso nel 1975, si concentra esclusivamente sulle ultime ore di vita e la sessualità di Pasolini. Un artista completo, innovativo, studioso osservatore della società del secondo dopoguerra italiano, interpretato sul grande schermo da Willem Dafoe, mentre Riccardo Scamarcio indossa i panni di Ninetto Davoli. Al termine del film presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, è stato Maurizio Costanzo a raccogliere il testimone della serata.

Il  giornalista, tra sequenze di “Accattone”, “Uccellacci e uccellini”, “Mamma Roma”, “Il Vangelo secondo Matteo” e, sullo sfondo, immagini della battaglia di Valle Giulia (1° marzo 1968, in cui difese i Poliziotti veri figli del popolo aggrediti dagli studenti borghesi e amanti della vita comoda…nda), lo ha ricordato con grande calore: «Pasolini ha camminato sul pregiudizio degli imbecilli per anni. La Chiesa, no. La Chiesa lo capì subito. Leggete le sue poesie. Leggete gli Scritti corsari. Guardatevi i suoi film. Se avete intelligenza – conclude Costanzo – lo rimpiangerete». Chiude la rassegna, “Mamma Roma”, con Anna Magnani, Franco Citti e Paolo Volponi, una storia di borgata, di vite derelitte e umiliate. A Venezia, dove fu presentato in prima mondiale, non fu accolto bene dai critici ufficiali, soprattutto perché Pasolini era ricorso a una diva come la Magnani. Un film, secondo la critica odierna, immenso, perturbante, commovente fino allo strazio, dove l’incontro tra Pasolini e Magnani è memorabile, da capitolo di storia del cinema. Un’opera unica, sia nella filmografia di Pasolini che in quella dell’attrice. 

Ricordiamo che Simona Zecchi ha fatto un gran lavoro di ricerca nel volume Pasolini, massacro di un poeta” (Ponte alle Grazie editore, settembre 2015), un libro da leggere con interesse, nel quale sono state pubblicate foto e altri documenti inediti. Un aspetto ancora misterioso della vicenda spunta dalla contro-inchiesta, svolta parallelamente a quella giudiziaria del tempo, pubblicata da Oriana Fallaci su L’Europeo, nella quale un testimone aveva riferito alla giornalista del contenuto di una telefonata da lui ascoltata il 30 ottobre 1975, prima dell’omicidio, in un bar dei portici della stazione Termini, nella quale una persona affermava: “Mi raccomando ho un appuntamento con Pasolini, fatevi trovare lì…”. Il testimone, un barista, rintracciato dagli inquirenti, ha confermato il contenuto di quell’articolo ma, secondo quanto riferito nella richiesta di archiviazione, non è stato in grado di confermare se la persona al telefono fosse Giuseppe Pelosi, l’unico condannato per l’omicidio dello scrittore.

Quindi, la presenza di altre persone all’Idroscalo di Ostia, se provata anche sulla base della telefonata raccontata dalla Fallaci, darebbe al delitto i tratti di un agguato.

È questo un elemento fondamentale dell’inchiesta che potrebbe riscrivere la versione ufficiale, confermata in tutti i gradi di giudizio, secondo la quale Pelosi incontrò Pasolini da solo per motivi sessuali. Al riguardo va detto che (pag.33) “…per molti anni, l’idea che Pasolini, con i suoi gusti e le sue abitudini private, possa aver perso la vita per motivi diversi dal suo orientamento sessuale e dal modo in cui viveva la sua omosessualità non ha minimamente attraversato la testa e smosso la penna di molti degli intellettuali e dei giornalisti…”. Una delle piste investigative seguite dagli inquirenti nell’inchiesta è quella del furto, avvenuto nell’estate 1975, delle bobine del film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (pag. 53), finito di girare da Pasolini poco prima di essere ammazzato. Pista importante perché l’omicidio potrebbe essere collegato proprio alla restituzione del materiale rubato.

Gli investigatori sono riusciti a individuare l’intermediario che, secondo il regista Sergio Citti, collaboratore e amico di Pasolini, avrebbe messo in contatto lo scrittore e un gruppo di persone che avevano effettuato il furto. Questo intermediario, indicato da Citti come “Sergio P.”, ha ammesso di aver parlato con lui del recupero dei negativi, senza però fornire altri elementi sugli autori del furto e sulle altre persone coinvolte. Uno degli elementi investigativi più interessanti emersi dalle nuove indagini avviate nel 2010 dalla Procura di Roma (e terminate nel 2015), è stata la testimonianza di un ex ragazzo di borgata, ora pittore, Silvio Parrello il quale ha riferito alla Procura le confìdenze ricevute da alcuni conoscenti.

Gli inquirenti sono così risaliti a queste persone che, stando a Parrello, sapevano della presenza all’Idroscalo, la notte fra il 1 e il 2 novembre 1975, di un enigmatico personaggio, Antonio Pinna, giunto sul posto con un’Alfa Gt 2000 identica a quella di Pasolini. Il Pinna, come scritto, era scomparso nel febbraio del 1976 e nel 1988 il Tribunale civile di Roma ne aveva decretato la “morte presunta”. Pinna, comunque, non era un personaggio qualunque; faceva parte della banda di Jacques Berenguer, il marsigliese che nella Capitale negli anni Settanta commise reati gravissimi e sequestri di persona. Nella richiesta di archiviazione emergono le reticenze degli informatori di Parrello, uno dei quali, sottoposto a ulteriori interrogatori, non solo ha ammesso il contenuto dei colloqui avuti con il pittore, ma ha anche fatto riferimento ad altri autori dell’omicidio tuttora in vita. Ancora, le analisi del Dna sui 5 profili genetici individuati dal Ris di Roma (da pag.87), effettuate sui reperti rinvenuti sulla scena del delitto, non hanno infatti consentito di identificare altre presenze.

Secondo l’autrice, i killer sono un manipolo di fascisti che hanno usato catene, tondini di ferro, forse bastoni, una fragile tavoletta di legno già spezzata prima dell’aggressione con su scritto l’indirizzo delle baracche. Le fotografie non lasciano spazio a dubbi; un “rito tribale” di un commando nero. In base a quanto acquisito, due automobili similari (Alfa Romeo 2000 GT) hanno sormontato il corpo di Pasolini, sul quale sono stati rinvenuti i segni del battistrada di motociclette come sul terreno. Pasolini non doveva uscire vivo dal massacro, per questo ognuno degli intervenuti era funzionale nel suo ruolo.

Altro filone d’indagine che andrebbe approfondito è quello  relativo a Marcello   Dell’ Utri, ex Parlamentare di Forza Italia (e noto bibliofilo nda). Entra nell’inchiesta per alcune dichiarazioni rilasciate alla stampa nel marzo 2010 a proposito della scomparsa di un capitolo di “Petrolio”, ultima fatica incompiuta del poeta uscita postuma nel 1992. Dell’Utri aveva fatto intendere che la morte di Pasolini era da collegarsi  a quella del Presidente dell’Eni Enrico Mattei, il cui aereo, precipitato il 27 ottobre del 1962 a Bascapè, secondo le indagini era stato oggetto di  un attentato. “Una persona di circa 60 anni – ha confermato ai Magistrati l’ex Senatore – mi aveva avvicinato dicendomi di essere in possesso di importanti documenti relativi a Pier Paolo Pasolini e che si trattava del capitolo di “Petrolio”, che era stato trafugato e dunque mai pubblicato (pag. 191). Dell’Utri, sentito dalla Procura di Roma nel 2011 (da pag.201), aveva ridimensionato però il tenore e la valenza di ciò che aveva precedentemente affermato: “In buona sostanza – scrivono i PM nella richiesta di archiviazione – l’escusso ha modificato la versione resa alla stampa, fatta, per sua stessa ammissione, per ragioni pubblicitarie

Possiamo concludere affermando  che Pasolini è davvero morto di verità! 

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